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Il rapporto Chiesa–mondo e la corretta laicità della politica

@DR
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Intervento alla Scuola di Formazione all’impegno politico - Modena

La prima è che il criterio del primato della coscienza, dalla politica ritorna a boomerang sulla fede stessa. Se nel mondo tutto è relativo, pian piano si intende come relativa la stessa fede. La diaspora politica dei cattolici diventa pluralismo esasperato anche dentro la Chiesa, la quale viene intesa prima di tutto come un fatto sentimentale e quindi oggettivo. Così, però, il modernismo ha già vinto.

La seconda è che questo è il modo migliore per trasformare la fede in ideologia, cosa che costoro vorrebbero invece evitare. La fede, infatti, non illumina più la prassi e quindi o è storicamente inefficace o la prassi politica se ne appropria secolarizzandola. E’ il processo della secolarizzazione della fede che viene scambiato per laicità: la Chiesa come ONG è la Chiesa che per farsi accettare dal mondo veste panni mondani. Desacralizzandosi, essa accetta di venire utilizzata ideologicamente. Ci sono intere diocesi, associazioni cattoliche, caritas che sono colonizzate da partiti e da uomini politici di questo orientamento.
Dall’esame di questo caso traiamo la seguente conseguenza: la fede richiede una coerenza anche sul piano etico e politico altrimenti non regge. Nella fede “tutto si tiene”, è possibile distinguere i piani ma non separarli. La fede cattolica ha un contenuto di verità che incide anche sulla vita etica e politica. Quando invece si separano i piani, la fede stessa diventa ideologia.

Esaminiamo ora un quarto caso macroscopico che abbiamo davanti oggi in tutta la sua drammaticità. Stiamo assistendo al processo di negazione e di distruzione della natura umana. Con l’ideologia del gender tale distruzione riguarda l’identità umana, la procreazione, la famiglia, la filiazione così come la natura ce le ha date. E’ quindi una negazione della natura. Leggi, pressioni delle agenzie internazionali, libri di testo, educazione nelle scuole: si sta riplasmando la natura umana, la si sta ricreando.

Questo ci dice una cosa fondamentale: la natura non regge senza la sopranatura. Man mano che la religione viene respinta fuori dalla politica, anche l’etica viene respinta e, infine, la natura umana stessa. Non c’è un piano di laicità fondato solo sulla legge naturale, o sulla ragione umana, che riesca a stare in piedi senza la fede religiosa. Quando finisce il matrimonio religioso nella prassi comune finisce anche il matrimonio civile. Negato Dio, la politica si spinge sempre più in fondo nella negazione dell’umano. Queste considerazioni mettono in crisi la vecchia idea secondo cui c’è il piano laico della ragione, su cui tutti si possono incontrare in quanto esseri dotati di ragione e capaci di pervenire a delle verità etiche naturali; e poi c’è il piano della fede, proprio di chi crede. Credere non impedisce di ragionare con gli altri sul piano naturale. Così si pensa. Ma poi si constata che chi non crede non riesce nemmeno a ragionare con i credenti sul piano naturale. La ragione senza la fede si perde e non ha più fiducia in se stessa.

Quindi, senza la religione anche il piano della natura non sta in piedi e non riesce a fungere da valido terreno di laicità. Facciamo una controprova. Gli attuali attacchi contro la natura umana sono motivati con le ragioni della laicità. Laicità è garantire spazio pubblico a tutte le visioni del mondo, anche a quella che nega il matrimonio tra un uomo e una donna, per esempio. Però poi, ammettendo il matrimonio tra due uomini o tra due donne, si perde la famiglia, la paternità e la maternità naturali, la filiazione e così il linguaggio della religione cristiana diventa incomprensibile. Si è colpita la natura umana ma in fondo si è colpita la religione. Come si vede il piano laico non è quello della natura, che poi si sviluppa o meno nella fede religiosa. La natura tira in ballo Dio, o per ammetterlo o per negarlo.

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