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Perché i cattolici pregano il Rosario?

© Thomas GOISQUE/CIRIC
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Per centinaia di anni, la Chiesa si è rivolta al rosario nei momenti di conflitto. San Domenico definiva il rosario “un’arma spirituale”, e i Papi hanno chiamato Maria la “conquistatrice delle eresie”

La devozione per il Rosario si è sviluppata lentamente nell'arco di circa 500 anni.

Il Rosario è una preghiera costituita dalla recita di 150 (o 200) Ave Maria, precedendo ogni decina con un Padre Nostro e terminando con un Gloria. Durante il rosario, si medita sui misteri della vita di Cristo e di sua Madre.

Anche se la tradizione popolare attribuisce l'origine del Rosario a San Domenico (1170-1221), la ricerca storica più recente mostra che la devozione per il rosario si è sviluppata lentamente nel tempo. Lo stesso Giovanni Paolo II sembra affermarlo nella sua lettera "Rosarium Virginis Mariae" (2002), che definisce il Rosario come "sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio".

Se non c'è una storia che illustri chiaramente lo sviluppo del Rosario, padre Etienne Richer ha spiegato in "Mariology" che alla fine dell'XI secolo, ovvero quasi 100 anni prima di San Domenico, "una devozione mariana caratterizzata da numerose Ave Maria con prostrazioni ritmiche era già conosciuta e praticata in onore della Vergine, prima in onore delle sue gioie, poi dei suoi dolori". Alla pratica venne associato il nome “Rosario”.

Nello stesso periodo, i frati e i monaci cistercensi, che non potevano memorizzare i 150 salmi che il loro ordine pregava ogni settimana, recitavano 150 Pater Noster. I laici copiarono presto questa forma di preghiera, ma sostituendo il Padre Nostro con l'Ave Maria. Il nome dato a questa devozione era “Salterio di Maria”.

Verso il 1200, si dice che la Vergine Maria sia apparsa a San Domenico e gli abbia detto: “Recita il mio Salterio e insegnalo alla tua gente. Quella preghiera non fallirà mai”. Domenico diffuse la devozione al Salterio di Maria, e come ha affermato padre Richter la devozione venne "divinamente incorporata nella vocazione personale di San Domenico".

Nei decenni successivi, il Rosario e il Salterio di Maria si trovarono a convergere, e la devozione assunse la forma specifica che conosciamo oggi: le 150 Ave Maria divise in decine, il Padre Nostro inserito tra queste e tre serie di misteri – gaudiosi, dolorosi e gloriosi.

Nel 2002 Giovanni Paolo II ha aggiunto altri cinque misteri al Rosario, chiamati luminosi. Li ha proposti per “per potenziare lo spessore cristologico del Rosario” per “abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo tra il Battesimo e la Passione”.

Il rosario è l'arma spirituale della Chiesa per "fugare i demoni".

Dal XII secolo, la Chiesa si è rivolta al rosario nei periodi di difficoltà e tribolazione. Nel 1569 San Pio V consacrò ufficialmente il rosario, attribuendo alla sua recita la distruzione dell'eresia e la conversione di molti popoli ed esortando i fedeli a pregarlo in quell'epoca “terribilmente tormentata e afflitta da tante guerre, e dalla morale depravata degli uomini”.

Il prolifico Leone XIII (1878-1903), famoso soprattutto per le sue encicliche sociali, principalmente la "Rerum Novarum" (1891) sulla condizione operaia, scrisse almeno 16 documenti sul rosario, inclusa una dozzina di encicliche.

Questo "papa del Rosario" elaborò la sua prima enciclica sul Rosario nel 1883, marcando in questo modo il 25° anniversario delle apparizioni a Lourdes. Nel testo riferisce il ruolo di San Domenico e ricorda che la sua diffusione del Rosario aiutò a sconfiggere gli eretici albigesi nel sud della Francia nel XII e nel XIII secolo. San Domenico, scrisse il pontefice, "prese a combattere intrepidamente per la Chiesa cattolica, confidando non nella forza né nelle armi, ma più di tutto in quella preghiera che egli per primo introdusse col nome del santo Rosario".

"Per ispirazione e per impulso divino", continuava il papa, "egli ben sapeva che con l’aiuto di questa preghiera, potente strumento di guerra, i fedeli avrebbero potuto vincere e sconfiggere i nemici, e costringerli a cessare la loro empia e stolta audacia".

Il papa commentava anche "l'efficacia e la potenza" del Rosario nella storica battaglia di Lepanto tra forze cristiane e musulmane nel 1521. Le forze islamiche avevano preso piede in Spagna ed erano sul punto di avere la meglio sul cristianesimo, quando papa Pio V esortò i fedeli a recitare il Rosario. I cristiani vinsero, e in onore di questa vittoria il papa dichiarò Maria Signora della Vittoria e che la sua festa si sarebbe celebrata il 7 ottobre, festa del Santo Rosario.

