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Camillian Task Force: portare cuore e cure nelle emergenze umanitarie

© DR
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Intervista al responsabile del gruppo di medici e infermieri camilliani che intervengono nelle crisi umanitarie, padre Aristelo Miranda

Operano dove c'è bisogno di loro, e vivono nelle zone di emergenze il carisma camilliano: é la Camillian Task Force, una ONG di medici, infermieri, piscologi che animati dalla fede in Cristo vanno nelle zone di guerra o di calamità a prestare il proprio servizio. Aleteia ha raggiunto il loro coordinatore intarnazionale, padre Aristelo Miranda a cui abbiamo chiesto con semplicità: che cos'è la Camillian Task Force e come funziona?

Miranda: La Camillian Task Force (CTF) è nata nel 1994 in risposta ad un appello di Padre Angelo Brusco (Psicologo di fama internazionale e allora Superiore Generale dell’Ordine dei Camilliani).  L’idea iniziale era creare una task force (come medici senza frontiere) che interveniva direttamente e tempestivamente nei disastri naturali e provocati dalla mano dell’uomo. Tutto questo in continuità con lo spirito di San Camillo che ha scelto sin dall’inizio di servire i sofferenti nei disastri (basti pensare alle pestilenze ed alle guerre del tempo). Da quel momento sono oltre 30 le missioni della CTF. Terremoti, tsunami, cicloni, tifoni ma anche siccità sono stati principali scenari di intervento in cui i Camilliani si sono misurati in africa, asia, america, e europa. Nel tempo la Ctf ha concentrato i suoi sforzi nell’attivare risorse locali e facilitare percorsi di coinvolgimento della comunità locale , in particolare dei religiosi e ecclesiale, in risposta.
 
Come vi coordinate con le NGO civili o le autorità nazionali e internazionali?

Miranda: Noi siamo un ufficio umanitario dell’Ordine, non siamo un ong (nel senso italiano) ed è per questo siamo liberi di scegliere con chi lavorare sul terreno del disastro. Il nostro partner principale è la chiesa locale, la caritas, e soprattutto le ong locali. La regia del lavoro, il team che opera è tutto locale (non ci sono espatriati). I camilliani diventano protagonisti diretti dell’intervento, lasciando all’ufficio centrale (che ha sede a Roma) un ruolo di facilitazione e supervisione nella progettualità in una prospettiva internazionale.
 
Dove operate attualmente?
 
Miranda: Lavoriamo ai confini con la Somalia (Wajir) in uno scenario di siccità e morte. Abbiamo iniziato nel nostro intervento rispondendo all’appello del Papa Benedetto XVI del 2011 e da subito abbiamo coinvolti i religiosi locali in un programma che cerca di andare al di la dell’emergenza  centrando sulla promozione della comunità locale sul versante sanitario, agricolo, e di sviluppo della comunità.
Lavoriamo nelle Filippine, una terra dove i disastri sono un esperienza quasi quotidiana,  in risposta al tifone Bopha con un programma nutrizionale nelle scuole ed agricolo dopo una prima risposta sanitaria nell’emergenza. 
Lavoriamo in India. Nella regione di Uttarakhand (vicino l’Himalaia) dove una grande alluvione ha portato oltre 20000 morti e distruzioni con un programma che assicura assistenza sanitaria di base e nel futuro case per gli sfollati.
 
Spesso i cristiani, in certi territori dove essi sono minoranza, vengono perseguitati, voi avete sempre potuto operare nonostante tutto?
 
Miranda: A Wajir (Kenya) operiamo in una terra dove la (quasi) unica presenza cattolica è la nostra. E’ la terra di Annalena Tonelli preziosa martire cristiana che ha dato la vita per il popolo somalo. 
Nelle Filippine come in India, nelle zone in cui siamo presenti per l’intervento di emergenza, la presenza dei cristiani è a dir poco marginale. Ma tutto questo per noi ha rappresentato sempre una opportunità più che un limite creando le condizioni di un ecumenismo e di un dialogo interreligioso pratico (pastorale dal nostro punto di vista) che parte dal volto del popolo sfigurato dal disastro. Ci ritroviamo naturalmente a piangere e pregare insieme (oltre che a gioire e celebrare), con persone di religione mussulmana, induista, o buddisti…come anche con cristiani e cattolici ispirati dal dono di San Camillo del prendere cura dell’ammalato. Fa parte del nostro approccio e del patrimonio Camilliano porsi in ascolto profondo dei bisogni e dei vissuti (anche di fede) del popolo che è vittima del disastro.
 
Quali sono le crisi peggiori che avete dovuto affrontare?
 
Miranda: Haiti con le sue centinaia migliaia di morti ha rappresentato una vera sfida per tutti come lo tsunami. Ma preferisco dire che ogni lacrima di un popolo colpito da un disastro è una “crisi peggiore”.  Abbiamo visto terre distrutte da tsunami improvvisi, figli strappati da madri, …ma la crisi peggiore forse è leggere l’indifferenza dell’uomo (ed in particolare delle istituzioni locali) su quello che sta accadendo e soprattutto sulle responsabilità del disastro. un disastro non è mai solo naturale ma è provocato dall’ingiustizia degli uomini (basta pensare ai disboscamenti).
 
Come si svolge il carisma camilliano in un ospedale da campo?
 
Miranda: In realtà non lavoriamo quasi mai nella logica dell’ospedale da campo. La nostra presenza sanitaria soprattutto nel post emergenza punta decisamente ad un approccio comunitario sulla salute. I contesti sono diversi come le presenza camilliane, e la dove c’è gia un ospedale camilliano (o comunque una struttura sanitari) ci appoggiamo nell’intervento (ad esempio ad Haiti) ma preferiamo sempre lavorare in un logica di salute pubblica ed in uno stile comunitario che evita la istituzionalizzazione dell’intervento.
 
 
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