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Quando il corpo è in ballo

Quando il corpo è in ballo

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Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 08/11/13

Il mondo della danza si mobilita contro il rischio dell'anoressia in ragazzi e adolescenti

Anche il mondo della danza scende in campo contro l'anoressia, una patologia che con altre forme di disturbo alimentare psicogeno coinvolge in Italia 2,2 milioni di ragazze. L'Associazione italiana Danza attività di formazione (Aidaf) in collaborazione con l'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e Agiscuola ha promosso la I edizione della Campagna "Contro l'anoressia, fai attenzione: è in ballo il tuo corpo!" presentando un Manifesto nazionale per l'informazione e la prevenzione. Un' iniziativa importante per la sensibilizzazione di genitori e insegnanti come sottolinea Valeria Zanna, psichiatra dell'Unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù.

Cosa si intende per disturbo alimentare psicogeno?

Zanna: tutte quelle condizioni in cui si evidenzia un comportamento alimentare disfunzionante che non è riconducibile a una causa organica ma deriva da un problema psicologico. Si tratta soprattutto di anoressia nervosa e buliminia nervosa anche se negli ultimi tempi la classificazione ha subito delle modifiche e sono state aggiunte altre categorie. Il dato di 2, 2 milioni di ragazze che soffrono di questi disturbi è rilevante per le complicanze mediche che questo tipo di patologia può comportare

Ci sono delle cause individuabili?

Zanna: L'anoressia, come tutti i disturbi del comportamento alimentare, ha un'origine multifattoriale, cioè ci sono più fattori che concorrono. Sicuramente ci sono fattori ambientali tra i quali la spinta alla magrezza costituisce la causa più forte; fattori genetici: consideriamo che il 50% del rischio di ammalarsi è di natura genetica. Ci sono ovviamentte fattori psicologici come la tendenza al perfezionismo patologico cioè quel tipo di perfezionismo che non si raggiunge mai; la necessità del controllo di se stessi ma anche degli altri; la bassa autostima; il sovrappeso: una storia di sovrappeso che induce alla costante ricerca di diete può sicuramente costituire un fattore di rischio importante.

L'anoressia interessa solo le ragazze? E solo gli adolescenti?

Zanna: L'adolescenza è indubbiamente l'età più a rischio ma tra le donne colpite da anoressia l'arco di età si estende dai 13 ai 35 anni e l'incidenza sta tornando a salire anche tra quarantenni. Il problema sempre di più inizia ad interessare anche i maschi: mentre prima il rapporto era di 1 maschio e 9 femmine, adesso sono 2 su 8, laddove però ciò che si prefigge il ragazzo affetto dalla problematica alimentare non è tanto perseguire una eccessiva magrezza quanto una perfezione fisica che va verso l'aumento della massa muscolare.

E' facile arrivare alla consapevolezza di questo problema?

Zanna: Purtroppo no, anzi questo fatto costituisce una problematica anche nel definire epidiologicamente questi disturbi perchè sono dati che noi forniamo ma per difetto. La maggior parte dei ragazzi che hanno disturbi del comportamento alimentare non giunge a chiedere aiuto e quindi non viene monitorato dai servizi. Il 40-50% dei ragazzi interessati negano e continuano a negare. E' molto difficile coinvolgerli in un trattamento terapeutico e per questo abbiamo necessità di informare le persone che stanno incontro a questi ragazzi come gli insegnanti e i familiari per sollecitare la loro attenzione nel riconoscere le caratteristiche iniziali del problema.

Come si svolge il percorso terapeutico?

Zanna: I primi segnali dovrebbero essere colti dai genitori, quindi soprattutto in età adolescenziale, la prima domanda di aiuto viene mossa dal genitore. Dopo di che, a seconda delle condizioni di gravità, si può pensare di iniziare un tipo di intervento: le situazioni meno gravi possono essere affrontate in ambito ambulatoriale e talvolta di day-hospital; le situazioni più gravi hanno bisogno di un intervento più intensivo che può arrivare anche al ricovero ospedaliero.

C'è un rapporto particolare tra danza e anoressia?

Zanna: La danza come altre discipline fisiche può essere un ambiente a rischio perchè c'è una particolare attenzione al corpo e alla sua forma. Spesso gli atleti sono spinti ad allenamenti molto elevati e questo fattore può, in soggetti predisposti, aumentare la possibilità di finire nell'anoressia. E' un'iniziativa estremamente importante questa del Manifesto della danza italiana perchè sottolinea l'esistenza del problema in un ambiente a rischio e questo ci permette di lanciare un messaggio e anche di iniziare ad educare insegnanti e familiari a una maggiore attenzione per poter prevenire il disturbo piuttosto che doverlo poi curare.

Quali consigli per i genitori?

Zanna: Occorre attenzione massima ai propri figli, mantenere aperta la comunicazione e soprattutto imparare ad osservarli. Il tempo che dedichiamo oggi ai nostri figli per una questione di forza maggiore è diventato sempre meno; però quando stiamo insieme cerchiamo di starci meglio qualitativamente e quindi osserviamo come mangiano, se iniziano ad avere delle modificazioni dello stile di comportamento, se mangiano più piano, se mangiano di meno, se hanno delle richieste di rassicurazione rispetto alla loro immagine fisica, tutti fattori che possono sollecitare i genitori ad intervenire.

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