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L'Italia impreparata a fronteggiare la crescita dei poveri

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Aiuto ai poveri

Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 18/10/13

Il Rapporto di Caritas italiana: negli ultimi due anni le richieste di beni e servizi materiali sono passate dal 67,1% al 75,6%

L’aumento dei poveri nel nostro Paese è visibile per chiunque, soprattutto in una grande città, sia disponibile ad accorgersi delle persone che frugano al mattino nei bidoni dell’immondizia o che sempre più frequentemente tendono la mano lungo le strade. Caritas italiana, in occasione della Giornata internazionale Onu per lo sradicamento della povertà, ha messo in fila le cifre di una marea di disagio economico che continua a salire coinvolgendo sempre più italiani che fino a ieri non si sarebbero mai presentati ad un Centro di ascolto.

Da un monitoraggio sul 24% dei Centri d’Ascolto (369 in 53 diocesi), emerge che delle 41.529 persone che si sono rivolte ai Centri Caritas, il 31% sono italiane, il 53,6% sono donne, il 62,4% è disoccupato e il 74,7% ha figli. Solo negli ultimi due anni le richieste di beni e servizi materiali (abiti, cibo, igiene personale, ecc.) sono passate dal 67,1% al 75,6% delle richieste totali con un incremento dell’8,5%.

Caritas e Chiese locali si sono impegnate in tempo di crisi in uno sforzo supplementare a favore delle persone e delle famiglie in difficoltà con l’acquisto di beni di prima necessità, contributi al reddito, microcredito, voucher lavoro e sostegno alle esigenze abitative. Solo da giugno a settembre 2013 sono pervenute a Caritas Italiana 22 richieste, finanziate con un importo totale di 600.000 euro.

"Questi sono dei numeri – ha commentato per Radio Vaticana (17 ottobre) Paolo Beccegato, responsabile dell’Area internazionale di Caritas italiana – che, però, sono i volti delle persone che abbiamo incontrato ai nostri centri di ascolto, chiedendo sempre di più – e questo è un altro dato preocupante – beni e servizi materiali di prima necessità. C’è l’auspicio che adesso nel dibattito parlamentare, nella nuova Legge di stabilità, vi siano delle normative più incisive, perché appunto questo quadro, che continua ad aggravarsi, in qualche modo possa essere affrontato con strumenti nuovi, strumenti più efficaci. Non è che bisogna spendere tanto di più, quanto spendere meglio".

Infatti lo scoppio della crisi economica, ha denunciato Caritas italiana ha colto impreparato il nostro Paese impreparato, almeno per quanto riguarda le politiche di lotta alla povertà, L’Italia "sconta un certo ritardo, perlomeno rispetto ai Paesi ‘storici’ dell’Unione Europea. «Tra i punti di debolezza del sistema, Caritas segnala l’esigenza di un ripensamento complessivo del sistema di servizi e interventi sociali, la complessità del sistema di sostegno socio-assistenziale ed economico alle famiglie, lo sbilanciamento della spesa sociale italiana sul versante previdenziale, la mancanza di una misura universalistica di sostegno economico rivolta a coloro che si situano sotto il livello di minimo vitale. Tra le altre criticità individuate, la chiusura il 31 dicembre 2013 del Programma europeo di aiuti alimentari agli indigenti dell’Unione europea, che potrebbe avere conseguenze molto gravi anche nel nostro Paese da gennaio 2014, il mancato aggiustamento delle pensioni al costo della vita, il taglio alle agevolazioni fiscali del settore non profit, l’incompiuta legge sul sovraindebitamento. Non mancano aspetti positivi, come la proposta di Acli e Caritas italiana dell’introduzione del Reddito d’inclusione sociale (Reis) e il lancio di un’“Alleanza italiana contro la povertà”» (Agenzia Sir 18 ottobre).

Molta speranza aveva suscitato il ministro del Welfare, Enrico Giovannini, che a metà settembre aveva presentato il Sia, Sostegno per l’inclusione attiva, a cui il ministero aveva lavorato insieme ad un team di accademici guidato dal vice ministro Maria Cecilia Guerra. Però di questa misura non c’è traccia nella legge di stabilità e questo ha provocato reazioni molto critiche. «L’assenza di una misura universale per il contrasto alla povertà assoluta nella legge di stabilità 2014 non è stata ben accolta dal mondo dell’associazionismo. Per tutti è stata una “brutta sorpresa”. A cominciare dalla Caritas, che nelle parole del vicedirettore Francesco Marsico esprime il proprio disappunto. “L’annuncio del ministro Giovannini sul Sia aveva suscitato notevoli speranze nella costruzione di un modello di welfare di stampo europeo. Speranze che oggi non si realizzeranno. Ora vogliamo una spiegazione dal governo”. Anche dalle Acli, l’invito al governo a tornare sui suoi passi. “Una misura contro la povertà estrema, come il reddito di inclusione sociale, è indispensabile”, ha spiegato Gianni Bottalico, presidente delle Acli, mentre la Fio.Psd taglia corto: “Gli impegni presi dal governo per i più poveri sono insufficienti”» (Redattore sociale 17 ottobre).

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