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"Niente comunione a chi inquina": il monito del cardinale Sepe

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Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 07/11/13

Nel pieno delle manifestazioni contro l'inquinamento doloso della Terra dei fuochi, il richiamo dell'arcivescovo di Napoli alla responsabilità per il bene comune

''Chi inquina non è in grazia di Dio e non può fare la comunione". Non fa sconti l'arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, a chi da anni sparge rifiuti tossici nel territorio della Campania, compromettendo l'agricoltura e mettendo in grande pericolo la salute degli abitanti.

Il monito è arrivato a margine della decima edizione del Forum internazionale Greenaccord e a qualche giorno di distanza dalla desecretazione da parte della Camera dei deputati dei verbali dell'audizione davanti alla commissione sulle ecomafie del pentito Carmine Schiavone nel 1997. A quell'epoca non si parlava ancora di Terra dei fuochi per indicare la zona tra la provincia di Napoli e Caserta compromessa dall'interramento di milioni di tonnellate di rifiuti speciali, ma già l'ex appartenente al clan dei casalesi aveva profetizzato che entro vent'anni la maggior parte degli abitanti di numerosi comuni del casertano sarebbe morta di cancro.

Non è la prima volta che l'arcivescovo di Napoli tocca simili argomenti. A fine settembre, in occasione delle celebrazioni per i 70 anni delle Quattro giornate di Napoli, il cardinale Sepe aveva detto che chi inquina nella Terra dei fuochi "attenta alla vita degli altri, non solo danneggia la società ma commette un peccato contro Dio e non può fare la comunione se non si converte e ripara al danno commesso". "Attentare alla vita di tante persone – ha aggiunto Sepe – è un peccato grave: c'è bisogno di una scossa" (Corriere del mezzogiorno.it, 28 settembre).

Da circa un mese in Campania è esplosa in tutta la sua rilevanza la questione Terra dei Fuochi con grandi manifestazioni che hanno portato per le strade a marciare in segno di protesta migliaia di persone (a Napoli una settimana fa circa erano in oltre cinquantamila). La gente chiede le bonifiche ma anche che sia dato un volto e un nome agli avvelenatori dei territori in Campania (La Repubblica.it 7 novembre).

"Bisogna dire alla nostra gente la verità su quello che è accaduto, è necessario – ha affermato il cardinale Sepe – ma bisogna dire anche quanto di positivo finora è stato fatto. E' tempo ormai che tutti siano insieme per continuare a liberare la nostra terra dai veleni". L'arcivescovo di Napoli ha ricordato come nella sua ultima lettera pastorale abbia invitato tutti a un impegno di responsabilità per educare, formare, guidare il popolo di Dio e anche "per correggere errori commessi da noi nel non aver usato il necessario rigore nel condannare chi abusa di beni che sono della collettività, provocando danni gravi e irreparabili a persone e comunità intere”.

L’arcivescovo di Napoli ha poi aggiunto: “Ho sollecitato sacerdoti, parroci, religiosi, diaconi e laici a una rinnovata consapevolezza del nostro ruolo e a concentrarsi sul valore dell'etica pubblica, là dove si giocano i destini di tutti. Come chiesa locale non dimentichiamo che la mancanza di interesse verso il bene comune, il ripiegamento su se stessi, l'autoreferenzialità sono all'origine del degrado del tessuto sociale come di quello religioso” (Il mediano.it 6 novembre).

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cardinale seperifiuti tossiciscomunicaterra dei fuochi
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