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Una relazione a occhi “bendati”

© iofoto/SHUTTERSTOCK
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L’uomo contemporaneo perde sempre più il pudore di fronte alla nudità fisica, ma gli costa maggiormente mostrarsi agli altri così com’è

di Juan Ávila Estrada

In molte culture dei secoli precedenti e in alcune di quelle attuali, le relazioni tra gli sposi si stabilivano per accordo dei genitori dei fidanzati e/o in base alla convenienza dello Stato, dei clan o della famiglia. Ciò che contava a quell’epoca non era amare, e neanche conoscere la persona con cui si sarebbe vissuti per sempre; la cosa più importante era rafforzare gli Stati, assicurare la stabilità del clan o salvare la famiglia dalla rovina.

A partire dal XIX secolo, la relazione tra gli sposi si è un po’ modificata con l’avvento della rivoluzione industriale, ed è stata preceduta da una tappa previa oggi nota come fidanzamento.

Attualmente esiste l’opportunità di scegliere la persona con cui si contrarrà matrimonio, frequentarla, conoscerla, per scoprire, al di là dell’innamoramento o degli interessi nascosti, se si avvicina a ciò che a livello ideale ci si aspetta da un coniuge.

Il pericolo dei due stili di “scelta” risiede nel fatto che anche il fidanzamento potrebbe essere legato alla cecità elettiva. Nella prima forma si arriva “ciechi” al matrimonio, perché molti conoscono solo il giorno delle nozze la persona con cui si sposeranno: come sarà? Come si comporterà? Potrò riuscire ad amarla? Nel secondo stile, quando l’innamoramento è al di sopra dell’amore vero, si tende a nascondere o ovviare ai difetti che saltano agli occhi, ma che in un tale stato di estasi si è incapaci di riconoscere; ciò vuol dire che molti stabiliscono relazioni cieche in cui anziché conoscersi meglio si vede solo ciò che si vuole, ciò che piace, ciò che conviene, per potersi aggrappare a quello che si definisce amore.

Il fidanzamento e l’innamoramento condotti in modo erroneo tendono ad agire come dei binocoli: messi al dritto massimizzano le virtù, messi al rovescio minimizzano i difetti.

Si è quindi propensi ad avere un’enorme deficienza “visiva” per captare adeguatamente l’altra persona per ciò che è, soprattutto quando questa affettività si sovrappone alle proprie ragioni.

Se a ciò si aggiunge una vita sessuale attiva tra i fidanzati è ancora più pericoloso, visto che il sesso ha un potere ricettivo e obnubilativo e si può costruire la relazione su false concezioni dell’altro e deboli esperienze fisiche.

L’ingannevole illusione di una vita sessuale soddisfacente e piena può far credere che questa sia sufficiente per il matrimonio e l’amore.

È necessario saper captare altri elementi che, se non esistono, renderanno impossibile il dono di sé e dell’altro. Non si può arrivare al matrimonio conoscendo solo come l’altra persona agisce nella vita sessuale, senza aver visto come si relaziona con la sua famiglia, con i suoi amici, con il lavoro, il denaro, la frustrazione, il dolore, la malattia…

Non siamo di fronte a cose di poco conto, perché ciascuno di questi elementi è integrato nella vita personale e lo sarà in quella familiare. Come agisce quando è malato o quando non ha denaro? Questo tipo di reazioni deve essere noto prima di arrivare al matrimonio perché non ci siano sorprese sgradevoli e non si finisca per dire quello che alla fine dicono tutti: “Non ti conosco”, cosa che è certa perché non ci si è mai impegnati a conoscersi.

La vera conoscenza non può avvenire solo mediante la nudità del corpo, ma per il dono di poter essere se stessi di fronte all’altra persona ed essere amati come tali. Il dono di sé non si esaurisce nella genitalità, visto che l’integrazione e l’unione sessuale perfetta non garantiscono un amore stabile.

Come fidanzati è importante conoscersi vestiti ma svestiti dai pregiudizi, dagli aspetti emozionali, per poter arrivare al Sacramento con la certezza di aver compiuto un passo sicuro di fronte a quella persona che si è scelta malgrado le sue debolezze.

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