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Il ruolo della donna nella Chiesa

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Nuovi Orizzonti - pubblicato il 16/10/13

Alla donna in particolare il compito di recuperare il potere dell’Amore nel suo vero ordine

La settimana scorsa ho avuto il privilegio di partecipare ad un Seminario di studio del Pontificio Consiglio per i Laici Sezione Donna, organizzato in occasione del XXV anniversario della pubblicazione della Lettera apostolica Mulieris Dignitatem del Beato Papa Giovanni Paolo II.Tema di questo Seminario: “Dio affida l’essere umano alla donna”.

Un tema importante e particolarmente interessante che è stato trattato da diversi punti di vista: antropologico, teologico, sociale, culturale, esperienziale, in un alternarsi di momenti “dottrinali” e profondi dibattiti che hanno arricchito gli interventi teorici di esperienze concrete interessanti.

A fare gli onori di casa a un centinaio di persone (per la grande maggioranza donne) tra rappresentanti di associazioni laicali e movimenti ecclesiali ed esperti in diverse discipline collegate con la tematica trattata, è stato il Cardinal Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio dei Laici. Con tono affettuoso e paterno ci ha invitato da subito a costruire insieme questo Seminario arricchendolo del contributo di ciascuno, lasciandoci condurre il più possibile dallo Spirito Santo perché la presenza di Dio tra noi fosse la forza di queste giornate insieme.

Devo dire che così è stato perché la prima meravigliosa esperienza vissuta è stata quella dell’unità tra noi,  sia con chi si è conosciuto in questa occasione, sia con chi si è rincontrato dopo altre esperienze già vissute insieme. Ad unirci così tanto indubbiamente è stato anche il tema trattato e il desiderio profondo di interrogarci in modo costruttivo sul senso del nostro essere donne e sul nostro ruolo nella Chiesa e più in generale nel mondo.

La Mulieris Dignitatem in questo senso ha sicuramente fatto la sua parte, vista la sua profondità e la bellezza delle sue riflessioni, ma è stato altrettanto bello e costruttivo lo scambio di esperienze personali che via via hanno condotto la riflessione dal semplice tentativo di comprendere meglio “cosa possiamo fare” come donne per realizzare la nostra missione di speciale affidamento dell’essere umano, al “cosa dobbiamo essere” perché si realizzi in pienezza.

Il cuore della discussione è stato il riconoscere alla donna in particolare il compito di recuperare il potere dell’Amore nel suo vero ordine. E il vero ordine dell’Amore è quello che rimette al suo posto l’uomo rispetto a Dio in una consapevolezza fondamentale: tutto ciò che l’essere umano è ed ha è un dono che Dio per primo fa a lui. In questa dimensione di Amore legato al Dono, la maternità in particolare, ma direi anche la paternità, che prima di essere dell’uomo sono di Dio, recuperano la loro vera natura nella capacità di dare la vita agli altri (che siano figli partoriti concretamente o solo spiritualmente) e per gli altri, una capacità di donazione che è l’unica che realizza davvero in pienezza.

Il Seminario si è concluso in modo del tutto eccezionale con un’Udienza Privata con il Santo Padre, un dono incredibile che abbiamo atteso tutti con trepidazione fin dall’inizio. Incontrare Papa Francesco al termine di un Seminario sul ruolo della donna nella Chiesa, alla vigilia della consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria avvenuta il giorno dopo a S Pietro, è stato per me il momento più emozionante e significativo. Il cuore mi batteva così forte che temevo si sentisse in quel silenzio profondo durante il quale a risuonare erano solo le sue affettuose parole.

Dopo averci dato il benvenuto con un “buongiorno” ci ha consegnato alcune importanti riflessioni sottolineando che il fatto che sia la donna a concepire, portare in grembo e partorire i figli degli uomini non è solo un fatto biologico ma comporta una ricchezza di implicazioni sia per la donna stessa che rispetto al suo modo di porsi nella relazione con gli altri.

Ci ha parlato di due possibili pericoli, due estremi opposti che mortificano la donna nella sua vocazione: ridurre la maternità a un ruolo sociale (un “compito” che se pure enorme non esaurisce le potenzialità della donna nella costruzione della comunità sia civile che ecclesiale) o al contrario promuovere una specie di emancipazione della donna che per occupare gli spazi sottratti dal maschile abbandona il femminile con i tratti preziosi che lo caratterizza.

Ha inoltre affermato come la donna abbia una sensibilità particolare per le cose di Dio, soprattutto nell’aiutare a comprendere la misericordia, la tenerezza e l’amore che Dio ha per noi.

Mettendo poi da parte i fogli che aveva in mano e su cui stava leggendo, ci ha consegnato due pensieri cuore a cuore: il piacere di pensare che la Chiesa non è “il” Chiesa ma “la” Chiesa, la Chiesa è “donna”, è Madre; il dolore nel vedere nella  Chiesa il ruolo di “servizio”(che tutti dobbiamo avere) della donna  scivolare verso un ruolo di “servitù”, segno che non si capisce bene qual è il suo ruolo.

Ci ha infine confidato di averci voluto incontrare contro il regolamento (evidentemente un “fuori programma”rispetto alla modalità consueta di ricevere in Udienza) perché il tema di “come valorizzare maggiormente la donna e quale può essere la sua presenza nella Chiesa” gli stà particolarmente a cuore.

Prima di salutarci personalmente tutti (e non solo le prime file come da programma) ha invocato Maria, grande Donna e Madre, perché fosse Lei ad accompagnare il nostro cammino.

Concludere con il richiamo a Maria mi è sembrata la risposta più esaustiva alla domanda che ci eravamo poste durante il Seminario circa non soltanto il “cosa fare” ma soprattutto “chi e come essere donne” oggi, a partire dalla Mulieris Dignitatem ma andando anche oltre, verso le nuove sfide della società odierna.

Tags:
amorechiesa cattolicadonnamulieris dignitatem
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