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Papa Francesco: "Adoriamo Dio, non noi stessi"

Radio Vaticana - pubblicato il 15/10/13

Il Pontefice durante l'omeia mattutina a Santa Marta mette in guardia contro l'idolatria, una malattia della fede stigmatizzata da San Paolo

di Alessandro De Carolis

L’idolatria e l’ipocrisia non risparmiano neanche la vita cristiana. Papa Francesco ha messo stamattina in guardia da entrambi i “vizi”, durante l’omelia della Messa celebrata in Casa S. Marta. Per non cedere all’insidia di questi peccati, ha detto, è necessario mettere in pratica i Comandamenti dell’amore a Dio e dell’amore al prossimo.

Diventare un apostolo delle proprie idee, o un devoto del proprio benessere, piuttosto che di Dio. Sparlare di qualcuno perché non si adegua a certi formalismi, dimenticando che il comandamento “nuovo” del cristianesimo è l’amore al prossimo senza se e ma. Ancora una volta, la liturgia della Messa sollecita Papa Francesco a una riflessione sulle trappole che costellano la vita di fede. Dalle parole di San Paolo, il Papa parte per stigmatizzare il peccato dell’idolatria, quello di persone che – per dirla come l’Apostolo – “pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio”, preferendo adorare delle “creature anziché il Creatore”. È un’idolatria, afferma il Papa, che arriva a “soffocare le verità della fede, nella “quale si rivela la giustizia di Dio”:
“Ma siccome tutti noi abbiamo bisogno di adorare – perché abbiamo l’impronta di Dio dentro di noi – quando non adoriamo Dio, adoriamo le creature. E questo è il passaggio dalla fede all'idolatria. Essi, gli idolatri, non hanno alcun motivo di scusa: pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio. E qual è la strada dell’idolatra? La dice chiarissima: 'Si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata'. L’egoismo del proprio pensiero, il pensiero onnipotente, quello che io penso è vero: io penso la verità, io faccio la verità col mio pensiero…”.
Le critiche di San Paolo andavano, duemila anni fa, agli idolatri che si prostravano davanti a rettili, uccelli, quadrupedi. E qui, Papa Francesco para subito l’obiezione secondo cui oggi il problema non si pone, perché nessuno va in giro ad adorare statue. Non è così, obietta il Papa, l’idolatria ha trovato altre forme e modi:
Anche oggi, ci sono tanti idoli e anche oggi ci sono tanti idolatri, tanti che si credono sapienti. Ma anche fra noi, fra i cristiani, eh! Io non parlo di loro, io rispetto loro, quelli che non sono cristiani. Ma fra noi – parliamo in famiglia – si credono sapienti, che sappiano tutto… E sono diventati stolti e cambiano la gloria di Dio incorruttibile con una immagine: il proprio io, le mie idee, la mia comodità… Oggi, tutti noi – vado avanti, eh! Non è una cosa solamente storica – anche oggi per la strada ci sono idoli, anche un passo avanti… Tutti noi abbiamo dentro qualche idolo nascosto. Possiamo domandarci davanti a Dio: qual è il mio idolo nascosto? Quello che occupa il posto del Signore!”.
Se San Paolo definisce stolti gli idolatri, nel Vangelo del giorno Gesù fa lo stesso con gli ipocriti, impersonati dal fariseo che si scandalizza perché il Maestro non si è lavato come di norma prima di sedersi a tavola. “Voi farisei – replica Gesù – pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria”. E soggiunge: “Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro”:
Gesù consiglia: non guardare le apparenze, andare proprio alla verità. Il piatto è piatto, ma quello che è più importante è quello che è dentro il piatto: il pasto. Ma se tu sei vanitoso, se tu sei un carrierista, se tu sei un ambizioso, se tu sei una persona che sempre si vanta di se stesso o cui piace vantarsi, perché ti credi perfetto, fa' un po’ di elemosina e quello guarirà la tua ipocrisia. Ecco la strada del Signore: è adorare Dio, amare Dio, sopra di tutto e amare il prossimo. E’ tanto semplice, ma tanto difficile! Soltanto questo si può fare con la grazia. Chiediamo la grazia”.
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