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La Regola di San Benedetto applicata all’impresa

Public Domain
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Intervista al priore della comunità di Montserrat, Ignasi Fossas

La Regola di San Benedetto, che ha ispirato la vita dei monaci per più di 1.500 anni, si può interpretare in chiave di impresa e offre molti spunti per la direzione e la gestione: la capacità di delegare, l’uso adeguato della parola, il valore dell’umiltà…

Lo spiega in questa intervista ad Aleteia il priore della comunità benedettina di Montserrat, Ignasi Fossas, uno degli ideatori delle giornate Valori e leadership. La Regola di San Benedetto, un cammino per una buona direzione, celebrate nel monastero spagnolo nell’ottobre scorso nella loro prima edizione e che si replicheranno il 21 e il 22 novembre.

Cosa può apportare la Regola di San Benedetto a un’impresa di oggi?

Può apportare l’esperienza di secoli di saggezza monastica condensata in un testo che è servito a ispirare la vita dei monaci anche dal punto di vista del lavoro, e quindi dell’organizzazione economica.

Come si applica questa vasta esperienza a un ambito così diverso da un monastero?

La Regola di San Benedetto offre quelli che nelle scuole di business vengono chiamati job profiles, il profilo di determinate responsabilità. Ad esempio, il capitolo dedicato all’economo (il n. 31 della Regola) propone il profilo ideale di un amministratore delegato di un’impresa. Un altro esempio: i capitoli dedicati all’abate offrono il profilo ideale del presidente di una compagnia. O ancora l’approccio del maestro dei novizi; anche se nella Regola è evidentemente molto concentrato sulla vocazione monastica, può offrire anche elementi adeguati alla direzione di altre persone.

Ci sono anche altri elementi più generali, come il dominio della lingua – più che il silenzio, quella che la Regola chiama al capitolo sesto la taciturnitas, l’uso adeguato della parola. O ad esempio il valore dell’umiltà, la capacità di delegare le proprie responsabilità quando parla dei decani…

Il vantaggio della saggezza monastica benedettina in questo senso è che tutti i monasteri hanno un’esperienza imprenditoriale, dai più piccoli che hanno semplicemente un negozio per vendere souvenir o i prodotti che elaborano a quelli grandi che hanno università, imprese di servizi o gestiscono molte persone, perché la Regola stessa esorta i monasteri ad essere autosufficienti economicamente, e ciò vuol dire guadagnarsi la vita con il proprio lavoro e quindi organizzare.

Non si tratta solo di una teoria raccolta in un testo classico, ma di principi avvalorati dalla pratica secolare. Una storia di 1.500 anni in cui c’è stato di tutto ma che funziona.

Un elemento interessante o curioso è che in base alla nostra ridotta esperienza le persone che assistono a questi corsi sulla Regola benedettina applicata all’impresa restano sorprese molto positivamente scoprendo un testo culturalmente così vicino a noi come la Regola di San Benedetto, in cui possono trovare elementi di ispirazione, perché per la maggior parte di loro – per non dire per tutti – era un testo sconosciuto. Li sorprende: “Perché non ci hanno detto prima che avevate questo?”.

Che tipo di persone ha assistito al corso?

Molto varie, dai dirigenti di imprese familiari di varie dimensioni ai proprietari di imprese che dovevano ripensare totalmente la loro attività nel momento attuale; ci sono anche consulenti…

Non è la prima volta che si parla dell’applicazione della Regola di San Benedetto all’impresa. Quali esperienze ci sono state in questo senso?

Soprattutto in Germania lavorano da anni su questo a partire dai monasteri benedettini, soprattutto padre Anselm Grün, che è economo del monastero di Münsterschwarzach. Anche in ambito anglosassone, soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra.

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