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Papa Francesco: la rivoluzione dei gesti

© LUCA ZENNARO / AFP POOL / AFP

Vinonuovo.it - pubblicato il 04/10/13

Da Lampedusa alla giornata di oggi ad Assisi: il gesto di papa Francesco non esclude la parola, anzi. La presuppone in una «lingua nuova»

di Maria Elisabetta Gandolfi

«Vergogna!». È stata l'unica parola detta a braccio ieri dal papa all'udienza ai partecipanti del convegno internazionale sulla Pacem in terris a commento della tragedia consumatasi a Lampedusa. Una sola parola uscita dal protocollo e, perciò, icastica, netta, efficace. E oggi, che cosa farà il papa ad Assisi, luogo carico di simboli?

Tutti ce lo stiamo domandando, soprattutto noi giornalisti "religionisti", quelli che dovrebbero in teoria anticipare e ipotizzare a ragione (maggiormente) veduta gli eventi della Chiesa cattolica. D'altra parte anche i migliori tra noi, quelli che avevano persino indovinato il nome di Bergoglio come candidato nel conclave, non avrebbero scommesso su una tempistica così serrata di iniziative, gesti, parole, incontri: il maggior stupore sta proprio qui.

In una struttura che ha nel passo lento uno dei suoi punti di forza, papa Francesco sembra andare di fretta, almeno per alcune cose. "Avete lavorato, eh?" ha detto ai giornalisti assiepati in Sala Nervi all'indomani dell'elezione. E se mai si poteva interpretare quella espressione come un voltarsi indietro e guardare a un tempo molto intenso sì ma concluso, oggi sappiamo che quella frase andava completata con una seconda che potrebbe suonare all'incirca così: "Ma non è nulla a confronto di quello che vedrete!". È una prospettiva – quasi una sfida – che mi piace poter essere qui a raccogliere.

Quello che personalmente mi aspetto oggi è un gesto. Forse non il gesto unico e ultimativo, ma un segno tangibile che chiuda il cerchio simbolico tra il papa e il nome che porta: qualcosa sulla povertà? Sicuramente un gesto ci sarà, anche perché è questo uno (non l'unico) dei veicoli di maggiore impatto (cioè evangelizzazione) che il mondo, e la Chiesa con lui, oggi chiede con maggiore insistenza.

Ne scrive con grande entusiasmo e con un grande effluvio di citazioni tratte dalla sacra Scrittura, dai padri della Chiesa e dai testi del Concilio padre MichaelDavide Semeraro nel volumetto che esce proprio in questi giorni: Papa Francesco: la rivoluzione dei gesti (La Meridiana, Molfetta [BA] pp. 104, €14,00).

"Il Concilio dice che in Cristo si è manifestato pienamente il volto di Dio gestis verbisque, attraverso le parole e i gesti" espressione tratta – scrive il monaco benedettino – da Dei verbum al n. 2. Ripercorrendo i gesti dall'apparizione alla loggia centrale in S. Pietro sino alla Giornata mondiale della gioventù in Brasile, seguendo un filo conduttore tematico più che cronologico, fratel MichaelDavide – le cui riflessioni giornaliere pubblicate da EDB sono molto apprezzate – analizza i gesti di papa Francesco, i silenzi, le rotture nel protocollo che vivono all'ombra di una parola, di un pensiero e di una volontà che traspare senza che sia necessariamente detta o scritta.

Il gesto di papa Francesco non esclude la parola, anzi. La presuppone in una "lingua nuova" – dice Semeraro – che parla all'oggi, alla Chiesa ai credenti e al non credente che è in noi prima. Se questa sia una "rivoluzione" o piuttosto un riandare allefonti (in termini più raffinati un "ressourcement") possiamo chiedercelo a lungo. Ma, forse, per papa Francesco non è poi così importante.

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