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"Beatificazione vittime? Bene, ma non strumentalizzare il sangue dei martiri"

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Lucandrea Massaro - Aleteia Team - pubblicato il 10/10/13

Intervista a monsignor George Noradounguian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno sull'intenzione della Chiesa armena di beatificare le vittime del genocidio del 1915

E' di questi giorni la notizia che la Chiesa Armena è in procinto di proclamare come martiri della fede, le vittime del Genocidio Armeno avvenuto tra il 1915 e il 1916 nell'attuale Turchia e nel quale perse la vita un milione e mezzo di persone, vittime della pulizia etnico-religiosa dei Giovani Turchi e di Ataturk. Ne parliamo con mons.  George Noradounguian, rettore del Pontificio Collegio Armeno, in Italia dall'87 al 97 per i suoi studi e poi in missione in Libano, Siria e Russia. Tornato in Italia nel 2010 ha assunto la guida del Collegio voluto da Leone XIII nel 1883 per la formazione del clero armeno cattolico. Aleteia lo ha contattato telefonicamente per sapere cosa ne pensa.

Monsignor Noradounguian, la chiesa armena ha deciso per la proclamazione della canonizzazione di tutti i martiri del genocidio armeno avvenuto all'inizio del '900. Cosa ne pensa?

Noradounguian : Ultimamente la Chiesa Armena ha avuto il suo Sinodo, in quella sede hanno deciso  su questo tema, che è naturalmente molto delicato, c'è una idea di procedere, ma ci sono anche interrogativi su come fare questo riconoscimento. Innanzi tutto la domanda più immediata: sono morti per la Fede? Per essere definiti martiri serve l'intenzione, la fedeltà alla propria fede e la consapevolezza di morire per essa, per quanti di quel milione e mezzo di persone è stato così? Per questo la Chiesa armena si darà del tempo per pensare, anche se l'orientamento è di arrivare ad una proclamazione entro il 2015
La chiesa cattolico-armena è stata profondamente ferita al pari delle altre chiese non unite a Roma, è possibile anche per questi martiri un percorso analogo?
Noradounguian : Noi negli anni '80 facemmo qualcosa di simile, vale a dire una domanda di beatificazione per un gruppo legato al vescovo Iganzio Maloyan, morti insieme (vescovo, membri del clero ed un gruppo di fedeli, ndr), ma poi la Congregazione ha deciso che i casi andavano valutati separatamente. Nel 2001 il vescovo è stato riconosciuto come beato, nel 2015 probabilmente verranno elevati agli altari quei sacerdoti. Poi proseguirà l'inchiesta sui fedeli. Ci vuole del tempo.
Come rispondere a chi dice che è una presa di posizione politica contro la Turchia che ancora non riconosce questa tragedia del '900?

Noradounguian : Mi darebbe un grande dispiacere se fosse così. La questione non è avere una carta in più a fini politici con la Turchia. I martiri sono i semi della Chiesa. Se si fa politica si fa politica, ma non strumentalizziamo il sangue dei martiri. Sarebbe un grande tradimento. E' naturalmente comprensibile il risentimento della gente, ma sarebbe un modo di tradire quel sacrificio e non porterebbe nessun frutto nel dialogo tra Turchia ed Armenia, inasprirebbe gli animi e basta. Il 2015, centenario del genocidio, è una data vicina e si rischia di fare male questo procedimento per la fretta. Io spero di no, perché andrebbe perso il messaggio di quel martirio.
Perché la Turchia non riesce ad ammettere il Genocidio Armeno?

Noradounguian : Penso perché non vogliono sentirsi eredi di quelle persone: “sono gli stati gli Ottomani” “sono stati i giovani turchi” si dicono. E' anche una questione di “carattere”: bisogna essere disposti a riconoscersi colpevoli a mettersi in discussione. Serve un coraggio che ancora manca, forse è ancora presto per loro. Infine c'è anche un aspetto materiale: riconoscere il genocidio vuol dire riconoscere i danni agli eredi o ai sopravvissuti. In questo loro silenzio poi si sentono tutto sommato appoggiati dalle grandi potenze. Gli armeni non contano molto a livello internazionale: senza soldi, senza petrolio, senza armi, chi li ascolta? La Turchia è forte e può contrattare e le potenze mondiali lo sanno. 
Tags:
genocidio armenomartirio
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