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Anche San Paolo ricevette le stigmate?

@DR
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La storia della pietà popolare e l'iconografia non raffigurano mai Paolo con le stigmate

Caro padre Antonio,

in una sua lettera San Paolo scrive: “D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi infatti porto le stigmate di Gesù Cristo”. Come San Francesco e padre Pio o c'è un altro significato?
Mi aiuti a capire,

Cesareo

“D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi; io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo” (Gal 6,17). Concludendo la lettera ai Gàlati, Paolo parla di coloro che annunciano un altro Vangelo e li accusa di vivere secondo la carne per sfuggire le persecuzioni causate dalla croce di Cristo. Lui non cerca altro vanto che la croce del Cristo, espressione di suprema debolezza sul piano di una visione umana ma che è in realtà l'unica causa di salvezza. Solo la croce e chi la vive nella propria vita può abbattere ciò che è vecchio e donare al mondo una vita nuova, fatta di unità e di pace, perché è per mezzo della croce che gli uomini si sono riconciliati con Dio e tra di loro.

Il significato del termine stigmate non è di facile interpretazione. “Anche se Paolo attribuisce a se stesso, in senso metaforico, la crocifissione di Cristo, per cui le 'stigmate' potrebbero essere lette in continuità con tale applicazione, è bene rilevare che 'i segni dei chiodi' non vengono mai nel Nuovo Testamento indicati come 'stigmata' ma come 'typon'. Tuttavia, a prescindere dal valore più generale del termine, lo stesso riferimento al 'corpo' di Paolo, impedisce di considerare 'stigmata' come corrispondente dei segni dei chiodi nella crocifissione. Le 'stigmate' di cui parla sembrano qualcosa di reale e di riconoscibile nel suo corpo, non la semplice applicazione di una metafora, per cui, a meno che non si pensi ad un fenomeno di vera stigmatizzazione come quella di Francesco d'Assisi e di San Pio da Pietrelcina, non sembra che Paolo sia stato mai stigmatizzato. La stessa storia della pietà popolare e l'iconografia non raffigurano mai Paolo con le stigmate” (A. Pitta, Lettera ai Gàlati, pagina 406).

Certo i segni nella carne che Paolo porta e di cui si vanta sono certamente quelli lasciati sul suo corpo dalle battiture, fustigazioni, flagellazioni subite a causa di Cristo e che ricorda ampiamente nel capitolo 11 della seconda Lettera ai Corinti. E' sicuro che nel corso della storia la croce è la gloria di ogni cristiano che annuncia il messaggio di salvezza. Non dobbiamo mai dimenticare che accettare la croce con amore diventa per tutti segno di vittoria sul male e sulla morte e garanzia di una vita nuova. Questo ci pone un inquietante interrogativo: “Io come porto la mia croce?”.

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Invia il tuo interrogativo, scrivendo una email a padreantonio@asuaimmaginesettimanale.it oppure spedendo una lettera all'indirizzo A Sua Immagine, Borgo Sant'Angelo 23, 00193 Roma. La risposta arriverà dal silenzio e dalla spiritualità del Monastero di San Benedetto di Subiaco. Padre Antonio offrirà una chiave per trovare un senso alle questioni poste, accompagnando il cammino di credenti e non credenti.

 
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