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Aung San Suu Kyi, la forza spirituale di un leader

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Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 28/10/13

Il premio Nobel per la pace birmano da Papa Francesco

"Una grande sintonia" si è subito stabilita tra Papa Francesco e la leader dell'opposizione del Myanmar, Aung San Suu Kyi, ricevuta il 28 ottobre in Vaticano, nel secondo giorno della sua visita in Italia.

E' stato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, a riferire ai giornalisti il colloquio tra Aung San Suu Kyi e Papa Francesco nel corso della visita privata: il pontefice ha assicurato che "prega per il Myanmar e incoraggia e apprezza il contributo 'per la democrazia e la pace' offerto da Aung San Suu Kyi. Il Papa ha anche espresso “grande sintonia” con “questa figura così simbolica nel mondo asiatico” con la quale, nel corso del colloquio, ha affrontato i temi, cari a Bergoglio, della "cultura dell'incontro" e del dialogo interreligioso (Radio vaticana, 28 ottobre).

L’udienza si è tenuta nella Biblioteca papale e padre Lombardi – che ha ricordato l'interesse di Papa Francesco per l'Asia, continente che intende visitare tra i primi-  ha riferito che il pontefice ha espresso “tutto il suo apprezzamento per l’impegno della signora per lo sviluppo della democrazia nel Paese, assicurando da parte sua l’impegno della Chiesa per questa causa, senza che si faccia alcun tipo di discriminazione perché la Chiesa è al servizio di tutti con le sue attività caritative”.

Da parte sua il premio Nobel per la pace 1991, nel corso  della conferenza stampa con il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha riferito che: "Il Santo Padre mi ha detto che le emozioni come odio e paura sminuiscono la vita e il valore delle persone. Dobbiamo valorizzare l'amore e la comprensione per migliorare la vita dei popoli" (Radio vaticana, 28 ottobre).

Aung San Suu Kyi, 67 anni, figlia del generale birmano che ha negoziato l’indipendenza del suo Paese dal Regno Unito nel 1947 e ucciso da avversari politici nello stesso anno, ha vissuto per molto tempo all’estero con la madre, frequentando le migliori scuole indiane e inglesi. A New York, dove lavorava per le Nazioni Unite, ha conosciuto il marito Michael Aris, studioso di cultura tibetana, dal quale ha avuto due figli, Alexander e Kim. Il suo ritorno in Birmania nel 1988 per accudire la madre malata coincide con l'instaurazione del regime militare del generale Saw Maung. Aung San Suu Kyi, fortemente influenzata dagli insegnamenti non-violenti di Ghandi, fonda il partito di cui oggi è presidente, La Lega Nazionale per la Democrazia. Per questo motivo, fino al 2010 sarà costretta a restrizioni della sua libertà personale, anche con gli arresti domiciliari. Nel 1990, il suo partito vince le elezioni ma i militari annullano il voto. La leader dell'opposizione non può allontanarsi dal Paese perchè non la lascerebbero rientrare e così non può nemmeno salutare il marito che nel 1995 si ammala di cancro e, due anni dopo, muore. Dopo le elezioni del 2010, il governo concede una serie di riforme orientate ad ottenere una democrazia liberale, un'economia mista e la riconciliazione nazionale. Oltre al rilascio della leader, altri 200 prigionieri politici vengono liberati e nel 2012 Aung San Suu Kyi ottiene un seggio al parlamento birmano. La sua battaglia, tuttavia, non è finita.

"Mi auguro che rimaniate al nostro fianco", ha affermato Aung San Suu Kyi che in Campidoglio ha finalmente ricevuto la cittadinanza onoraria romana che le era stata assegnata nel 1994 dalla Giunta Rutelli e ha incontrato anche il premier Letta e il presidente Napolitano. È necessario che la Costituzione, adottata nel 2008, venga riformata cancellando i posti riservati ai militari e ogni discriminazione a cominciare da quella contro la stessa Aung San Suu Kyi cui il legame di parentela con cittadini stranieri le impedirebbe di candidarsi alla Presidenza in occasione delle prossime elezioni politiche del 2015 (Il Sole 24 ore, 27 ottobre). "Per andare avanti – ha affermato Aung San Suu Kyi – sono ancora necessari profondi cambiamenti e il cambiamento più urgente e importante è quello della nostra Costituzione. Spero che Roma ci sostenga nel cambiarla" (Avvenire 28 ottobre). La leader birmana ha però anche affermato che “Abbiamo bisogno di pace molto più di qualunque altra cosa, e la pace nasce dal cuore” (Radio vaticana 28 ottobre).

In questo quadro la visita a Papa Francesco assume una rilevanza particolare, un "vero e proprio segno dei tempi". Si sono incontrate, infatti, due persone "protagonisti spirituali" che sanno il valore del dialogo tra le religioni e lo mettono in pratica. "Aung San Suu Kyi è una di questi protagonisti per la sua capacità di contribuire al pensiero planetario per il confronto tra i popoli, le etnie, le religioni. I conflitti interreligiosi presenti in Birmania possono essere superati se, come ha detto lei stessa, si supera la paura dei buddisti e la paura dei musulmani. Lei sa come affrontare le sfide cruciali che oggi attendono il suo popolo. Oggi i leader non devono solo avere capacità politica, credibilità e struttura morale ma anche una grande profondità spirituale. È questa che la Birmania e il mondo riconoscono alla Signora" (Il Sole 24 ore, 27 ottobre).

L'incontro con Papa Francesco è allora "il segno della forza globale della spiritualità nel mondo di oggi che si esprime nella diversità delle esperienze religiose. L'unità dei popoli, delle etnie, delle religioni è il tema cruciale del nostro tempo. Una nuova semina è in atto nella storia umana. E nulla di meno oggi è richiesto, non solo alle chiese ma anche ai leader politici" (Il Sole 24 ore, 27 ottobre).

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myanmarnobel per la pacenon violenzapapa francesco
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