Tornando alla necessità del Rosario ai suoi tempi, il papa scrisse: "Il fatto più doloroso e più triste di tutti è che tante anime, redente dal sangue di Gesù Cristo, come afferrate dal turbine di questa età aberrante, vanno precipitando in un comportamento sempre peggiore, e piombano nell’eterna rovina. Il bisogno dunque del divino aiuto non è certamente minore oggi di quando il glorioso San Domenico introdusse la pratica del Rosario Mariano per guarire le piaghe della società".

Nel 1937 Pio XI (1922-1939) dedicò al Rosario la sua ultima enciclica, "Ingravescentibus malis" (29 settembre), e nello stesso anno scrisse anche la "Mit brennender Sorge" (“Con viva preoccupazione”), che criticava i nazisti, e la "Divini Redemptoris", in cui definiva il comunismo ateo "sovvertitore dell’ordine sociale, perché equivale alla distruzione delle sue basi fondamentali".

Criticando lo spirito dell'epoca – “nella sua superbia irride e rifiuta il Rosario Mariano” -, il papa parlava del Rosario come di una preghiera che ha "il profumo della semplicità evangelica" e "richiede l’umiltà dello spirito".

"Una innumerevole moltitudine di uomini santi di ogni età, di ogni condizione, lo hanno sempre avuto carissimo", scriveva. "Lo hanno recitato con grande devozione, e in ogni momento lo hanno usato come arma potentissima per fugare i demoni, per conservare integra la vita, per acquistare più facilmente la virtù; in una parola, per il conseguimento della vera pace agli uomini".

Nel 1951 Pio XII (1939-1958) scrisse l'enciclica "Ingruentium malorum" (sulla recita del Rosario). "Non esitiamo ad affermare di nuovo pubblicamente che grande è la speranza da Noi riposta nel santo Rosario, per risanare i mali che affliggono i nostri tempi", affermava. "Non con la forza, non con le armi, non con la umana potenza, ma con l'aiuto divino ottenuto per mezzo di questa preghiera, forte come Davide con la sua fionda, la chiesa potrà affrontare impavida il nemico infernale".

Per conoscere Cristo, dobbiamo ritornare a Maria.

Nel 1985, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ammise nel libro-intervista "Rapporto sulla fede" con Vittorio Messori di pensare che la dichiarazione per cui Maria era la "conquistatrice di tutte le eresie" fosse un po' "esagerata".

"Da giovane cattolico prima del Concilio (e anche durante)”, spiegava, “avevo, insieme a molti allora ma ancora oggi, delle riserve riguardo a certe formule antiche, come, per esempio il famoso 'De Maria nunquam satis' [di Maria non si dice mai abbastanza]”.

Bisogna notare che Joseph Ratzinger è cresciuto in un ambiente profondamente mariano. Abbiamo appreso dal libro "Mio fratello il Papa", di suo fratello monsignor Georg Ratzinger, che i nonni si erano sposati al Santuario di Nostra Signora di Absam, e che i genitori si erano incontrati attraverso un annuncio personale che suo padre aveva fatto pubblicare (due volte) sul giornale del Santuario Mariano di Altötting. In genere la sera i Ratzinger recitavano insieme il Rosario, e a maggio assistevano a numerose celebrazioni in onore di Maria e del Rosario.

Nonostante tutta questa familiarità con Maria e con la devozione mariana, non sembrava convinto.

Come riferito in “Rapporto sulla fede”, il cardinale, come prefetto della congregazione vaticana per la dottrina, ha sperimentato una sorta di conversione. "Ora, in questo periodo confuso dove veramente ogni tipo di aberrazione eretica sembra stia premendo sulle porte della fede autentica – ora capisco che non era una questione di pie esagerazioni, ma di verità che oggi sono più valide che mai”, ha affermato.

"Bisogna tornare a Maria se vogliamo tornare a quella verità su Gesù Cristo, sulla Chiesa, sull'uomo", sottolineava.

"La recita del rosario ci consente di fissare il nostro sguardo e il nostro cuore in Gesù, come faceva sua Madre, modello insuperabile della contemplazione del Figlio", ha affermato Benedetto XVI nel 2010 nel Santuario di Nostra Signora di Fatima. "Nel meditare i misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi mentre recitiamo le 'Ave Maria', contempliamo l’intero mistero di Gesù, dall’Incarnazione fino alla Croce e alla gloria della Risurrezione; contempliamo l’intima partecipazione di Maria a questo mistero e la nostra vita in Cristo oggi, che pure si presenta tessuta di momenti di gioia e di dolore, di ombre e di luce, di trepidazione e di speranza".

"La grazia invade il nostro cuore suscitando il desiderio di un incisivo ed evangelico cambiamento di vita in modo da poter dire con San Paolo: 'Per me il vivere è Cristo' (Fil 1,21), in una comunione di vita e destino con Cristo".

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