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Come ricordare i nostri cari defunti?

DC Mudflap
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Che senso hanno la visita al cimitero, i fiori sulle tombe, se i nostri cari sono in cielo, nella vita eterna?

Caro don Antonio,

frasi come: “Vado al cimitero a trovare i miei cari” secondo me non sono molto cristiane. Per noi credenti i nostri cari sono in cielo, nella vita eterna, non sepolti in una tomba. Mi sembra che il nostro atteggiamento sia talvolta un po' paganeggiante: rendiamo onore ai defunti con costose lapidi e gran mazzi di fiori e non ci ricordiamo di pregare con loro e per loro. Altro che dimore eterne! Per i cristiani al cimitero ci sono solo collocazioni provvisorie per i pochi resti, destinati un giorno a riunirsi con l'anima.

Giovanni, Casale Monferrato

Caro Giovanni,

sono d'accordo con te, tuttavia la commemorazione dei defunti e la visita al cimitero hanno un grande valore. Partirei dalla parola cimitero, che deriva dal greco e significa “luogo di riposo”, “dormitorio”. Il posto della sepoltura per i cristiani non è infatti l'ultima dimora, ma un luogo provvisorio, in attesa della risurrezione finale. Nel cimitero monumentale di Verona, per esempio, campeggia la scritta “Resurrecturis” (a coloro che risorgeranno).

Fin dall'inizio i cristiani hanno voluto esprimere come il legame con i propri cari defunti vada oltre la morte costruendo cimiteri per i battezzati (pensiamo alle catacombe). Più tardi i fedeli furono seppelliti nelle chiese, accanto alle tombe dei martiri, o attorno alle chiese, manifestando così la loro comunione con i vivi che celebravano le lodi del Signore. Solo nel XIX secolo le leggi civili imposero di portare i cimiteri fuori dai centri abitati.

Come ci dobbiamo comportare noi cristiani verso i nostri cari defunti? Dobbiamo avere grande rispetto per il corpo del defunto, che è stato tempio dello Spirito Santo. Anche la cura della tomba, abbellita con fiori e luci, è importante come segno dell'affetto che ci tiene legati, della comunione nella fede che la morte non può distruggere. Per questo la visita al cimitero conserva un grande valore. Possiamo portare anche i nostri ragazzi, perché ricordino i nonni, i parenti, persone amiche.

Dobbiamo però evitare l'ostentazione, le esagerazioni e gli sprechi. In qualche caso più che l'affetto per i propri cari sembra emergere la vanità dei vivi o il tardivo tentativo di rimediare a ciò che non si è fatto in vita. Vengono in mente le parole di Gesù. “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: 'Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti'. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti” (Matteo 23,29-31).

In positivo, come cristiani dobbiamo ricordare che la comunione con i nostri defunti si manifesta soprattutto nella celebrazione eucaristica, che unisce la Chiesa terrena all'assemblea dei santi nel Cielo, e in generale nella preghiera. Come sottolinea il Catechismo, “la nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore” (n. 958). Per commemorare i nostri defunti, poi, cioè per ricordarli veramente, non dobbiamo trascurare le opere di bene. Possiamo farle in loro memoria. Possiamo tener viva la loro presenza imitando le virtù, gli esempi, i valori che quasi sempre ci hanno lasciato. I santi sono coloro che ci hanno preceduto nel cammino della fede lasciandoci una testimonianza sempre attuale. Ma tra di essi ci sono molte persone che, pur non essendo state elevate agli onori degli altari, hanno lasciato dietro di sé una scia di bene, di amore, di perseveranza, di dedizione che noi siamo invitati a seguire.

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