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La sfida delle malattie neglette

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Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 18/10/13

Chendi: "sono malattie "della solidarietà" perchè possono essere debellate solo con la solidarietà"

Anche tra le malattie esiste una gerarchia legata al potere economico piuttosto che alla persona. Grande parte delle malattie che toccano le persone dei paesi ad economia avanzata sono di natura cronico – degenerativa, neoplastica e virali: nei confronti di queste l’interesse sociale alla loro risoluzione è tale da orientare anche le scelte di politica sanitaria verso la ricerca e l’assistenza. Per quanto riguarda invece le malattie "neglette" o rare, poichè l’area della loro diffusione è lontana da quella dei paesi occidentali o perchè interessano un numero limitato di individui, la ricerca e l’assistenza dipendono quasi esclusivamente dalla solidarietà delle persone.

A "La sfida delle malattie neglette" è dedicato il Symposium Internationalis ‘Solidarietas et Salus’ in programma a Roma il 19 ottobre, organizzato dai Ministri degli Infermi – Religiosi Camilliani e dalla Associazione ScienzaSaluteSocietà, in collaborazione con la Diocesi di Roma e la Fondazione SmithKline e con il supporto del Pontificio Consiglio Operatori Sanitari della Santa Sede. Con quali obiettivi lo spiega ad Aleteia padre Augusto Chendi, sottosegretario del Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari.

Perchè questo convegno?

Chendi: Secondo alcune stime le malattie neglette, cioè ignorate perchè considerate una conseguenza "ineluttabile" della povertà, colpiscono un sesto degli abitanti del pianeta mentre due miliardi di persone sono a rischio in 149 Paesi del mondo. Tuttavia, poichè non hanno incidenza nei paesi ad economia avanzata e sono presenti soprattutto nelle aree ad economia rurale o nelle zone di conflitto, sono trascurate dall’agenda internazionale. Il convegno intende mettere a fuoco patologie che riguardano invece milioni di persone e dare visibilità e voce a queste stesse persone che non hanno la possibilità di curarsi.

Quali sono le conseguenze di queste malattie?

Chendi: Nella maggior parte dei casi provocano cecità, ulcere, deformità, disturbi dello sviluppo fisico e mentale e lasciano nella povertà più assoluta le famiglie perchè hanno effetti gravemente invalidanti sui capifamiglia, che sono soprattutto le donne, rendendole inabili al lavoro. Tutto ciò si ripercuote gravemente sull’economia di Paesi che lottano per uscire dalla povertà creando un assurdo circolo vizioso. Tanto più che la prevenzione di molte di queste malattie è molto facile perchè si trasmettono spesso per contatto diretto a causa della carenza di quelle norme igieniche che sono ormai la norma dei paesi ad economia avanzata.

Qual è l’impegno del Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari in questo campo?

Chendi: Il dicastero si inserisce nell’iniziativa promossa dai Religiosi Camilliani e dalla Associazione ScienzaSaluteSocietà, in collaborazione con la Diocesi di Roma e la Fondazione SmithKline. E’ compito della Chiesa rendere edotta l’opinione pubblica rispetto a un’emergenza che è lontana sia dalla memoria diretta di queste malattie endemiche non più presenti nei nostri Paesi e sia dall’impatto emotivo provocato da altre situazioni. E’ parte della sua missione profetica non solo aiutare concretamente nell’assistenza e nella cura, ma anche indicare la solidarietà come modalità concreta di intervento che deve iniziare dalla consapevolezza, dal prendere coscienza da parte di ognuno, in primo luogo i cristiani.

E agli Stati cosa si deve raccomandare?

Chendi: La stessa cosa. Bisogna rendere edotti quanti sono preposti allo sviluppo di strategie in campo sanitario della necessità di intervenire sia in campo nazionale che internazionale chiedendo il contributo di tutti. Anche le industrie farmaceutiche hanno la responsabilità di produrre farmaci a costi accessibili senza l’ansia di un preciso ritorno economico perchè i popoli che sono più toccati da questi problemi sono quelli che hanno minore capacità finanziaria da investire nella ricerca. Queste sono proprio le malattie della solidarietà perchè possono essere affrontate e debellate solo con la solidarietà.

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