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La "sanatio in radice" e la legatura delle tube per finalità contraccettiva

© freya-photographer/S HUTTERSTOCK

padre Angelo Bellon, o.p. - Amici Domenicani - pubblicato il 05/11/13

Con la prima si intende la convalidazione di un matrimonio canonicamente nullo; la seconda è una forma di sterilizzazione

Salve,

mi chiamo Angela ed ho conosciuto oggi il vostro sito ed ho letto i consigli che ha dato a tutte le persone che gli hanno mandato le e-mail, così le scrivo perchè anche io ho bisogno di 2 consigli fondamentali, sono sposata civilmente da 5 anni e mezzo e ovviamente non posso fare la comunione, sia io che mio marito vorremmo metterci in regola e sposarci in chiesa con la "sanatio in radice" ma non sappiamo come fare, ci hanno accennato di andare all'ufficio matrimoni di S. Giovanni (abitiamo vicino Roma), ma mi chiedo se per caso non ci sia un'altra soluzione (abbiamo una marea di impegni che ci fa rimandare di continuo).

Un'altra domanda che le voglio fare è se è logico (come mi è stato suggerito dai medici) chiudere le tube per evitare di rimanere incinta di nuovo, qui le devo spiegare bene la situazione… Sono malata di sclerosi multipla e dopo quasi 10 anni sono diventata mamma del mio primo figlio. La gravidanza del piccolo è andata benissimo, come le previsioni dicevano mi sentivo meglio ed è andato tutto molto bene. Adesso dopo un anno e mezzo aspetto la mia seconda bambina ma è sorto un grossissimo problema…. questa gravidanza mi ha messo letteralmente KO, la malattia invece di migliorare è peggiorata e adesso non riesco a fare neanche le cose più semplici, non riesco neppure a cambiare il pannolino del primo bambino (infatti ci pensa mio marito così come pensa a pulire casa ecc.). Così i medici che mi stanno seguendo mi hanno suggerito con il prossimo cesareo di farmi chiudere le tube, questo perchè mi hanno vista visibilmente peggiorata e mi hanno detto che se rimanessi incinta per la terza volta rischierei di peggiorare ulteriormente e di non poter curare i bisogni di tutti e 3 i bimbi.

Che faccio? A me personalmente l'idea non mi piace per niente. Ma il terrore di fare dei danni ai bambini rimanendo incinta per la terza volta è altrettanto forte. Come dovrei comportarmi secondo la chiesa cattolica?

* * *

Carissima Angela,

1. da tempo il Signore stava bussando al vostro cuore. Anche tu, come Sant’Agostino, puoi dire al Signore: “Hai bussato, hai picchiato, hai gridato, e finalmente hai vinto la mia sordità!” Adesso ti trovi ad aver fame di Dio, oltre che ad aver bisogno del suo aiuto.

Ti è stata proposta la via più semplice per metterti in regola: la sanatio in radice. Per i nostri visitatori ricordo che per sanatio in radice s’intende la convalidazione di un matrimonio canonicamente nullo. La Chiesa riconosce come valido per due battezzati solo il matrimonio sacramento. Succede non di rado che due battezzati, sposati civilmente, abbiano un ripensamento o conversione e chiedano di rendere sacramento il loro Matrimonio.

La Chiesa concede la convalidazione di un matrimonio canonicamente nullo senza dover ricorrere ad una nuova celebrazione, senza che si rinnovi il consenso con tanto di presenza del parroco, di due testimoni e delle pubblicazioni. La sanatio in radice può essere data solo dall’Ordinario del luogo ed è per questo che voi (della diocesi di Roma) dovete rivolgervi al vicariato. Date le ristrettezze di tempo potreste, attraverso il parroco della vostra parrocchia, organizzare il tutto in modo da recarvi in vicariato solo per la lettura del documento e le firme. La possibilità di essere assolti in confessione e di fare la Santa Comunione, che porta un bene immenso a voi due e alla vostra famiglia, vale la pena di sacrificare qualche ora di lavoro e il disagio.

