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Il rapporto Chiesa–mondo e la corretta laicità della politica

@DR
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Intervento alla Scuola di Formazione all’impegno politico - Modena

Vorrei impostare questa mia relazione partendo da alcune esperienze concrete per costruire su di esse un ragionamento. Fatto questo, trarrò poi delle conclusioni.

Ho avuto tempo fa una discussione con il sindaco di una importante città di cui non farò il nome il quale aveva affermato che la sua giunta è laica, come previsto dalla Costituzione, e che, quindi, e quindi aperta ad assessori non solo di religione diversa ma anche di diverso orientamento morale circa i temi della vita e della famiglia. Avendo io risposto che quella giunta sarebbe stata indifferente all’etica, il sindaco se l’è presa con me.  

In questo caso questo sindaco mostra di avere la seguente visione di laicità: la religione e l’etica appartengono all’ambito del legittimo pluralismo sociale, dove tutte le teologie e tutte le antropologie sono ammesse. Laicità è la tolleranza per un simile pluralismo religioso e morale. Sia la religione sia l’etica sono visioni del mondo, paradigmi esistenziali che non possono prevedere un riconoscimento pubblico, perché questo darebbe vita alla intolleranza verso le altre visioni del mondo e gli altri paradigmi. Nella società civile, nella formazione dell’opinione pubblica oppure nel mondo dell’informazione e della cultura sono ammesse tutte le visioni del mondo, ma il campo delle istituzioni politiche – lo Stato – deve essere neutro da ogni visione del mondo. Nella pubblica piazza pluralismo, nelle istituzioni neutralità.

Questa visione di laicità come indifferenza alle visioni del mondo si scontra però inevitabilmente con degli inevitabili ostacoli.
Se una giunta comunale elimina da sé ogni visione del mondo, non solo di carattere religioso ma anche etico, come può, poi, pretendere un comportamento etico dai suoi membri, come per esempio nel campo della corruzione o dell’uso privato di risorse pubbliche? Anche queste potrebbero essere solo visioni della vita in contrasto con altre e che non meritano tutela pubblica. Se il diritto alla vita non merita tutela pubblica, perché dovrebbe meritarlo il principio di non usare i fondi pubblici per spese personali? Di solito i sindaci parlano di bene comune, di giustizia, di equità sociale, di tolleranza, di pacifica integrazione, di emancipazione delle fasce deboli … che, come si vede, sono tutti concetti di natura etica. Di quella stessa etica di cui però la giunta si dice indifferente in virtù del principio di laicità. Secondariamente, una giunta e un sindaco, nei loro quattro anni di mandato amministrativo, danno delle disposizioni ai loro cittadini, fissano i bandi, pongono divieti, stabiliscono prelievi fiscali, confiscano beni, stabiliscono criteri per assegnare alloggi e così via. In pratica esercitano sulla vita dei loro concittadini un potere. Ora, da cosa è legittimato questo loro potere? Tutti gli uomini sono uguali in dignità. Cosa legittima che uno comandi sugli altri? Loro risponderanno che è il loro potere è legittimato dal voto popolare. Ma il voto popolare è solo la causa strumentale del potere politico, non la causa ultima. In certe democrazie i sindaci, ma anche i Presidenti della Repubblica, vengono eletti con la maggioranza di una minoranza di cittadini. Ma anche se fossero eletti con maggioranze bulgare, potrebbero affidare ad una semplice conta delle meni alzate il loro potere di disporre dei loro simili? Sarebbe come se la tirannia di uno solo fosse trasferita sui molti, sempre tirannia sarebbe. E’ chiaro che ci deve essere un altro fondamento del potere, anche in democrazia, e questo non può che consistere nel fare il bene della comunità. In democrazia si assegna ai cittadini il compito di sorvegliare chi ha il potere. Chi sorveglia lo fa con il criterio della maggioranza come strumento, ma con il criterio della giustizia e del bene come fondamento ultimo. Quindi la giustizia e il bene sono fondamentali nella democrazia. Se una giunta si dice indifferente all’etica si dice indifferente alla democrazia. Una democrazia senza etica è una tirannia mascherata.

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