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Il rapporto Chiesa–mondo e la corretta laicità della politica

Rapporto Chiesa-mondo e corretta laicità dello Stato

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Stefano Fontana - Osservatorio Cardinale Van Thuân - pubblicato il 11/11/13

Dall’esame di questo primo caso possiamo allora trarre le seguenti conclusioni: la laicità non può essere intesa come neutralità rispetto alle visioni del mondo e la politica non può essere separata dall’etica perché in questo caso il potere mancherebbe di fondamento.

Un secondo caso da esaminare a titolo di esempio è quello recentissimo della discussione in America sulla laicità democratica dei giuramenti religiosi. Dire “God bless America” è contrario alla laicità democratica?

Qui si vede una cosa interessante: la lotta per la eliminazione dalla sfera pubblica dei riferimenti religiosi diventa una nuova crociata con tratti decisamente religiosi. Simili atteggiamenti si sono riscontrati, per esempio, in Francia, nella eliminazione dei simboli religiosi dalle scuole, dai tribunali o dagli altri luoghi pubblici. In casi simili, però, lo Stato fa propria un’altra religione, quella  dell’ateismo militante. Charles Taylor ha scritto di recente che un simile atteggiamento è sbagliato. E’ la pretesa del giacobinismo, per esempio, di cancellare tutte le feste religiose, di eliminare il calendario, di vietare il suono delle campane, caricando però tutto ciò di una nuova ritualità laica e creando una nuova religione civile con nuove feste religiose, un nuovo calendario e nuovi suoni ufficiali al posto della campane.

Sarebbe possibile – ci chiediamo – un atteggiamento moderato, che Charles Taylor chiama degli “accomodamenti ragionevoli”? L’atteggiamento giacobino, per esempio, consiste nell’eliminare la domenica come giorno di riposo in quanto ha una origine religiosa e si discriminerebbe chi è di altre religioni o chi non è di nessuna religione. L’atteggiamento moderato, invece, manterrebbe la domenica ma concederebbe degli accomodamenti a chi è ebreo o musulmano oppure a chi condivide alcune filosofie di vita particolari. Quanto sta accadendo in America sembra rispondere di no a questa domanda: la logica di opporsi alla presenza religiosa nella vita pubblica assume a tal punto le caratteristiche di una nuova religione che non si ferma agli accomodamenti ragionevoli.
Dall’esame di questo caso deriviamo allora le  seguenti conclusioni: opporsi alla presenza pubblica della religione non conosce moderazione in quanto esprime una logica interna a suo modo religiosa, proprio nell’essere antireligiosa. Davanti a Dio non si dà neutralità. Se il mondo non è costruito su Dio è costruito senza Dio, ma un mondo senza Dio non è un mondo neutro.
Si parte col dire che Dio è un’opzione tra le altre che non può pretendere riconoscimento pubblico e si passa poi a dire che Dio è dannoso per la democrazia – come fa nel suo ultimo libro Paolo Flores d’Arcais – e quindi si passa dire che la democrazia deve combattere Dio. 

Esaminiamo ora un terzo caso. Un gruppo di consiglieri comunali cattolici che militano in un partito della sinistra prendono l’iniziativa di presentare in consiglio comunale una mozione che impegna la giunta a istituire il registro delle Dichiarazioni anticipate di trattamento. La motivazione addotta per questa loro iniziativa è che altrimenti l’avrebbero presentata i partiti più estremisti con esiti peggiori.

Con questo esempio ci spostiamo sulla concezione di laicità che hanno molti cattolici. L’ambito della politica è laico nel senso che è relativo e, quindi, aperto strutturalmente al compromesso di cui arbitro è la coscienza del cattolico stesso. La fede religiosa e la morale non possono essere imposte agli altri, ma semmai vissute personalmente e mai tradotte in legge, perché questo trasformerebbe la fede religiosa e l’etica in ideologia. Nell’ambito politico, l’unico principio è il rispetto della coscienza altrui, nulla deve essere imposto a chi la pensa diversamente. Questa laicità provocherebbe la de- ideologizzazione della fede e finalmente la libererebbe da nostalgie integraliste. Fino a che la fede e la morale pretendono di parlare alle leggi e alle strutture, e non solo alle coscienze, non si sarà usciti veramente dal regime di cristianità. Questa è la visione dei cattolici democratici, che però si scontra con due conseguenze disattese.

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cattolici in politicapolitica
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