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Quali sono le sfide pastorali della famiglia oggi?

© ZURIJETA / SHUTTERSTOCK.com

Alfa y Omega - pubblicato il 05/11/13

Quando ero rettore dell’Università Cattolica di Budapest ho visto che centinaia di studenti ogni anno volevano cambiare facoltà. Avevano studiato tre o quattro anni per laurearsi in Storia e poi decidevano che volevano passare a Informatica. Ci sono una grande insicurezza e la paura di avere un’occupazione stabile, definitiva.

Ci sono una paura generale e una profonda sfiducia verso le istituzioni, anche verso il matrimonio e la famiglia. Questo ha un altro tipo di conseguenze. Ad esempio, esiste una correlazione tra nuzialità e nascite. A livello statistico, le coppie che vivono insieme senza sposarsi hanno meno figli di quelle sposate. Il matrimonio, quindi, esprime un maggior desiderio di stabilità e sicurezza e la predisposizione ad accettare i figli.

Di fronte a situazioni come quella dei divorziati con nuove unioni, si pone sempre il dibattito su come conciliare verità e misericordia…

Cardinale Péter Erdő: In primo luogo bisogna chiarire che la misericordia, sia nel senso ebraico che in quello cristiano del termine, non è contraria alla verità. Le due espressioni che spesso si trovano nei Salmi e nell’Antico Testamento sono giustizia e misericordia, che non sono contrarie. Entrambe sono attributi di Dio. Nel Nuovo Testamento si parla di giustizia e misericordia, concetti ai quali ha fatto ricorso il Diritto canonico medievale per risolvere conflitti di interpretazione giuridica.

Oggi direi che la misericordia richiede da noi di dare più di ciò che dobbiamo, perdonare quando non siamo costretti, dedizione… Il perdono è un aspetto fondamentale della misericordia, soprattutto in società in cui l’ethos comune è ferito, in cui c’è una polarizzazione… In questo contesto, l’aspetto della misericordia richiede una nuova urgenza per la riconciliazione.

A Madrid lei ha parlato delle conferenze episcopali alla luce del Concilio Vaticano II. Che ruolo crede che siano chiamate ad avere in quella maggiore sinodalità che il papa vuole promuovere?

Cardinale Péter Erdő: Il Concilio Vaticano II parla con un accento speciale della collegialità. Il Collegio episcopale, secondo la formula adottata dal Codice di Diritto Canonico, ha il potere supremo pieno e universale in tutta la Chiesa, ma il Collegio episcopale non è completo senza la sua testa, il papa, e può procedere solo con il consenso del Romano Pontefice, in unità con lui. Il Collegio episcopale e il Romano Pontefice, quindi, non sono due soggetti con suprema e piena potestà sulla Chiesa, ma un unico soggetto.

Per quanto riguarda le conferenze episcopali, è importante chiarire che non sono portatrici di tutte le competenze del Collegio episcopale, perché il Collegio è indivisibile.

Qual è la missione delle conferenze episcopali? In primo luogo manifestano la collegialità dei vescovi ed esprimono la missione di ogni vescovo, in modo individuale, nella Chiesa universale, perché il vescovo è pastore della propria Chiesa locale, ma allo stesso tempo ha una vocazione nella Chiesa universale.

In vari Paesi le conferenze episcopali nazionali esistevano già molto prima del Concilio, ma in seguito questa istituzione è stata prescritta per ogni Paese. Ogni Paese ha la propria situazione pastorale e le sue circostanze giuridiche, e le relazioni con lo Stato sono molto diverse. Per questo, è ragionevole che le conferenze episcopali si organizzino tenendo conto di questa realtà nazionale.

Per quanto riguarda la loro vocazione, la missione principale è la consultazione fraterna sui problemi pastorali. Non sono organi di potere di per sé, salvo qu
ando ricevono l’autorizzazione del Santo Padre, o del diritto universale della Chiesa, e assumono allora competenze di tipo legislativo, come può essere la negoziazione di un Concordato con il Governo del Paese.

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Tags:
divorziati risposatisinodo famiglia
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