2. Vengo adesso all’altro problema che ti pesa ugualmente. La legatura delle tube per finalità contracettiva è una manipolazione del corpo umano, così da impedire al gesto coniugale il suo significato di amore pieno e totale. È una forma di sterilizzazione. Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae dedica un passaggio anche alla sterilizzazione, prima di esprimere il magistero della Chiesa sulla contraccezione coniugale. Ecco i due passaggi: “È parimenti da condannare, come il magistero della chiesa ha più volte dichiarato, la sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell’uomo che della donna. È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” (HV 14).

3. La via indicata dalla Chiesa è quella dei metodi naturali. Ti riporto ancora un passo dell’Humanae vitae: “Alcuni si chiedono: nel caso presente, non è forse razionale, in circostanze così complesse, ricorrere al controllo artificiale delle nascite, se con ciò si ottiene l’armonia e la quiete della famiglia e migliori condizioni per l’educazione dei figli già nati? A questo quesito occorre rispondere con chiarezza: la chiesa è la prima a elogiare e a raccomandare l’intervento dell’intelligenza in un’opera che così da vicino associa la creatura ragionevole al suo creatore, ma afferma che ciò si deve fare nel rispetto dell’ordine da Dio stabilito.

Se dunque per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi, o da circostanze esteriori, la chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere minimamente i principi morali che abbiamo ora ricordato. La chiesa è coerente con se stessa, sia quando ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi, sia quando condanna come sempre illecito l’uso dei mezzi direttamente contrari alla fecondazione, anche se ispirato da ragioni che possano apparire oneste e gravi. Infatti, i due casi differiscono completamente tra di loro: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali.

È vero che, nell’uno e nell’altro caso, i coniugi concordano con mutuo e certo consenso di evitare la prole per ragioni plausibili, cercando la sicurezza che essa non verrà; ma è altresì vero che soltanto nel primo caso essi sanno rinunciare all’uso del matrimonio nei periodi fecondi quando, per giusti motivi, la procreazione non è desiderabile, usandone, poi, nei periodi agenesiaci a manifestazione di affetto e a salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore veramente e integralmente onesto” (HV 16). Per giungere a maggiore sicurezza non pochi coniugi fanno affidamento alla combinazione di diversi metodi.

4. Sulla legatura delle tube per finalità contraccettiva i medici che la consigliano – a parte le considerazioni di carattere morale – non tengono presente le conseguenze nella vita della donna. Scrivono due autori: “Si è osservato che nei mesi successivi all’intervento frequentemente si instaura una ‘fase di lutto’ caratterizzata da emozioni negative, sensazioni di tipo ipocondriaco, diminuzione dell’autostima (…). Talora la sterilizzazione influenza definitivamente in modo negativo la vita affettiva e quella sessuale” (Ros Adriano, Zanconato Giovanni, La contraccezione, fondamenti scientifici, p. 366). Derogare dalla legge di Dio non fa mai star meglio.

5. Nel caso invece che si ricorra alla contraccezione è necessario passare attraverso la confessione prima di fare la Santa Comunione. Passare attraverso la confessione non è una pena o una condanna, ma una grazia, che nello stesso tempo diventa sorgente di molte grazie. Dice Paolo VI: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).

Anche la Conferenza episcopale italiana, nel comunicato con cui presenta ai fedeli il Magistero della Chiesa (10.9.1968), indica la medesima strada: “Questa evangelica benignità si manifesti specialmente nei confronti di quei coniugi le cui mancanze non derivano da un rifiuto egoistico della fecondità, bensì piuttosto dalle difficoltà, a volte molto serie, in cui si trovano di conciliare le esigenze della paternità responsabile con quelle del loro reciproco amore.(…). In tal caso il loro comportamento, pur non essendo conforme alla norma cristiana, non è certo valutabile nella sua gravità come se provenisse unicamente da motivi viziati dall’egoismo e dall’edonismo.

Sarebbe tuttavia un serio errore educativo, se con il loro atteggiamento di comprensione, i sacerdoti finissero per favorire nei coniugi una condotta mediocre o facili accomodamenti: in questo, come in ogni altro settore della vita morale, nessun cristiano può sottrarsi all’impegno di un perseverante e responsabile sforzo per adempiere mediante l’aiuto della grazia la volontà di Dio” (II).

Ti assicuro la mia preghiera per le tue necessità e soprattutto per la tua famiglia e per questo ti benedico.

Padre Angelo

Tags:
bioeticamatrimonio
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