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Divorziati risposati: al centro del Sinodo sulla famiglia

© Sprinter81 / SHUTTERSTOCK
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Papa Francesco raccomanda l'accoglienza e convoca l'episcopato mondiale per riflettere insieme

''Tutti sappiamo che quando un matrimonio si rompe non è una passeggiata, così come conosciamo l'importanza di alcuni legami famigliari ricostruiti e nuovi matrimoni. E' da sconfiggere il pregiudizio per cui i divorziati sono fuori dalla Chiesa, non è vero affatto, prima di tutto perchè sono battezzati''. Lo ha affermato monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della famiglia a proposito dell'annuncio da parte di papa Francesco di un nuovo Sinodo sulla famiglia previsto per l'ottobre del 2014. Quello dei divorziati risposati è uno dei temi più controversi sui quali si incentra il dibattito riguardante la famiglia sotto la spinta delle situazioni sempre più "variegate" che interessano i nuclei familiari.

I divorziati risposati, come è noto, non possono risposarsi in Chiesa e non possono fare la comunione. Tuttavia «se in nome della verità, la Chiesa annuncia, difende, promuove il valore (bene) indissolubile dell'unione coniugale, non può non manifestare e rendere presente la misericordia e il perdono del suo Signore a quanti – per cause diverse – hanno mancato al disegno d'amore". Per questo la Chiesa si è preoccupata di spiegare che il divieto della comunione eucaristica «non ha nulla di vendicativo o di punitivo» e di indicare «le strade che sono aperte: la partecipazione alla liturgia penitenziale ed eucaristica (pentimento interiore e comunione spirituale); la partecipazione alla vita della Chiesa e alle iniziative di carità e di giustizia nel mondo» (Famiglia cristiana 17 settembre).

Bastano alcuni dati per rendere chiaro il senso di attesa sulla questione. «In Francia, il 13% dei praticanti regolari è divorziato. Le comunità cattoliche conoscono oggi tassi di divorzio praticamente uguali a quelli del resto della popolazione. Nel 2009, da un sondaggio Pèlerin-TNS Sofres sui cattolici francesi risultava che il 38% dei cattolici era toccato dal problema del divorzio (contro il 40% per l'insieme dei francesi), o a titolo personale, o come genitori o come figli, che il 13% dei praticanti regolari era divorziato (contro il 17% dei francesi); che il 70% dei praticanti regolari riteneva anche che la Chiesa dovesse adottare “un atteggiamento più flessibile sulla comunione”, una cifra che raggiungeva l'85% tra i cattolici divorziati» (religion.blog.lemonde.fr, 8 ottobre, traduzione http://www.finesettimana.org).

Il tema sta molto a cuore a Papa Francesco che ha raccomandato in più di un'occasione la necessità di un atteggiamento di "accoglienza cordiale" affinché i fedeli "si sentano a casa". In settembre, davanti ai preti di Roma, ha dichiarato che il dovere della Chiesa era “di trovare un'altra via, nella giustizia”, per questi credenti. Questo “grave problema” presuppone di “ripensare tutta la pastorale matrimoniale”, aveva anche detto il 29 luglio, durante la conferenza stampa sull'aereo nel viaggio di ritorno dal Brasile. Il papa aveva in quell'occasione accennato alla pista della “nullità dei matrimoni”, il cui sviluppo offrirebbe delle soluzioni ai fedeli che desiderassero risposarsi conformemente al diritto canonico (religion.blog.lemonde.fr, 8 ottobre, traduzione http://www.finesettimana.org).

Una spinta in avanti è arrivata dalla diocesi di Friburgo che ha pubblicato di recente un documento per la pastorale dei divorziati risposati intitolato "Aiuto per l'accompagnamento spirituale" nel quale sono previsti dei percorsi di discernimento spirituale in seguito ai quali, a determinate condizioni (la prova che un ritorno al primo partner non è veramente possibile e che il primo matrimonio, con la migliore volontà, non è vivibile; il riconoscimento della propria parte di colpevolezza nella separazione; l'impegno in una nuova relazione coniugale solida) si apre la possibilità dell'accesso ai sacramenti (http://www.lavie.fr, 8 ottobre, traduzione http://www.finesettimana.it).

I vescovi tedeschi hanno però espresso delle riserve su questo documento e lo stesso arcivescovo di Friburgo nonchè presidente della conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch (il quale ha affermato che il documento è stato pubblicato "a sua insaputa") lo definisce un "contributo alla discussione per le consultazioni della Conferenza episcopale tedesca" che non deve però assolutamente "anticipare le riflessioni a livello federale" e per il quale sono necessari "fondamentali chiarimenti a livello della chiesa universale" (http://www.konradsblatt-online.de, 10 ottobre, traduzione http://www.finesettimana.org).

Anche dalla Santa Sede è arrivata una presa di distanza. «Proporre particolari soluzioni pastorali da parte di persone o di uffici locali – ha affermato in merito al documento di Friburgo il portavoce vaticano padre Federico Lombardi – può rischiare di ingenerare confusione» mentre il Papa ha scelto di convocare un Sinodo sul tema della famiglia per sottolineare il modo in cui "intende portare avanti la riflessione e il cammino della comunità della Chiesa, con la partecipazione responsabile dell'episcopato delle diverse parti del mondo". E non finisce qui: ''Quello dei divorziati e risposati, – ha aggiunto mons. Paglia – così come quello della convivenza, sono temi che il papa vuole che si affrontino. Dopo il sinodo del 2014 ci sarà un secondo appuntamento nel 2015 con un gruppo ancor più ampio di vescovi per prendere decisioni su questo versante'' (Asca, 10 ottobre).

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