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Il difficile compito di crescere

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Aleteia Team - pubblicato il 07/11/13

Non è facile essere adolescenti, ma in genere il passaggio di questo periodo non provoca la morte

di Juan Ávila Estrada

È più facile giudicarli che guidarli, censurarli che illuminarli, proibire loro che educarli. Parliamo sempre di loro come di una generazione sempre più decadente, figli di un mondo superficiale e che cambia in modo accelerato; devoti alla tecnologia e al sesso, all'ozio e alla noia. Ma non è facile essere adolescenti.

Sono per noi sempre più estranei, più lontani, con un gap generazionale quasi incolmabile e con un vocabolario che non è facile comprendere.

A volte neanche loro si capiscono, perché crescere non è facile: non lo è perché ogni crescita comporta sofferenza, una metamorfosi, e nessun cambiamento avviene tranquillamente, perché ognuno porta con sé una sorta di dolore.

L'adolescenza come tale implica una sofferenza (adolescente viene dal latino “adolescere”, patire). Questo periodo transitorio in cui concorrono grandi cambiamenti fisici, emotivi, spirituali e psicologici è l'epoca in cui si è estranei a se stessi e al mondo, in cui i bambini ti trattano come adulto e gli adulti come un bambino; è l'età della mancata conoscenza di sé perché si sperimentano cose nuove, sentirsi estraneo in un corpo che sembra agire come un alieno.

È in questa fase che iniziano le più forti pulsioni sessuali come un fuoco che divora la carne fino ad ardere, è in essa che si crede che tutto ciò che si sperimenta a livello affettivo o emozionale si possa chiamare amore: la necessità dell'altro, l'innamoramento, la voglia di stare con l'altro, la nostalgia… Essere adolescenti non è facile.

Sono gli anni della speranza, della lotta per raggiungere una libertà che ancora non si comprende e con la quale non si sa cosa fare per non finir per sprecare la vita con le proprie decisioni; della lotta con Dio per esaltare la ragione, del respingere la fede ritenendo che confligga con la logica del pensiero nuovo che ribolle nel proprio io che vuole crescere ed essere adulto.

Non è facile sentire cose “da grandi” per le quali non si è preparati, voglia di sesso e solidarietà, di altruismo effimero e di amore per la natura.

È l'età della forza fisica e della debolezza emotiva, del desiderio di cambiare il mondo lasciando intatto il proprio cuore. Non è facile essere adolescenti.

Sono estranei, sì; estranei soprattutto per se stessi e non hanno bisogno di rimproveri ma di comprensione, non di censura ma di guida, ed è lì che gli adulti possono tendere loro la mano per rendere meno dolorosa la battaglia del crescere.

Non hanno bisogno che si riempiano loro le tasche o i portafogli di preservativi, la testa di rimproveri, il cuore di altri dubbi e l'ego di derisione.

Hanno bisogno di genitori pazienti che non abbiano dimenticato quando loro stessi hanno dovuto crescere, che sappiano rispondere in modo opportuno e adeguato alle loro domande rispettando i loro spazi di intimità, sapersi togliere le scarpe per poter entrare nell'intimità della loro coscienza, ma avere la fermezza di un cuore che educa con amore e guida con la serena certezza di andare verso un buon porto nella tormenta. Non spaventarsi per le ali che crescono, non prendere le forbici per mutilare la loro voglia di volare, hanno bisogno di imparare a farlo.

Hanno bisogno di amici della loro età per avvertire che non sono gli unici nella loro “stranezza”, ma anche di educatori che sappiano fermare la violenza quando i cambiamenti in alcuni sono più bruschi che in altri. Maestri spirituali, uomini e donne di Dio che mostrino loro un Signore che non viene a ostacolare la loro voglia di libertà perché, al contrario, in Lui possono incarnare meglio ciò che vuol dire spiegare le ali verso l'orizzonte futuro.

Hanno bisogno, però, anche di essere pazienti, di sapere che tutto quel dolore passerà, che arriverà il momento in cui il bruco si trasformerà in farfalla se si lascia maturare, che la fretta non porta altro che stanchezza e tristezza, che bisogna imparare a fare le cose da adolescenti (quel meraviglioso intermezzo tra i bambini che giocano senza stancarsi e gli adulti con responsabilità che non li abbandoneranno mai), a coltivare l'amicizia, ad ampliare il proprio giro affettivo perché è lì che si intrecciano i rapporti più grandi e nobili del futuro fraterno. Infine, non devono mai dimenticare che non si è bambini per sempre, né adolescenti per sempre, né adulti per sempre, né giovani per sempre, né morti per sempre.

Non è facile essere adolescenti, ma in genere il passaggio di questo periodo non provoca la morte.

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