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Papa Francesco e Napolitano: il dialogo per il bene comune del Paese

© VINCENZO PINTO / AFP
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Bergoglio: l'Italia sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo


“Voi siete molto importanti!”: l'abbraccio più affettuoso dell'Italia a Papa Francesco per la prima volta in visita al Quirinale è venuto dai bambini, i figli dei dipendenti in servizio nel palazzo in cui abita il presidente della Repubblica, riuniti in grande numero nel Salone dei Corazzieri. La presenza dei bambini è stata voluta da Giorgio Napolitano per stemperare il carattere formale della visita ufficiale poco vicino allo stile di Bergoglio che, infatti, ha molto apprezzato il gesto.

Anche nel discorso ufficiale Papa Francesco ha sottolineato come la famiglia sia “al centro delle speranze e delle difficoltà sociali”. Per questo, “con rinnovata convinzione” la Chiesa, continua a promuovere l’impegno di tutti, singoli ed istituzioni, per il sostegno alla famiglia, che è “il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili”. Proprio per adempiere a questa funzione insostituibile la famiglia ha bisogno “della stabilità e riconoscibilità dei legami reciproci”.

Il discorso del Papa, pronunciato nel Salone delle feste alla presenza delle delegazioni del governo italiano e di quello della Santa Sede e delle più alte cariche dello Stato, è arrivato al termine del  colloquio privato tra Bergoglio e Napolitano e allo scambio dei doni nella Sala degli Arazzi: il Presidente ha donato una stampa del Piranesi che riproduce la Piazza del Quirinale, mentre il Santo Padre ha donato due bronzi del Maestro Guido Veroi. Successivamente il Papa ha avuto un breve incontro con i Presidenti di Senato, Camera e Corte Costituzionale e si è fermato brevemente nella Cappella dell’Annunziata.

Con la sua visita, ha detto il Papa all'inizio del suo discorso “vorrei idealmente bussare alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia, e offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”. Quindi ha ricordato i Patti Lateranensi e l’Accordo di revisione del Concordato di cui tra poche settimane si celebra il trentesimo anniversario. Si tratta ha precisato Bergoglio di “un solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia”, sottolineando il sostegno e “la collaborazione al servizio della persona umana in vista del bene comune, nella distinzione dei rispettivi ruoli e ambiti d’azione”.

Ma è la carica drammatica del momento attuale al centro della preoccupazione di Bergoglio per l'Italia: “Il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica ad essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro”. Per questo secondo il Papa “è  necessario moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa”. In questo contesto il compito della Chiesa è quello di “incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza”,  “perché là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto, ed emergono nuove potenzialità per uno sviluppo sostenibile e sano”.

Solidarietà e giustizia hanno ricordato al Papa la visita a Lampedusa dove, ha detto, “ho incontrato da vicino la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre o della miseria, si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate” e dove “ho visto l’encomiabile testimonianza di solidarietà di tanti che si prodigano nell’opera di accoglienza”. Quindi la visita a Cagliari e ad Assisi dove “ ho toccato con mano le ferite che affliggono oggi tanta gente”.  Da qui la sottolineatura forte del ruolo della famiglia che richiede di essere “apprezzata, valorizzata e tutelata”. Sul piano internazionale il Papa ha auspicato che l’Italia possa continuare ad offrire “il suo contributo per la pace e la giustizia”, mentre sul piano interno ha sottolineato la necessità che il Paese, “attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali”, sappia “nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo” per “promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona”.

Contrariamente alle sue abitudini, il Papa non si è discostato dal testo scritto tranne che quando si è unito alla stima e all'affetto che il popolo italiano nutre per Giorgio Napolitano al suo secondo settennato come presidente della Repubblica: “Anche io” ha aggiunto il Papa e ha concluso: “ Iddio protegga l’Italia e tutti i suoi abitanti”.

L’Italia, aveva detto Napolitano prendendo la parola per primo per salutare l'illustre ospite è immersa in “una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del Paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante”. E con una punta di amarezza ha rilevato che “siamo lontani nel nostro Paese da quella cultura dell’incontro”, che il Papa richiama e dall’invocazione che non smette di affermare “dialogo, dialogo, dialogo”.

Del Papa, ha detto anche il presidente della Repubblica “ci ha colpito l’assenza di ogni dogmatismo, la presa di distanze da ‘posizioni non sfiorate da un margine di incertezza’, il richiamo a quel ‘lasciare spazio al dubbio’ proprio delle ‘grandi guide del popolo di Dio’”, una “concezione” di Papa Francesco della Chiesa e della fede che è arrivata a tutti, credenti e non credenti.

Napolitano ha quindi citato il Vaticano II, grazie al quale  “vediamo profilarsi nuove prospettive di quel dialogo con tutti, anche i più lontani e gli avversari” parlando di “inaudite sfide dell’oggi”: “Parlo di sfide che investono l’intera comunità internazionale : quella, innanzitutto, di ristabilire e preservare la pace in regioni tormentate da laceranti conflitti, come il Medio Oriente e il Mediterraneo cui in particolare l’Italia e l’Europa unita sono debitrici di risposte e impegni efficaci.

Tuttavia le sfide da affrontare nel mondo d’oggi sono anche di natura 'antropologica'. 'L’uomo col tempo cambia il modo di percepire se stesso', 'l’uomo è alla ricerca di se stesso' – Ella ha detto, e ci ha messo in guardia da un pensiero che 'perda di vista l’umano'”. Sono necessarie, quindi, “potenzialità nuove” per combattere “il dilagare dell’egoismo, dell’insensibilità sociale, del più spregiudicato culto del proprio tornaconto personale”.

Sulla politica ha sottolineato il Presidente che essa è esposta a “fondate critiche”, ma anche ad “attacchi distruttivi” e quindi c’è la “drammatica necessità” di “recuperare partecipazione, consenso e rispetto, liberandosi dalla piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi”. Obiettivo che si può raggiungere “solo rinnovando, insieme con la sua articolazione pluralistica, le proprie basi ideali, sociali e culturali”. Un aiuto in questo campo, secondo Napolitano, può venire anche dalle parole e dal messaggio del Papa, che “si rivolge non soltanto ai cattolici ma a tutti gli uomini di buona volontà', e che fa dunque pensare a un dialogo senza precedenti per ampiezza e profondità tra credenti e non credenti, a una sorta di simbolico, sconfinato ‘Cortile dei Gentili’”.

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