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I cattolici pronti ad impegnarsi in politica

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Un sondaggio dice che la larga maggioranza dei cattolici accoglie l'invito di Papa Francesco ad un nuovo impegno pubblico

Su Famiglia Cristiana di oggi (24 ottobre), un interessante sondaggio realizzato dall'Istituto Demopolis su un campione di 1200 maggiorenni cattolici. Al centro dell'inchiesta se e come, in quale misura, il cattolicesimo italiano sia disponibile ad accogliere l'appello di Papa Francesco perché una nuova generazione di cattolici si impegni in politica per il bene comune. Un appello che viene recepito in blocco dal 90% degli intervistati. 
 
Investimenti sulla scuola e nel lavoro al centro delle preoccupazioni. In questo sicuramente nessuna differenza tra cattolici e non cattolici, specie con una crisi occupazionale tra le più drammatiche dal dopoguerra: 12.5% di disoccupazione, al cui interno va considerato il dramma della condizione giovanile. Quasi un giovane su due (40%) non lavora.
 
Sul piano istituzionale i temi più gettonati sono un forte ricambio del personale politico, con una limitazione ai mandati parlamentari e una profonda revisione del finanziamento pubblico ai partiti e la corruzione.
 
Sul fronte della famiglia, la campionatura vede (in qualche modo in parallelo ad alcune osservazioni del Papa) una richiesta di attenzione per le famiglie in formazione (asili, permessi familiari, sgravi fiscali) e per i non autosufficienti, specialmente aiuti per prendersi cura degli anziani. 
 
Aiuto ai deboli: i cattolici sono preoccupati principalmente dei tagli (possibili o presunti) alla sanità e al welfare e poi all'associazionsimo. E' il volontariato che risolve molte criticità in Italia, la preoccupazione è che si tagli sui fondi al Terzo Settore. Sul tema della cittadinanza a chi nasce in Italia sebbene in generale nel campione solo una minoranza (48%) si ritiene d'accordo nel provvedimento, l'indagine mostra che i giovani sono (contrariamente a quanto si aspetti) meno propensi. Più favorevoli le donne e in cattolici fortemente praticanti.
 
La tassazione per i cattolici deve colpire la rendita finanziaria e liberare risorse per il lavoro. In minoranza che pensa a specifici provvedimenti per favorire il lavoro femminile, molti di più sono contro il precariato selvaggio.
 
Sei cattolici su dieci per la difesa dell'embrione e della vita nascente, percentuale che sale col salire dell'età ma scende sotto il 50% tra i giovani fino a 35 anni. Solo un terzo è contrario all'eutanasia, e solo un terzo rivedrebbe la 194 in tema di aborto.
 
Meno soldi agli armamenti e più soldi e riforme per la giustizia e per la protezione dell'ambiente. 
 
Il cattolico disegnato da questa indagine mette al centro delle proprie preoccupazioni i giovani, la costruzione della famiglia, l'idea di una comunità solidale con i più deboli, è aperta ai nuovi italiani e ad una trasformazione dell'Italia in una società multietnica e multiculturale. Vuole meno tasse e sa che la corruzione e la clientela distruggono le possibilità di una crescita sana e sostenibile della società e del Paese. Tuttavia ha perso di vista alcuni capisaldi della dottrina cattolica sui temi cosiddetti “non negoziabili”, aprendo a sperimentazioni su embrioni e all'eutanasia. 
 
La recente storia politica italiana ha visto, nei mesi finali del Governo Monti il tentativo di alcune realtà dell'associazionismo cattolico di dare vita ad una formazione politica di chiara ispirazione cristiana con esiti incerti sia teorici, sia in termini di consenso (Tempi 29 luglio 2011). Scelta Civica – che ha proposto Mario Monti come proprio leader – ha accolto questa istanza, ma si è fermata poco sopra il 10%. Qual'è lo spazio per una partito cattolico? Deve formarsi al “centro” oppure prendere il posto di uno dei due poli più tradizionali? Il quadro sempre più frammentato delle ultime elezioni politiche e la bassa affluenza fanno pensare che una aggregazione unitaria in nome della dottrina sociale della Chiesa non sia più possibile, almeno nell'immediato e che l'elettorato “cattolico” non scelga in modo diverso da quello “laico” distribuendosi a destra, sinistra, centro e “antisistema” più o meno allo stesso modo, anche se l'esperienza del Governo Letta, con mezza giovanile dei Popolari in esecutivo qualcosa potrebbe muoversi.
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