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La legalità del "noi": insieme contro la mafia

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Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 04/10/13

La costruzione dell'antimafia dipende dal contributo di tutti

La lotta alla criminalità organizzata è solo opera di magistrati e forze dell’ordine? Ci può essere un ritrovarsi collettivo su un impegno che si traduce in bene comune? La presentazione il 5 ottobre a Milano del volume "La legalità del noi, le mafie si sconfiggono solo insieme" scritto dal giornalista Rai Gianni Bianco insieme al magistrato sotto scorta Giuseppe Gatti che segue da anni le inchieste della criminalità organizzata pugliese, diventa l’occasione per interrogarsi sul contributo di tutti per l’affermazione dell’antimafia nel nostro Paese.

L’iniziativa si colloca negli incontri organizzati per il "Città Nuova Day", la prima giornata nazionale del Gruppo Editoriale Città Nuova che mette in rete 40 città italiane per discutere di legalità, intercultura e dialogo, politica, cittadinanza attiva, educazione. Alle 17.00 una diretta streaming con l’intervento della presidente dei Focolari, Maria Voce, e i giornalisti di Città Nuova collegherà tutti gli eventi (www.cittanuova.it). Aleteia ha "anticipato" uno scorcio del dibattito insieme a Gianni Bianco.

Cosa significa una legalità del "noi"?

Bianco: Come ripete spesso don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera che ha scritto l’introduzione al nostro libro, non c’è forza più grande nella lotta alle mafie di quella di aggregare le persone lavorando insieme per un unico obiettivo. Spesso si pensa che dell’antimafia debbano occuparsi altri, magistrati, polizia, giornalisti: invece ognuno di noi deve dare il suo contributo per costruire una cultura alternativa a quella mafiosa. Per questo, nel mio lavoro di desk, ho "collezionato" storie che parlano di questa speranza possibile e rispecchiano le idee che Giuseppe Gatti da anni porta nelle scuole negli incontri con i giovani. L’orizzonte è quello del passaggio dalla delega alla costruzione di relazione positive: si tratta di un progetto, qualcosa verso cui camminare insieme.

Oggi c’è una maggiore coscienza collettiva rispetto al tema della legalità?

Bianco: Forse sì. La crisi che stiamo vivendo, economica ma anche morale, ha messo in evidenza che si è spinto troppo sull’io, sulla capacità di venir fuori dai problemi solo con le proprie forze ma adesso è difficile farlo da soli. Anche nell’antimafia non si può fare da soli e bisogna mettere insieme le forze. Magari si parte dall’iniziativa di qualcuno che ha un’intuizione – l’antiracket di Tano Grasso – ma poi occorre che arrivi il sostegno di organizzazioni, parrocchie, società civile, pool di magistrati, collaborazione tra procure. Probabilmente oggi questa esigenza di mettersi insieme è diventata più forte. Proprio l’esempio dell’antiracket aiuta a capire: come per uscire dalla tossicodipendenza occorre essere aiutati da una comunità, anche per uscire dalla "dipendenza" del rapporto di intimidazione di una famiglia mafiosa, occorre l’appoggio di una comunità che si salda all’azione dello Stato.

Voi nel libro parlate di costruire una "legalità organizzata" contrapposta alla criminalità organizzata…

Bianco: Io e Gatti ci conosciamo da bambini e abbiamo vissuto insieme tante esperienze importanti. Insieme rappresentiamo un modello, non nel senso di giornalista e magistrato che collaborano, ma come due cittadini che lavorano insieme per un obiettivo. La mafia non si basa su degli eroi solitari, la legalità deve organizzarsi come si organizza la criminalità che ha regole e strutture. La differenza è nel tipo di relazione: la criminalità si basa su relazioni verticali, nelle quali uno comanda e l’altro ubbidisce e presto cercherà di invertire questo rapporto con la violenza. La legalità organizzata si basa invece su relazioni orizzontali, paritarie, che poi sfociano in una relazione circolare, cioè quella della comunità, persone che si prendono per mano.

C’è una "bussola" per questo modello di relazione?

Bianco: Il più formidabile testo antimafia che ci sia: la nostra Costituzione. La Costituzione ci riporta alla circolarità, tutti gli articoli sono orientati alla costruzione collettiva del bene comune. Questo testo è prezioso anche perchè dimostra che persone di ispirazione e storie diverse come i costituenti hanno potuto trovare un accordo per il progetto di Paese che avevano a cuore. Lo stesso è per l’antimafia che non appartiene a questo a quello ma è stata fatta da un beato della Chiesa cattolica come don Pino Puglisi e da un ateo dichiarato come Peppino Impastato. E soprattutto è stata fatta da due persone che non potevano essere più diverse per percorsi di vita e convincimenti come Falcone e Borsellino. Occorre ritrovarsi sugli obiettivi anche perchè la mafia è molto abile nel gettare fango sui modelli, abbattere le reputazioni, seminari sospetti. Il "noi" applicato alla legalità significa proprio questo: allargare il cerchio e tirare dentro tutti, ognuno con il propro contributo.

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