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«Decreto scuola, cancellata la famiglia»

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La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 12/11/13

Perché si ha così tanta paura che la famiglia scelga?

La scelta implica responsabilità e libertà. Ma quanto sono disposto a rispettare la libertà dell’altro? Garantire il pluralismo educativo vuol dire garantire la presenza di scuole pubbliche statali e paritarie in una concorrenza leale tra di loro con lo Stato che fa da controllore super partes. Oggi in l’Italia, unica eccezione in tutta Europa, lo Stato è controllore e gestore delle scuole statali. Io non credo che possa rinunciare a tutto ciò. È uno dei motivi per cui si fa anche così tanta fatica a far passare la valutazione su scuole e docenti, perché dovrebbe essere fatta da un esterno. Allora diciamo chiaramente che in Italia non si può scegliere perché l’unica possibilità è quella di andare in scuola statale. È ingiusto che chi paga le tasse per un servizio pubblico (che come tutti sanno viene garantito sia dalla scuola statale che da quella paritaria) si trovi anche a dover pagare una retta nel momento in cui sceglie la paritaria e a dover addirittura pagare anche il sostegno se ha un figlio disabile. Nonostante il decreto si interroghi sull’importanza di migliorare le condizioni di studio e il sostegno di tutti gli studenti disabili, le misure relative al potenziamento degli insegnanti di sostegno riguardano solo il sistema scolastico statale, dimenticando che nelle scuole paritarie sono presenti quasi 12.000 studenti con queste problematica. Una famiglia che paga già le tasse non dovrebbe pagare niente per mandare i propri figli in una scuola paritaria. Lo Stato dovrebbe permettere alle famiglie di scegliere e finanziare quelle scuole che nel lungo periodo si distingueranno per qualità e mission. Quelle che non funzionano moriranno e i docenti che non sono in grado di fare questo mestiere vanno a fare altro.

Il Decreto dimentica la famiglia, ma sottolinea l’importanza di una rieducazione e formazione di insegnanti e studenti sulle tematiche di genere e orientamento sessuale. Come può tutto questo essere più importante dei diritti negati alle famiglie e delle discriminazione nei confronti di tanti studenti che non potranno scegliere?

È una conseguenza di quanto sta accadendo. Quando viene meno il diritto della famiglia a decidere si arriva a pensare che vada bene tutto. Io sono una persona estremamente liberale e non ho preclusioni di alcun genere ma sono anche convinta che per assicurare una convivenza civile agli esseri umani devo essere in grado di chiamare il bianco bianco e il rosso rosso. Lo Stato ci dice come deve essere fatta la formazione. Quando, al contrario, la formazione domanda l’ascolto della realtà. Qui siamo arrivati al punto in cui io posso parlare del gender e dell’omofobia e non posso più parlare di quello che è naturale perché è discriminante. La discriminazione nasce dall’approccio alla realtà pregiudizievole e non critico. Se io non riesco più a riconoscere la memoria storica e ciò che è naturale andrà bene tutto e il contrario di tutto e arriveremo al far west. Questo disordine è preoccupante. Lo Stato non può non ricercare lo sviluppo armonico e riconoscere a se stesso una responsabilità formativa e informativa. Ma anche i cittadini italiani devono recuperare un senso civico e chiedersi cosa fanno per migliorare la situazione. Il loro silenzio, infatti, non fa che amplificare l’assurdo.

Lei ha certamente seguito il caso di un istituto cattolico di Torino, il Faà di Bruno, costretto ad annullare una serie di incontri per i genitori, anche privati, sui temi dell’ideologia di genere e dell’omofobia. Cosa possono fare le scuole cattoliche per contrastare fenomeni di questa portata? Possibile che non si abbia più il diritto di affermare che c’è un altro modo di analizzare questa tematica?

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politicariforma scuolascuola
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