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Se Papa Francesco non vuole essere un monarca

© Jeffrey Bruno ALETEIA
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L'analisi del Corriere della Sera sul cambiamento che Papa Francesco sta imponendo alla Chiesa cattolica e alla Curia

Il Corriere della Sera dedica una intera paginata a Papa Francesco, all'indomani dell'intervista pubblicata da Repubblica. E' anzi più corretto dire del colloquio tra il Vescovo di Roma ed Eugenio Scalfari. A misurarsi con le parole di Bergoglio i vaticanisti Gian Guido Vecchi e Luigi Accattoli e lo storico, e fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi. In loro prevale il senso di ammirazione per la svolta che vedono imminente non solo – e non tanto – nelle strutture ecclesiastiche, quanto nel cambio di mentalità che la “Riforma Bergoglio” sembra presagire. Non ci sarà infatti una riforma senza una conversione.
 
“Bergoglio indica alla Chiesa, la «prima riforma» invocata già in luglio a Rio de Janeiro: quando mise in guardia da una Chiesa autoreferenziale di «puri» e chiusa in sé, guidata da vescovi che pretendono di «spadroneggiare» anziché «accompagnare», affetta dal «clericalismo» che «ha fatto tanti feriti» e insomma opposta alla sua idea di una Chiesa che si apra senza paura alle «periferie geografiche ed esistenziali» e al mondo contemporaneo, compresi i «più lontani» e i non credenti, perché «Dio sta in tutte le parti»”. Riparte da questa cronistoria Gian Guido Vecchi, a dimostrare un disegno lucido di Francesco, che non sta improvvisando. E' aperto ai suggerimenti, ma non si lascia influenzare. Sa dove vuole andare, anche perché sa da dove vuole partire: egli infatti si richiama di continuo al Concilio e alla “apertura «alla cultura moderna»” e spiega il suo punto di vista nelle relazioni con i non credenti, con un peso massimo del laicismo, “al fondatore di Repubblica dice:«Mi hanno detto che cercherà di convertirmi», scherza; e quando Scalfari gli dice che a lui hanno detto lo stesso, il Papa replica con una frase che dice tutto il suo stile: «Il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso. Bisogna conoscersi, ascoltarsi…». Non è il proselitismo ma l’agape , l’amore verso il prossimo, «il solo modo che Gesù ci ha indicato per trovare la via della salvezza»”. Ecco da cosa discende la sua idea della Curia romana che trova troppo “Vaticano-centrica”. Parla solo a chi è già interessato, parla ai fedeli oppure con coloro con cui condivide gli interessi temporali. Come può essere una comunità includente? Per il Papa la distinzione è decisiva: «La Chiesa è questo» mentre «la Santa Sede ha una sua funzione importante ma è al servizio della Chiesa».
 
Il Papa si confida con Scalfari, racconta un momento cruciale degli ultimi mesi della sua vita: la propria elezione. Quell'accenno al momento mistico che ha provato mentre meditava sull'accettazione del ministero petrino, innesca una riflessione in Luigi Accattoli, che ricorda come nel 2005 andò molto vicino al Pontificato, ma si tirò indietro. Per chi lo conosce bene proprio a causa della sua umiltà e della sua “santità”. “Quell’impressione che avevano allora i cardinali che lo conoscevano risultò poi confermata nella pausa del pranzo del secondo giorno di quel Conclave, dopo il terzo scrutinio nel quale pare fosse arrivato ad avere 40 voti, quando pregò i sostenitori di votare Ratzinger. È tornato a spaventarsi otto anni più tardi, ma stavolta ha trovato il coraggio di osare il Papato. Per un dono del Cielo, ci assicura”. Il Bergoglio che oggi governa la Chiesa è un Bergoglio che ha potuto “trarre dall’esperienza stessa dell’accettazione, che avrà comportato pena e consolazione, più di un incoraggiamento: per esempio a non temere critiche e calcoli, essendoci stato all’inizio quel doppio tuffo nel buio e nella luce”. Questo perché l’intervista “conferma la sua mancanza di timori”.
 
Questo disinteresse del Papa per i giudizi altrui gli permette di non dosare le sue esposizioni, di mettersi in gioco, per così dire. In fondo l'incontro, il tratto distintivo dello stile di Francesco, è un costante mettersi in gioco nella relazione con l'altro. Con Scalfari non ha esitato: lettera e incontro. Dice a Scalfari: «A me capita che dopo un incontro ho voglia di farne un altro perché nascono nuove idee e si scoprono nuovi bisogni». Andrea Riccardi sottolinea un aspetto dello “spin” che il Papa ha dato alla sua missione. “Quale Papa si presenta a Scalfari nella semplice saletta di Santa Marta? Francesco si presenta come un cristiano e come un vescovo. L'Annuario Pontificio dedicava una pagina intera ai titoli papali. Nell'ultima edizione, Bergoglio li ha fatti scivolare tutti dietro la pagina, eccetto uno. Oggi, al nome di Francesco si accompagna da solo il titolo di «Vescovo di Roma». Così si sente. Ha spogliato il Papato dell'aspetto del monarca che lo accompagnava da un millennio e più”. C'è già, fin dal primo momento, una rivoluzione. Basterebbe ricordare il momento della sua elezione quando chiese di pregare “insieme, Vescovo e popolo”. Come è giusto che sia. Prosegue Riccardi chiedendosi retoricamente: “Un Papa anticonformista? Forse lo penserà qualcuno, preoccupato che voglia smontare istituzioni secolari. Perché questa paura? Francesco non è certo un «irresponsabile» (bisogna usare questa parola). Lo si è visto in sei mesi di governo. Ma interpreta il suo ruolo di Papa con creatività, dialogando ma non facendosi condizionare. Prima di tutto si è messo a incontrare la gente così com'è, credente, talvolta credente a modo suo, non credente… Ma assolve fino in fondo le sue responsabilità e prende decisioni. Nell'intervista dice con forza: «Ma sono il Vescovo di Roma e il Papa della cattolicità. Ho deciso…». Francesco farà il Papa in modo diverso. Ma pienamente. È un uomo che, fin da giovane, è stato provinciale dei gesuiti, poi vescovo in Argentina. Sa quel che vuol dire governare e decidere. Ma tutto non è struttura: «Una religione senza mistici è una filosofia»”. 
 
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