Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
martedì 24 Novembre |
Santi Andrea Dung Lac e 116 compagni
home iconNews
line break icon

Sidrak: "Finalmente gli egiziani sono liberi"

© DR

Aiuto alla Chiesa che Soffre - pubblicato il 18/10/13

Il Patriarca Copto-cattolico Ibrahim Isaac Sidrak spiega il suo punto di vista sulla situazione dell'Egitto dopo la caduta del presidente Morsi

«Finalmente gli egiziani sono liberi e l’Egitto appartiene di nuovo al suo popolo». Il patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak definisce così la situazione nel suo paese. Il patriarca – che questa settimana ha visitato il quartier generale di Aiuto alla Chiesa che Soffre – individua «due fasi della rivoluzione». La prima è quella che ha portato alla caduta di Hosni Mubarak, «colpevole di aver abusato del proprio potere», la seconda coincide invece con la deposizione dell’ex presidente Mohammed Morsi. «Il leader della Fratellanza – afferma – è stato eletto democraticamente, ma anziché rappresentare gli egiziani, ha salvaguardato unicamente gli interessi dei Fratelli musulmani, servendosi della religione per fini politici». 
L’instabilità degli ultimi mesi ha aggravato la situazione economica e sociale dell’Egitto e rafforzato i gruppi estremisti, in particolar modo nelle regioni meridionali. «L’Alto Egitto è stato a lungo trascurato dal governo e ciò ha permesso ai fondamentalisti di sostituirsi alle autorità – spiega il patriarca – non deve stupire se molti degli ultimi attacchi hanno avuto luogo in quest’area». Uno dei simboli delle violenze settarie del dopo-Morsi è il piccolo villaggio rurale di Dalga, nel governatorato di Minya, dove due chiese, un monastero di oltre 1600 anni e una trentina di abitazioni cristiane sono state distrutte. Dal colpo di stato del 3 luglio fino al 17 settembre scorso, il piccolo centro è stato sotto il controllo dei sostenitori di Morsi, alcuni dei quali avrebbero perfino costretto gli abitanti cristiani a pagare la gizya: una tassa di protezione imposta dall’impero ottomano ai non musulmani. «Fortunatamente l’esercito e la polizia sono riusciti a liberare Dalga ed altri villaggi in cui si nascondevano i fondamentalisti», racconta il prelato che è stato vescovo di Minya per più di dieci anni.
Un altro argomento di grande interesse sono le modifiche alla Costituzione egiziana, che dovrebbero essere note a breve. «La maggior parte dei membri della costituente vuole uno stato civile, ma non dobbiamo dimenticarci che la mentalità islamica è ancora molto diffusa nel paese», afferma il patriarca. Tra i punti che fanno maggiormente discutere l’ormai noto articolo 2, che indica i “principi della sharia quale principale fonte di diritto”. I membri del partito al-Nour vorrebbero eliminare la parola principi e lasciare come unico riferimento la legge coranica. Un desiderio espresso anche lo scorso anno dai salafiti, i quali si erano poi dovuti “accontentare” dell’inserimento dell’art. 219, che segnala come i principi della sharia si rifacciano al Corano, all’insieme dei precetti del profeta Maometto e alla dottrina della sunna. «Se parliamo dei principi della sharia intendiamo valori comuni a tutti, quali il rispetto, l’amore, i diritti umani – spiega Sua Beatitudine – ma se cancelliamo la parola principi l’articolo si presta ad interpretazioni pericolose. Ad ogni modo non credo che il tentativo salafita avrà successo». 
Il patriarca guarda comunque con fiducia al nuovo testo costituzionale ed al futuro dei suoi fedeli. «I cristiani in Egitto sono rispettati e tantissimi nostri connazionali hanno apprezzato il modo in cui abbiamo reagito agli attacchi subiti questa estate. Non abbiamo cercato vendetta, né aiuti dall’estero. Non ci siamo fatti trascinare in una guerra civile ed abbiamo sempre continuato a collaborare con i nostri fratelli musulmani».
“Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2012 ha raccolto oltre 90 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato oltre 5.604 progetti in 140  nazioni.  
Tags:
aiuto alla chiesa che soffreegittofratelli musulmanipersecuzione cristiani
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in otto lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
HEAVEN
Philip Kosloski
Preghiera perché un defunto raggiunga la gioi...
KSIĄDZ PRZY OŁTARZU
Padre Bruno Esposito, OP
Breve ‘Vademecum’ per la nuova edizione del M...
Aleteia
Preghiera a santa Rita da Cascia per una caus...
ARCHANGEL MICHAEL
Gelsomino Del Guercio
La preghiera di protezione contro gli spiriti...
TEENAGER
Tom Hoopes
I 7 doni dello Spirito Santo rispondono a 7 n...
Giovanni Marcotullio
Vi spieghiamo perché la Messa comincia con il...
CARLO ACUTIS MIRACOLI EUCARISTICI
VatiVision
Carlo Acutis: il documentario sulla mostra su...
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni