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I 5 segreti per non #divorziare

© Martin Novak/SHUTTERSTOCK

padre Francesco Occhetta - "L'UMANO NELLA CITTÀ" Il blog di Francesco Occhetta - pubblicato il 21/10/13

L’amore non è semplicemente un sentimento ma quell’atto è garantito e custodito soprattutto da un comandamento, quello dell’amore

Essere innamorati è uno status; l’amore è un atto! Si subisce uno status (perché è istintivo) ma si decide un atto” ha scritto De Rougemont. Inizia da questa riflessione l’avventura (antropologica prima che morale) del matrimonio (non solo cristiano!).

L’amore non è semplicemente un sentimento ma quell’atto è garantito e custodito soprattutto da un comandamento, quello dell’amore.

Così l’amore è soggetto ad alcune leggi: il rispetto della giustizia in favore dell’altra parte, la solidarietà, la costruzione del bene comune, la pazienza, la monotonia del quotidiano… fino al dono reciproco del per-dono.

Insomma esiste un’alleanza e una promessa che nascono da un comandamento e che morirebbero se ci fosse solo sentimento.
Il comandamento dell’amore ci aiuta a rispondere alla grande domanda della vita sull’amore: “quando sono sicuro che l’altro mi ama?”. Per rispondere proviamo a fare memoria della “fatidica formula” che prevede anche un impegno e un’alleanza:

Prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
tutti i giorni della mia vita.

Insomma, uno è sicuro che l’altro lo ama semplicemente perché sente che l’altro è disposto a dare la vita per l’altra persona, lo cura, gli sta vicino, in una parola: c’è!!!

È stato scritto che: “Quando l’essere amato va troppo lontano nel tradimento di se stesso o persevera nell’inganno di se, l’amore non lo segue più”. 

È per questo che l’amore va custodito e curato, ma ancora di più la propria interiorità va conosciuta e accompagnata. Un prato se non lo si innaffia secca, se lo si bagna troppo diventa una palude e marcisce, se l’erba non si taglia è difficile attraversarlo, se si usano troppi diserbanti “brucia”…

Nel film La grande bellezza questo aspetto sembra emergere con chiarezza. Il protagonista che apparentemente sembra avere tutto si svuota dentro… le relazioni o sono vere o nel teatro del mondo ad un certo punto stancano e fanno diventare la persona così banale che ad un certo punto la guardi e dici: “poveretto invece di vivere ed essere se stesso, recita”.

Chi si sposa ha davanti all’altro una responsabilità in più, l’alleanza e la promessa che si basano su 5 grandi dimensioni del vivere che se non curate portano alla rottura del matrimonio. 
Vediamole.

1) Anzitutto si sposa l’altro, con la sua vita e la sua storia, i suoi doni e i suoi difetti, la sua capacità d’amare e i suoi blocchi. Non si sposa la mia idea che ho dell’altro… che se non viene realizzata è crisi! È importante non fare diventare l’altro come uno lo vorrebbe che fosse.

2) Sposate la famiglia dell’altro, a partire dalla suocera (ahimè!) che cerca di mettere il becco dappertutto ma che è spesso punto di riferimento e sempre pronta ad aiutare. È saggio e prudente non attaccarla frontalmente e portare pazienza, anche perché spesso sbagliano i modi ma spesso ci azzeccano! E poi vengono i fratelli e le sorelle a volte un po’ gelosi e possessivi; fino agli amici intimi del partner che non sono proprio tutti simpatici e brillanti.

3) Si sposa l’apertura alla vita: volere i figli. Per questo motivo la Chiesa ritiene nullo un matrimonio in cui uno dei due sposi decide in segreto di non volere figli.

4) Si sposa anche il modo di incontrare l’altro nell’unione dei corpi, nella vita sessuale e sessuata, che include la dimensione della castità e del rispetto dell’altro da abbracciare come dono e come utile per i propri piaceri.

5) Si sposa poi il lavoro e la professione dell’altro, come uno si realizza e cresce, come uno può avere fallimenti e ripartire. Su questo punto attenzione a fare carriera ai rezzi del partner… perché primo o poi ve lo rinfaccerà.

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Tags:
divorziomatrimonio
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