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In Chesterton c'è una vera filosofia, un atteggiamento coerente

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Aleteia Team - pubblicato il 17/10/13

“Chesterton de pie”: un volume in lingua spagnola raccoglie gli studi dei massimi esperti mondiali

Chesterton continua ad essere attuale. A 75 anni dalla morte le sue opere continuano ad essere ristampate e tradotte, e la sua figura e la sua produzione sono ancora oggetto di studio.

CEU Ediciones ha appena lanciato sul mercato “Chesterton de pie”, un volume che ribadisce l'importanza della sua figura con studi di alcuni dei massimi esperti mondiali (Dale Ahlquist, Joseph Pearce, Aidan Mackey) e con numerosi contributi spagnoli sulla sua opera di giornalista e saggista.

Uno dei lavori che suscita più interesse è la ricostruzione del viaggio del celebre scrittore inglese in Spagna nel 1926, attraverso le testimonianze della stampa dell'epoca che hanno raccolto parte del contenuto delle sue conferenze sulla letteratura.

Dopo la presentazione del libro, l'autore e coordinatore Pablo Gutiérrez ha risposto ad alcune domande formulate da Prensa:

Questo libro rivendica l'importanza della figura di Chesterton. Crede che la sua opera sia stata dimenticata?

Non direi proprio “dimenticata”. Chesterton è stato pubblicato e tradotto senza interruzioni in molte lingue, e sono state realizzate varie serie televisive sul personaggio di Padre Brown, ma possiamo farci un'idea della sua riscoperta guardando alle sue “Opere complete”. Pubblicare le opere di qualcuno è segno che c'è un pubblico fedele e interessato all'autore. Alla fine degli anni Sessanta le ha pubblicate in Spagna Plaza Janés. Oggi sappiamo che quelle opere “complete” abbracciano meno di un terzo dell'opera di Chesterton. Forse bisognerebbe dire che abbiamo visto un Chesterton più piccolo di quello che era in realtà.

Perché riemerge ora, come rinasce la sua opera e a chi si deve questo riscatto dell'autore inglese?

Sono domande difficili per le quali non ho una risposta esatta. Mi piacerebbe credere che accade qualcosa che sarebbe piaciuta a Chesterton. È semplicemente popolare, ha trattato così tanti generi che il suo pubblico può essere assai diverso: romanzi di investigatori, saggi, poesia, qualche opera teatrale, biografie, storia, libri di viaggi… con lui ha funzionato il passaparola, ed è certo che dall'inizio del XXI secolo c'è stata una vera esplosione editoriale. Basta citare queste case editrici che lo hanno pubblicato: Acantilado, Encuentro, Renacimiento, Valdemar, Pre-textos, Ciudadela e molte altre che ora non ricordo…

Cosa apporta il libro “Chesterton in piedi” agli studi sulla sua opera?

Varie cose. In primo luogo, Dale Ahlquist elabora un catalogo di “predizioni” o “profezie” di Chesterton pubblicate sulla stampa dell'epoca; la maggior parte di questi testi viene tradotta per la prima volta in spagnolo. In secondo luogo Aidan Mackey rettifica elementi e giudizi biografici diffusi dalla cognata di Chesterton e che venivano dati per scontati ma sono falsi. Abbiamo pubblicato perfino prove documentali dell'epoca, raccolte e custodite dallo stesso Mackey; il professor Antuñano argomenta in modo brillante come Chesterton non fosse un semplice intrattenitore o un simpatico giornalista; ci sono ragioni per affermare che in Chesterton c'è una vera filosofia, un atteggiamento coerente davanti al mondo, davanti agli altri, di fronte a Dio che permette di dare senso alla vita: ringraziamento, sorpresa, il valore delle piccole cose, la grandezza dell'uomo e della donna comuni, fino alle cose più minime (non meno importanti) come la birra, il vino, le canzoni, il teatro per bambini o l'importanza delle conversazioni in taxi… ogni testo apporta un gioiello; forse sarebbe bene sottolineare come ultimo aspetto uno studio su come Chesterton è stato accolto in Spagna negli anni Venti in base agli articoli giornalistici dell'epoca.

Cosa sottolineano gli studi spagnoli sulla sua opera di saggista?

Sono caratterizzati dall'ammirazione di fronte alla brillantezza del giudizio antropologico che Chesterton emetteva di fronte a ciò che vedeva. Guardava con preoccupazione alla crisi della famiglia che si avvicinava, all'eccessiva preponderanza che lo Stato stava acquisendo, a detrimento della libertà, dell'iniziativa e della capacità di persone, famiglie… Si sottolineano anche la sua scommessa o il suo rifiuto del capitalismo e del comunismo: la sua scommessa sui piccoli proprietari, gli sfruttamenti agricoli familiari… L'opera che è stata studiata di più è “Ortodossia”, che è una presa di posizione sulla fede del credente, ma scritta in modo ineguagliabile, lungi dall'aridità dei trattati di apologetica di quell'epoca. Una delle sue contemporanee direbbe che Chesterton era “un soffio di aria fresca”.

E sulle sue opere giornalistiche?

Gli studi sul suo lato giornalistico sono in realtà agli inizi. Per fare un esempio, i suoi articoli sull'“Illustrated London News” (1905-1936) occupano 11 volumi di circa 500 pagine stampati negli Stati Uniti; è stato tradotto appena il dieci per cento di questi testi.

Che rapporto ha avuto con la Spagna e con gli intellettuali dell'epoca?

È stato in Spagna nel 1926, impartendo conferenze a Madrid e Barcellona. La Casa degli Studenti è stata uno dei luoghi in cui ha parlato. La cronaca di quella conferenza è stata scritta da Ramiro de Maeztu. Chesterton è stato un grande amico e un ammiratore della Spagna: della sua gente semplice, della sua fede, delle sue gesta; non era nulla di quello che oggi chiameremmo “politicamente corretto”. Si legge Chesterton sulla Spagna e ci si può sentire orgogliosi; non recrimina e non rimprovera, anche quando parla delle nostre ombre storiche.

Come ha influito la sua opera sugli intellettuali spagnoli?

Direi quasi che questo studio deve ancora essere iniziato. Grazie per il suggerimento.

Bisogna guardare all'opera di Chesterton da una precisa posizione politica o morale?

Per fortuna non serve. Anche se è certo che c'è un pubblico di Chesterton che è cattolico, interessato a temi apologetici, i suoi romanzi hanno raggiunto molti più lettori. Oserei dire che il semplice fatto che lo abbiano letto personaggi illustri come Borges dimostra la sua attrattiva universale. La rivista “Archipiélago” gli ha dedicato una monografia nel 2005 in cui c'erano firme diversissime come Fernando Savater, Santiago Alba o José María Guelbenzu.

Quale credibilità ha oggi Chesterton in Spagna?

Ha sicuramente un pubblico fedele, direi quasi di fans, tra i quali figuro ovviamente anch'io. Per un editore è quasi un'assicurazione sulla vita, nel senso che questo pubblico fedele compra tutto ciò che viene da Chesterton. C'è anche un crescente interesse accademico. Lo dimostrano, ad esempio, le firme di “Chesterton in piedi”. Scrivono professori di Valladolid, Granada, Madrid, Jaén, Valencia, Navarra…

A chi raccomanderebbe di leggere o rileggere i suoi libri?

Fondamentalmente ai lettori appassionati. Per quelli occasionali, forse i racconti polizieschi sono la migliore porta d'ingresso a Chesterton; racconti brevi di uno qualsiasi dei suoi detective: Padre Brown, Gabriel Gale, Horne Fisher, Mr. Pond…

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