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La Regola di San Benedetto applicata all’impresa

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Intervista al priore della comunità di Montserrat, Ignasi Fossas

A noi è sembrato che valesse la pena. Personalmente ho iniziato quattro anni fa qualcosa di simile con una professoressa dell’Università Bocconi di Milano.

Abbiamo riunito a Montserrat un gruppo di otto o dieci persone del mondo degli affari, dell’impresa, della gestione, con due professoresse, me e l’attuale economo di Montserrat, padre Manel Gasch.

Avevamo quindi già un po’ d’esperienza con questo, e abbiamo anche organizzato conferenze per gruppi più uniformi, ad esempio un gruppo di un’impresa che ce l’aveva chiesto.

Come valuta il corso svolto a Montserrat?

Abbiamo organizzato una prima convocazione. La valutazione è positiva. Aiuta il contenuto anche il fatto che il tutto si celebri nel monastero di Montserrat: poter partecipare alla recita dei vespri e alle lodi della comunità, ascoltare il canto del Salve del coro, partecipare in qualche modo all’ambiente e alla vita del monastero nel contesto geografico di Montserrat è un valore aggiunto che aiuta da un lato a staccare, dall’altro a connettersi più profondamente.

Perché crede che oggi tante imprese falliscano nel nostro Paese?

Non sono un esperto e non ho soluzioni. Suppongo che ci siano molti motivi. Ci sono motivi strutturali per la situazione economica, per la situazione globale e sicuramente anche per difetti di gestione, sui quali evidentemente incidono anche i principi, diciamo gli atteggiamenti o i valori con cui si prendono le decisioni.

Quali sono gli errori di direzione imprenditoriale più comuni che la Regola potrebbe illuminare?

Una cosa mi sembra importante: il primato della persona, la preoccupazione per ogni persona in concreto, per la corretta definizione del ruolo di ogni persona, la flessibilità all’interno della struttura, che sarebbe complementare alla definizione e al fatto che la struttura sia molto chiara. La Regola prevede una certa flessibilità per sviluppare determinate responsabilità. Si può smettere di esercitarle e non succede nulla.

La struttura monastica ha una differenza importante rispetto a un’impresa: l’obiettivo dell’attività economica del monastero non è direttamente remunerare gli azionisti né i proprietari, ma migliorare o favorire il servizio che si vuole offrire o mantenere il patrimonio perché così possa proseguire l’attività che si svolge.

In un’impresa è diverso, non deve essere necessariamente così. È un elemento interessante: nel prospettare la possibile utilità della Regola nella gestione imprenditoriale credo che si debba essere onorati e si debba prospettare accanto a ciò che può essere utile per le imprese ciò che è diverso.

Nei monasteri si entra perché si sente la vocazione e quindi si impegna in qualche modo tutta la propria vita e tutta la propria persona. Nell’ambito del lavoro le persone si impegnano, ma non impegnano necessariamente tutta la loro vita o tutta la loro persona. Non pensiamo a impresari che giocano ad essere monaci.

Qual è la sua esperienza nella sua “impresa” di Montserrat?

Sono stato amministratore per sei anni e per me una lezione rilevante è l’importanza delle relazioni umane. La percentuale più alta del mio lavoro sono le relazioni umane e questo è fondamentale: avere una buona squadra, stabilire relazioni sane con le persone che aiutino a collaborare, a essere motivati, a gestire anche le differenze, ad affrontare i problemi positivamente, questo è importante.

In secondo luogo, poter scoprire che la gestione, che sembra l’aspetto più materiale della vita in monastero, può essere un’occasione di crescita spirituale, anche un’avventura spirituale.

A volte nei monasteri sembra che l’economo debba essere quello che è più a contatto con le cose materiali perché deve preoccuparsi dell’economia della comunità, e invece, come spiega Anselm Grün, è proprio una delle responsabilità in cui si incide maggiormente nell’ambito spirituale.

C’è chi dice che tutto ciò che ha a che vedere col denaro rappresenta il settore in cui le persone si conoscono meglio…

Noi iniziamo il corso dicendo che qualsiasi lavoro – tutti hanno una certa dimensione di leadership – interessa tutta la persona: corpo, anima, spirito. Per questo è un’opportunità privilegiata per sviluppare tutti questi aspetti della persona, perché bisogna affrontare se stessi, confrontarsi con la propria realtà, con il meglio e il peggio di sé, e quanto più alta è la responsabilità più intenso è questo confronto.

Per questo, se si approfitta dell’opportunità ci si può sviluppare, si può crescere personalmente. La gente trascorre una parte molto importante della propria vita al lavoro. È quindi normale che sia il luogo in cui si conoscono bene le persone.

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