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Vasectomy Day: per non fare figli, sterilizzatevi

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La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 25/10/13

Ad Adelaide, in Australia, in occasione della settimana della Science Exchange è stata lanciata la Giornata Mondiale della Vasectomia

di Stefano Magni

Ad Adelaide, in Australia, in occasione della settimana della Science Exchange è stata lanciata la Giornata Mondiale della Vasectomia. Sì, vasectomia, avete letto bene: resezione dei dotti deferenti, i canali dello sperma nel pene maschile. Per pubblicizzare il lieto evento, sono state mandate in diretta streaming i video di ben 16 operazioni, eseguite dal vivo di fronte al pubblico di Adelaide.

A prima vista sembrerebbe uno spot alla rovescia, per spaventare la gente e farla scappare a gambe levate. Farsi mettere i ferri addosso fa sempre paura. Farseli mettere sulle parti intime maschili è terrorizzante. Vedere cosa accade in sala operatoria è fisicamente ributtante (anche gli studenti di medicina, all’inizio, svengono), anche solo per l’estrazione di un molare. Figuriamoci per un intervento che consiste in una parziale castrazione. Forse in un mondo come quello di oggi è possibile far pubblicità anche con le immagini più impressionanti, considerando che c’è gente che paga fior di abbonamenti a canali satellitari per gustarsi lo spettacolo di intere operazioni di chirurgia plastica. E sempre più giovani pagano per farsi infilzare da spille o addirittura farsi marchiare a fuoco. Pare che i promotori dell’iniziativa, fra cui Planned Parenthood (lobby de-natalista) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, contino proprio su questo gusto dell’orrido e istinto alla rovescia. «La parte più difficile è far apparire la vasectomia come un qualcosa di attraente», ammette però l’urologo Stein, uno dei medici che hanno operato dal vivo e in diretta streaming. Per sensibilizzare più gente possibile è stato anche girato un film-documentario, educativo, “Il vasectomista”, diretto da Jonathan Stack, un regista vincitore di Emmy Award.

Al di là dell’orrore fisico, che dire del messaggio che questa operazione di marketing vuol veicolare? Secondo l’Oms e Planned Parenthood, la vasectomia è il metodo più efficace e meno costoso di contraccezione. Si rende sterile il maschio (è più facile che sterilizzare la femmina) e si può condurre una vita sessualmente attiva, pur senza preservativo e senza la noia di rischiare di avere uno o più figli di mezzo. Questa è la logica, papale papale, spiegata anche dall’81enne Paul R. Ehrlich, professore alla Stanford University: «I maschi di queste nazioni (India e Cina, ndr) dovrebbero andare in delirio di felicità: risparmiano per sempre alle loro mogli e alle fidanzate il peso della contraccezione». E magari non sono più “costretti” a buttar via il neonato, come è successo a Mumbai, in India, in pochi giorni: il primo bimbo (benché l’avessero pure accoltellato) è stato rinvenuto miracolosamente vivo, una neonata, invece, è stata trovata già morta ieri. Due dei tantissimi infanticidi a cui si ricorre, da quelle parti, quale “efficace ed economica” politica di denatalità. In Cina, invece, la vasectomia, molto spesso, non è una scelta, ma una pratica forzata. Serve ad implementare la “politica del figlio unico”, che impone sterilizzazione forzata, multe salatissime, carcere e distruzione del proprio tetto coniugale (nei casi peggiori) se si osa avere più di un figlio per coppia. Alle decine di milioni di cinesi, vittime di queste repressioni, gli organizzatori della Giornata Mondiale della Vasectomia, lanciano il chiaro messaggio: “Non aspettare di farti castrare dal compagno poliziotto, sterilizzati prima tu”.

La Giornata della Vasectomia è mondiale, ma è rivolta soprattutto alle potenze asiatiche. Serve a privarci di concorrenti pericolosi? C’è sempre il dubbio che lo scopo, neppure troppo ben celato, sia questo: impedire la crescita di un grande mercato interno e sempre più benestante in India e in Cina. Ma i promotori dell’iniziativa potrebbero addirittura essere in buona fede e credere di fare del bene a queste potenze emergenti. Perché è ancora diffusa l’idea che più uomini ci sono, più poveri saranno. Ebbene sì, sono ancora fermi alla teoria di Thomas Robert Malthus (1766-1834), il quale era convinto che le risorse agricole a disposizione potessero aumentare a una velocità inferiore rispetto alla crescita demografica. Dunque, a suo avviso, non ci sarebbe stato cibo sufficiente per tutti.

Questa teoria ha portato a "spiacevoli" conseguenze politiche: la guerra vista come “igiene dell’uomo” per tutto l’800 e la prima metà del ‘900, il colonialismo per conquistare risorse e trovare luoghi in cui parcheggiare la popolazione eccedente, l’eugenetica (sterilizzazione forzata di persone arbitrariamente considerate “indegne” di riprodursi) pratica diffusa nei Paesi scandinavi fino agli anni ‘70, infine il nazismo che mirava a guadagnare uno spazio vitale per la crescente popolazione tedesca, sia conquistando territori (nell’Est europeo), sia eliminando “razze” umane considerate “inferiori” che avrebbero costituito una concorrenza troppo ingombrante nella spartizione delle risorse. Ma a prescindere dalle conseguenze politiche della teoria di Malthus, quest’ultima si è rivelata … totalmente errata. Quando la scrisse, nei primi decenni del XIX Secolo, la popolazione mondiale era di poco inferiore al miliardo. Oggi siamo sette volte più numerosi. Eppure, stranamente, la fame del mondo riguarda una popolazione sempre inferiore. Tra il 1990 e il 2012, la percentuale di persone nel mondo che soffre di fame cronica è diminuita dal 18,6% al 12,5%. Nello stesso lasso di tempo, la popolazione mondiale è passata dai 5,3 miliardi del 1990 ai 7 miliardi attuali. Al crescere della popolazione, crescono le risorse. Ovvio: non solo c’è più gente che consuma, ma c’è anche più gente che produce. E più menti pensanti che escogitano nuovi metodi di produzione.

La Giornata Mondiale della Vasectomia ignora queste realtà elementari. Torna indietro alla mentalità dei primi dell’800. E propone, quale nostro brillante futuro, di castrare l’uomo.

Tags:
eugeneticainfanticidiopolitica figlio unico
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