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Siria: i cristiani tra l'incudine dei filogovernativi e il martello degli oppositori

@DR

Finesettimana.org - pubblicato il 15/10/13

Intervista ad Ayman Abedl-Nour, creatore e redattore capo di All4Syria

in “syrie.blog.lemonde.fr” del 13 ottobre 2013 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

Souriya ‘ala toul ha messo on line il 13 ottobre un’intervista dell’ingegnere Ayman Abdel-Nour, creatore e redattore capo di
All4Syria. Con più di 22.000 lettori quotidiani, questo sito è considerato da anni, da molto prima della rivoluzione, come il primo sito siriano di informazione on line, o addirittura il primo media siriano in assoluto.

Compagno di università di Bachar al-Assad, Ayman Abdel-Nour lo ha consigliato durante gli anni in cui si preparava al potere. Riteneva allora che l’amico volesse realmente riformare il paese. Ma, poco tempo dopo l’arrivo di Bachar al vertice dello Stato, ha perso speranza: invece di mettere in atto le riforme che avevano immaginato, Bachar si è affrettato a promulgare leggi destinate ad arricchire la famiglia della moglie, Asma al-Akhras, i figli dei suoi zii al-Assad e Maklouf, e un certo numero di persone a loro vicine.

Nel 2003, Ayman Abdel-Nour ha cominciato a prendere le distanze dalla presidenza e ha creato il sito di informazione
All4Syria. Il suo nome arabo,
Kullu-nâ churakâ’ fî l-Watan (Siamo tutti partner nella patria) riflette meglio lo spirito e l’orientamento che questo “baathista per il rinnovamento” intendeva dare al suo lavoro. Non ha avuto libertà d’azione per molto tempo: minacciato dai funzionari del partito unico e dai loro complici nei servizi segreti, è stato costretto nel 2007 a fuggire dal suo paese con la sua famiglia. Da allora vive a Dubai, da dove continua, con il suo sito e con i suoi interventi nei media, a diffondere la sua visione di una Siria non confessionale, democratica e civile.

Dopo aver contribuito, nel 2011, alla creazione dell’associazione
Syriens Chrétiens pour la 
Démocratie, ha partecipato al lancio di
Syriens Chrétiens pour la Paix, una ONG che si inscrive nell’opposizione siriana. Cerca di rendere più consapevoli i cristiani siriani e lavora per dare soccorso ai siriani all’interno. Si batte per denunciare la pretesa di Bachar al-Assad di dichiararsi “protettore dei cristiani”, in Siria, in Libano e nell’insieme del Medio Oriente. Tenta di dimostrare, con il suo impegno accanto agli altri siriani, che, contrariamente a quanto afferma il regime, non tutti i cristiani hanno preso posizione contro i loro compatrioti che aspirano alla libertà e alla dignità.

Come spiegare la discrezione della comunità cristiana siriana all’interno della rivoluzione? Che cosa le ha offerto il regime per mantenerla dalla sua parte?

Fin dal primo giorno, il regime ha giocato sulla corda confessionale. Ancor prima che ci fosse la minima dimensione islamica, il minimo slogan islamico o il minimo movimento islamico. Con la collaborazione della sua consigliera Bouthayna Chaaban, Bachar al-Assad si è dato da fare, alla televisione, a far vibrare la corda delle emozioni. È riuscito a terrorizzare i cristiani in Siria e all’estero, usando per questo delle persone a lui vicine che vivono in Siria e i mezzi di cui dispone il sistema. Ha organizzato contro di loro degli attacchi ricorrendo a degli
shabbah presentati come “gruppi islamici
tackfiris” e ha fatto loro credere che se cadeva il suo regime non avrebbero avuto alcun futuro. È riuscito con questa propaganda e con le aggressioni di cui sono stati vittime un certo numero di preti da parte del regime ad inoculare la paura nella mente di un gran numero di persone.

La paura si è diffusa tra molta gente. Molti cristiani siriani che vivevano all’estero non partecipano ad alcun movimento, né politico né economico. Vanno in Siria per 15 giorni all’anno in occasione delle ferie estive per far visita ai loro cari, per girare e permettere ai loro figli di scoprire il loro luogo di nascita. Poi ripartono. Per questo non vogliono problemi e non si preoccupano veramente di ciò che accade attualmente in Siria. Ora ci stiamo sforzando di prender contatto con loro per far loro comprendere che un tale comportamento è inaccettabile: la Siria non è un albergo in cui si passano alcuni giorni di tanto in tanto. È la loro patria. Hanno delle libertà, delle rivendicazioni e dei diritti e devono pretenderli.

Il regime si è messo d’impegno per dividere le confessioni su tutti i piani. Si è dato da fare per colpire in esse le personalità più influenti e più rispettabili. Ha cercato di ridurre il loro peso dando un’importanza artificiale ad altre, a persone create a loro cura, a loro legate e a loro debitrici. Ha coinvolto figure di tutte le minoranze in attività economiche e finanziarie fraudolente e le ha piegate con la corruzione con l’aiuto del cugino Rami Makhlouf. Ha offerto loro dei vantaggi in denaro e in natura. Ha donato loro delle automobili e ha concesso loro delle esenzioni. Ha dispensato i religiosi cristiani del servizio militare obbligatorio, che invece gli uomini di religione musulmana devono prestare. Così facendo, ha evidentemente sedotto e avvicinato a sé un certo numero di questi religiosi.

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chiesa cattolicacrisi internazionalisiria
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