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I cattolici devono per forza essere poveri?

Peter Kelly

padre Dwight Longenecker - Aleteia Team - pubblicato il 28/10/13

Avidità e spreco sono sempre peccati, ma non tutti devono comunque fare voto di povertà

Papa Francesco ha convocato un vescovo tedesco a Roma e lo ha sospeso dal suo incarico fino a che non verrà portata a termine un’inchiesta sulle sue spese. Sembra che il vescovo Franz-Peter Tebartz-van Elst abbia speso 43 milioni di dollari per rinnovare la sua residenza ufficiale.

Dal canto suo il pontefice, che ha abbandonato il tradizionale alloggio papale nel Palazzo Apostolico preferendo una modesta suite presso la Casa Santa Marta, ha affermato di essere scoraggiato quando i sacerdoti guidano macchine di grossa cilindrata ed ha invitato il clero a vivere con semplicità. Il papa prende sul serio il suo voto gesuita di povertà e, portando il nome di San Francesco, che ha amato “madonna povertà”, funge da modello.

Non tutti i sacerdoti e i vescovi, ad ogni modo, fanno voto di povertà. I sacerdoti cattolici sono per la maggior parte diocesani; promettono di obbedire al proprio vescovo, ma non fanno voto di povertà. Il diritto canonico ha alcune linee guida chiare per il clero circa la ricchezza. Il canone 281.1 permette che il clero riceva una remunerazione per il proprio lavoro adeguata alla propria condizione, e a quanti non hanno fatto voto di povertà sono permesse altre forme di entrate. Un sacerdote può ereditare, può investire le proprie sostanze in azioni e obbligazioni o ricevere un’entrata da altri lavori collegati alla sua vocazione, ad esempio come oratore o scrittore.

Anche nel caso in cui dispongano di alcune sostanze, ciò non vuol dire che i membri del clero debbano vivere nel lusso. Il canone 282.1 prescrive questo per i chierici: “conducano una vita semplice e si astengano da tutto quello che può avere sapore di vanità”. Le vacanze frequenti, l’abbigliamento costoso, le residenze stravaganti e le macchine lussuose sono fortemente scoraggiati. Il canone 285.1 afferma che il clero dovrebbe astenersi da tutto ciò che è sconveniente al proprio stato.

Un sacerdote o un vescovo, quindi, può avere una vita “comoda” ma dovrebbe evitare stravaganze ed eccessi. Dovrebbe far fronte a tutte le proprie necessità in un modo adeguato e modesto per non avere preoccupazioni materiali. La sua preoccupazione principale è servire il Signore. Può svolgere attività ricreative, e se i suoi mezzi lo permettono non c’è nulla di male a godere dei modesti piaceri materiali.

La maggior parte dei sacerdoti che conosco conduce una vita modesta e senza pretese. Un buon numero di chierici, però, non lo fa. Malgrado l’indicazione a perseguire la vita semplice, perché tanti nostri sacerdoti e vescovi vivono ancora sfarzosamente? Sono caduti nella trappola della vanità, dell’avidità e del materialismo come tanti altri nella nostra società.

Avidità, vanità e materialismo non sono limitate al clero. La chiamata clericale a perseguire la semplicità di vita è tale che il clero potrebbe essere un esempio per tutti i cristiani. I laici non sono chiamati alla povertà, ma sono chiamati ad essere buoni amministratori della loro ricchezza, e tutti i cristiani sono chiamati ad evitare materialismo, avidità e la trappola delle grandi ricchezze.

Contrariamente all’opinione comune, ad ogni modo, ciò non vuol dire che i laici debbano essere poveri o dare tutto il proprio denaro ai poveri. Sono dell’opinione che i laici dovrebbero accumulare denaro per quanto possono. Se un uomo ha il dono di fare soldi, dovrebbe lavorare sodo, essere scaltro, condurre gli affari onestamente e fare quanto denaro può. Dovrebbe poi chiedersi cosa farci con tutto quel denaro.

Un laico che guadagna molto denaro dovrebbe usare queste risorse per servire il Signore. Pensate a ciò che potrebbe fare la Chiesa se i ricchi considerassero la propria ricchezza il mezzo per fare del bene nel mondo! Costruiremmo nuove chiese e scuole. Costruiremmo cliniche per le donne che hanno una gravidanza critica. Serviremmo i poveri con scuole professionali e programmi di assistenza. Costruiremmo case per gli anziani e le doteremmo di personale. Finanzieremmo film, canali televisivi e stazioni radio per proclamare il Vangelo, e la lista potrebbe continuare a lungo!

Cosa accadrebbe se i laici ricchi lavorassero con il clero povero per compiere grandi cose per Dio? Molti filantropi cattolici donano molto denaro, ma se tutti noi facessimo così? Se il clero desse il buon esempio e promuovesse la semplicità di vita, allora i laici potrebbero rispondere con il tipo di generosità radicale che i cattolici conoscono da sempre, e forse una delle ragioni per le quali il laicato non è generoso come una volta è perché il clero vive troppo nel lusso.

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laicipovertàricchezza
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