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Quali luoghi e quali riti per i funerali di domani?

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Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 31/10/13

Cremazione, dispersione delle ceneri, personalizzazione del rito: nuove tendenze che sollecitano una rinnovata attenzione pastorale

Quali luoghi e quali riti per i funerali di domani? E' la riflessione proposta dal quotidiano francese La Croix (29 ottobre) che ha esplorato come siano cambiati i luoghi della memoria con la maggiore diffusione della cremazione delle spoglie del defunto e della dispersione delle ceneri. E' cambiato anche il rito stesso delle esequie: quando non è proprio slegato da qualsiasi appartenenza religiosa e celebrato in modo alternativo dalle agenzie di servizi funebri, sempre più spesso in ogni caso è segnato dalla personalizzazione e dal susseguirsi dei ricordi di amici e parenti del defunto insieme alla lettura di brani significativi per l'estinto, quando non si assiste alla proiezione di video che ne registrano momenti particolari della vita.

Tutto questo sollecita una rinnovata attenzione pastorale, come sottolinea don Franco Magnani, direttore dell'Ufficio liturgico della Conferenza episcopale italiana.

Nuovi luoghi e soprattutto nuovi riti per la morte: come leggere questa tendenza?

Magnani: Negli ultimi tempi si assiste a un riaffacciarsi della riflessione sulla morte, che da sempre interroga gli individui e la società ma che con il tempo sembrava essere stata sottoposta a un processo di censura e rimozione, nel tentativo di eludere le domande attorno al morire e quasi con l'occultamento dei gesti che accompagnano il lutto. Nel riproporsi di questa attenzione si colloca l'esigenza crescente di personalizzazione dei funerali, che non di rado sconfina nella ricerca di una vera e propria spettacolarizzazione. Tutto ciò chiede una sapienza pastorale capace di integrare in modo nuovo le molteplici dimensioni della morte: l’unicità della singola persona e insieme l'appartenenza all’universale condizione umana; la singolarità del corpo e l’eccedenza dell’anima; l’attaccamento che custodisce l’affetto e la necessaria conversione che esige il distacco; il dolore per la perdita e la speranza nella Risurrezione. Su questi temi ci siamo interrogati di recente nel convegno nazionale “Umbra Mortis Vitae aurora”, promosso dall'Ufficio liturgico in collaborazione con la Pontificia Università lateranense dal 23 al 25 ottobre scorsi, per presentare la seconda edizione italiana del rito delle esequie.

Quali aspetti avete affrontato in particolare?

Magnani: La presentazione delle peculiarità della seconda edizione del Rito delle Esequie ha cercato di far emergere alcune di queste dialettiche e in particolare due istanze.  La prima è relativa alla diffusione di pratiche come la cremazione, la dispersione delle ceneri, o la loro custodia nelle abitazioni domestiche, che obbligano non solo ad una presa di posizione da un punto di vista giuridico, ma anche ad una presa in carico dal punto di vista pastorale e liturgico. La seconda è legata all’urgenza di formare nuove ministerialità per garantire, in uno scenario ecclesiale in rapido mutamento, lo svolgimento efficace delle tre tappe – casa/ospedale, chiesa, cimitero – che scandiscono i riti esequiali. In questa prospettiva, è stato molto utile l’ascolto e il confronto con quanto avviene oltr’Alpe, nella situazione specifica presentata dal vescovo di Saint-Étienne (Francia), dove questa attenzione pastorale è stata sollecitata prima.

Quale conclusione si può trarre rispetto a questo diverso modo di celebrare il distacco dalla vita?

Magnani: Sembra evidente che l’uomo e la donna della post-modernità non possono vivere l’esperienza del morire senza affidarsi alla dimensione della ritualità. Di fronte alla morte si riscontra una sorprendente domanda di riti, perché non bastano risposte più o meno ideologiche, non bastano i discorsi astratti, anche se fascinosi, seri e profondi. Malgrado i venti della secolarizzazione, i riti legati alla morte, anche se minacciati, resistono – magari trasformandosi – perché per affrontare il mistero della morte, come per le altre tappe esistenziali di passaggio o di crisi – come la nascita, l’ingresso nell’età adulta, lo sposarsi, la malattia –, "ci vogliono i riti" come scriveva de Saint-Exupéry. La stessa elaborazione meramente civile del lutto va quindi oggi in cerca di ritualità significative.

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