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Quali sono le sfide pastorali della famiglia oggi?

© ZURIJETA / SHUTTERSTOCK.com

Alfa y Omega - pubblicato il 05/11/13

La conferenza esercita anche una specie di magistero ecclesiastico. Non è un magistero universale, ma un magistero che può essere un esercizio congiunto del magistero individuale dei vescovi. Ad ogni modo, secondo la lettera apostolica Apostolos Suos, del 1998, quando c’è una maggioranza di due terzi dei vescovi della conferenza episcopale e una successiva revisione da parte della Santa Sede si possono fare dichiarazioni magisteriali per il proprio territorio.

È interessante vedere come nei primi secoli la funzione di insegnare e la disciplina non fossero separate in quella che si chiamava la tradizione apostolica. Nel funzionamento delle conferenze episcopali vediamo anche un segno dello strettissimo rapporto tra le funzioni del Governo ecclesiastico e la funzione magisteriale.

L’Ungheria ha appena firmato un trattato con la Santa Sede sul finanziamento dell’insegnamento. Che novità implica?

Cardinale Péter Erdő: Tra l’Ungheria e la Santa Sede esistono cinque Accordi parziali, tra i quali uno del 1997 su diverse questioni di finanziamento di attività della Chiesa di pubblica utilità. Questo Accordo è stato modificato in alcuni aspetti per via della nuova Costituzione e della nuova legislazione sulla libertà religiosa, che è stata modificata…

Migliorata?

Cardinale Péter Erdő: Modificata. Noi, come Chiesa, non possiamo pronunciarci al riguardo… I cambiamenti richiedevano tecnicamente aggiunte all’Accordo, e questo è ciò che è stato fatto. Alcune questioni vengono dal passato, ad esempio aspetti derivati dall’Accordo del 1964 della Santa Sede con l’Ungheria comunista.

Avevamo anche la restituzione di scuole confiscate – a determinate condizioni – da parte degli ultimi Governi. Ciò poneva il problema per la Chiesa di come mantenere questi centri, nel contesto della libertà di scelta dei genitori riconosciuta dal 1990. Sono dettagli importanti per la vita quotidiana e per il bene comune.

Come contribuisce al bene comune la Chiesa, attraverso l’insegnamento?

Cardinale Péter Erdő: Parlare di bene comune presuppone una profonda visione antropologica. Il funzionamento di qualsiasi Stato presuppone un minimo consenso sui valori antropologici generali. Come possiamo servire il bene comune se non decidiamo prima ciò che è buono, ad esempio che valore ha la vita umana, che cos’è la libertà e molto altro? C’è una base naturale per un consenso minimo sui valori. Ad ogni modo, quando qualche ideologia irrompe in questo ambito rende difficile che si possa trovare un minimo consenso, ma non bisogna lasciar morire la speranza di ritrovare un consenso, anche con quanti sono non credenti.

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divorziati risposatisinodo famiglia
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