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Le chiese cristiane nei Paesi arabi

@Oasis

Fondazione Oasis - pubblicato il 31/10/13

La nostra è Chiesa della risurrezione ancora, perché continua la missione del Signore nei Paesi in cui la sua voce non cessa di riecheggiare, sui monti e nelle pianure. Continua la missione evangelizzatrice del Signore con la parola esplicita e soprattutto con la testimonianza di vita. Infatti la testimonianza di vita, come dice Papa Benedetto XVI nella sua enciclica Deus Caritas Est, è più importante dell’annuncio esplicito, che alcune circostanze rendono difficoltoso. Essa continua la missione di Cristo con le sue innumerevoli istituzioni educative, umanitarie, sanitarie e sociali – basta guardare all’annuario del Patriarcato latino di Gerusalemme. E le altre chiese non sono da meno.

È Chiesa della risurrezione nelle sue parrocchie attive in tutti i Paesi arabi e nella gioventù impegnata. Non sapremmo contare i movimenti apostolici nelle chiese del mondo arabo. Vi darò un veloce schizzo della Chiesa in Giordania: 40 preti, più di 150 suore, 60 scuole cattoliche, 5 ospedali cristiani, numerosi ambulatori, movimenti giovanili che raggruppano più di 3000 ragazzi e ragazze, altrettanti scout, un segretariato generale per la gioventù e un altro per gli scout e le scout, un segretariato generale dei consigli parrocchiali (con più di 150 membri), un segretariato generale per il movimento delle giovani famiglie (più di 200 famiglie si riuniscono ogni martedì), un segretariato generale per i ministranti (più di 400), l’associazione delle madri cristiane (centinaia), poi la Caritas che ha 150 impiegati e in cui lavorano più di 1200 volontari. Le nostre chiese sono vive e la vita è un segno della risurrezione.

Siamo Chiesa della risurrezione per il ruolo profetico che svolgiamo nei vari conflitti che il mondo arabo vive in questi ultimi tempi. La voce della Chiesa in Palestina e Libano, in Egitto, Siria e Iraq cerca di essere la voce della verità. Una voce che invita a rifiutare la violenza, le guerre, il terrorismo, l’uccisione e la vendetta. Una voce che invita a stabilire la giustizia, la giustizia qual è insegnata dalla Chiesa a partire dalla lettera di Papa Giovanni XXIII Pacem in terris e che afferma che non vi è pace senza giustizia, né pace senza carità né pace senza perdono e riconciliazione. Se i Paesi arabi continuano a vivere una situazione confusa – speriamo che essa sia un travaglio verso società migliori – la ragione è che il fondamento primo, che è la giustizia, rimane ancora assente. La missione della Chiesa in tutti questi conflitti, dopo l’appello alla giustizia e alla pace, è agire per la riconciliazione e il perdono tra le parti in lotta. Si tratta di un’azione che solo le chiese cristiane possono compiere, perché il perdono è fondamentalmente una categoria cristiana. Infatti nella mentalità islamica e in quella ebraica troviamo raramente l’invito al perdono gratuito, dato e ricevuto. La mentalità ebraica è quella dell’occhio per occhio e dente per dente e nella mentalità musulmana troviamo il proverbio di quel beduino che, vendicàtosi a quarant’anni di distanza dal fatto, commenta: “Ho fatto presto”.

Infine, le nostre chiese nel mondo arabo sono chiese della risurrezione per le loro vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata. Se Dio ci ha fatti passare attraverso molte prove e crisi, ci ha risparmiato la crisi delle vocazioni. I nostri seminari hanno un buon numero di studenti e lo stesso vale per i noviziati religiosi. Un numero significativo di ragazze arabe ha cominciato a entrare negli ordini, locali e non. È una grazia di Dio per la quale Lo ringraziamo.

Conclusione

Vi ringrazio per essere venuti in Giordania per questa riunione. Vi ringrazio perché vi interessate alla situazione delle chiese nei Paesi arabi. Speriamo che le portiate nelle vostre preghiere e nei vostri pensieri. Permettetemi per concludere di esprimere un’osservazione che mi addolora e che addolora tutti i Vescovi del mondo arabo. I Vescovi che lavorano con le comunità religiose in generale e con quelle femminili in particolare hanno un’impressione generale dominante: operate con carità, dedizione e fedeltà ovunque vi troviate. Ma quando si tocca l’interesse della congregazione, esso viene spesso prima dell’interesse della Chiesa locale. Non vogliamo entrare in una discussione su questo punto, perché sarebbe lunga e forse inutile. Spero che possiate provare a noi Vescovi che questa impressione è errata o che risale al passato e che il presente sia, se Dio vuole, una verde primavera araba per i nostri Paesi, le nostre chiese e la vostra congregazione, e per tutte le congregazioni nei Paesi arabi e nel mondo.
Grazie.

Amman, 15 ottobre 2013
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Mons. Maroun Lahham

traduzione Martino Diez

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Tags:
chiesa cattolica
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