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Tifone Haiyan: urgente la solidarietà, necessaria la consapevolezza

@DR
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Secondo gli esperti i cambiamenti climatici porteranno all'intensificarsi di fenomeni ambientali potenzialmente disastrosi se non si inverte la rotta

Cordoglio, vicinanza, solidarietà: sono questi gli atteggiamenti con i quali la comunità internazionale sta reagendo alla devastazione provocata dal passaggio del tifone Haiyan facendosi vicina alla popolazione filippina. La macchina dei soccorsi internazionali si è messa in moto anche se non è facile far fronte al disastro che ha isolato parte dei territori colpiti.

Gli esperti sono concordi sul fatto che Haiyan sia stato un "evento portentoso della natura" che abbia unito all'estrema potenza la circostanza di essersi scaricato a terra (tifoni altrettanto intensi si sono formati  negli ultimi anni ma non hanno toccato terra) e in una zona densamente popolata (www.meteoweb.eu). Tuttavia ammoniscono sul legame tra questi fenomeni e il generale effetto del riscaldamento del pianeta e dei cambiamenti climatici, invitando a una maggiore presa di consapevolezza dell'opinione pubblica come conferma Andrea Masullo, presidente del Comitato scientifico di Greenaccord e docente di fondamenti di economia sostenibile all'Università di Camerino.

La responsabile dell'Onu per la divisione "Clima", Christiana Figueres, aprendo a Varsavia i lavori della 19esima conferenza sui cambiamenti climatici ha affermato che il "supertifone" che ha colpito le Filippine è una realtà che "deve far riflettere". C'è una maggiore frequenza di questi fenomeni?

Masullo: E' un fatto di energie che circolano in atmosfera. L'effetto serra intrappola l'energia nell'atmosfera e tutti i fenomeni vengono intensificati. Tutte le previsioni attendibili sui cambiamenti climatici parlano di fenomeni – pioggia, venti e, sull'altro lato, la desertificazione – che si intensificheranno in potenza e frequenza. Le previsioni si basano sull'analisi di quanto si è già verificato negli ultimi decenni anche nelle zone su cui si è abbattuto il tifone Haiyan, solo che i fenomeni tendono sempre più a raggiungere i massimi storici. Ciò che ci ostiniamo a considerare ancora raro, sebbene non eccezionale, diventerà la normalità dell'andamento climatico. E sarà sempre più doloroso e costoso difendersi dagli effetti di questi fenomeni.

Gli esperti dicono anche che la mortalità legata a questi eventi non è legata alla potenza dell'evento, ma alle condizioni economiche del Paese colpito: in qualche modo, "piove sul bagnato"?

Masullo: E' così. Il danno provocato da un evento come un tifone è dato dal rapporto tra magnitudo dell'evento stesso – per esempio la potenza del vento – e vulnerabilità degli oggetti colpiti cioè il maggiore o minore grado di far fronte a questi fenomeni. E' il motivo per cui in Giappone i terremoti causano pochi danni e da noi in Italia molti di più. C'è una lezione etica che emerge da queste tragedie. Gli Stati Uniti hanno le risorse per costruire case in grado di resistere a venti di 300 km l'ora e sostituire le vecchie case di legno per difendersi dai cicloni. Ma lo stesso non possono fare i Paesi poveri. Le previsioni che riguardano il Mediterraneo e l'Italia per i prossimi anni parlano di periodi di secca che si alterneranno a piogge forti concentrate in alcune settimane: essendo un Paese "ricco" l'Italia avrà, per esempio, la possibilità di costruire bacini per raccogliere le acque per i periodi di scarsità, ma un Paese povero non ha le risorse per fare altrettanto magari per effetto della vastità del territorio e delle ingenti opere di invasi e acquedotti che si renderebbero necessarie. A pagare il conto dei cambiamenti climatici sono quindi i Paesi che meno hanno beneficiato dell'uso dei combustibili fossili per il proprio sviluppo e di conseguenza hanno meno inquinato l'ambiente. L'ingiustizia degli uomini si somma a quella – se si può dire così – della natura.

Una conclusione inevitabile?

Masullo: Se c'è un aspetto positivo del cambiamento climatico e del riscaldamento del pianeta è la spinta a rendersi conto che il destino del singolo è legato a quello di tutti. Questi problemi vanno affrontati non come Paese o territorio ma come umanità, intervenendo in modo unitario laddove non arriva l'economia del singolo Paese. Oggi siamo chiamati a dare il nostro contributo per le Filippine, per far fronte all'emergenza e far arrivare gli aiuti umanitari a una popolazione tremendamente colpita. Tuttavia non ci si può limitare a questo e anche i mass media dovrebbero non arrestarsi all'emozione del momento e al soccorso immediato. Affinchè queste tragedie possano essere limitate e il danno attenuato – non eliminato perchè ormai il cambiamento climatico è inarrestabile, si può solo sperare di contenenerlo entro limiti accettabili – occorre modificare lo stile di vita di ognuno di noi. Sempre più è necessario riflettere sul proprio stile di vita e capire il nesso tra questo e ciò che accade nel resto del mondo.

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