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Il PDL al bivio tra fiducia e voto anticipato

© DR
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Duello tra falchi e colombe del centrodestra sul destino del Governo Letta

Così Silvio Berlusconi in una lettera inviata al settimanale “Tempi” descrive il suo giudizio sui vertici istituzionali del Paese, spiegando il perché del suo ritiro della fiducia: ''Enrico Letta e Giorgio Napolitano avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilita' e minavano le basi della democrazia parlamentare. Come puo' essere affidabile chi non riesce a garantire l'agibilita' politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?'' e prosegue : “Pd (compreso Matteo Renzi) ha tenuto un atteggiamento irresponsabile soffiando sul fuoco senza dare alcuna prospettiva politica. Resistere per me è stato un imperativo morale che nasce dalla consapevolezza che senza il mio argine – che come è evidente mi ha portato ben più sofferenze che ricompense – si imporrebbe un regime di oppressione insieme giustizialista e fiscale. Per tutto questo, pur comprendendo tutti i rischi che mi assumo, ho scelto di porre un termine al governo Letta” (Tempi, 1 ottobre)
 
Ha deciso la via – forse a lui più congeniale – della vittima, ed è così che vuole presentarsi agli italiani Silvio Berlusconi nell'aver avviato una potenziale crisi di Governo – che è già costata l'aumento dell'IVA dal 21 al 22% – di cui pure il PDL fa parte. Ma sul fronte PD, Letta non ci vuole stare: «Non c’è più spazio per mediazioni e compromessi, punto al risultato pieno. Niente appoggio esterno, nessuna richiesta assurda come quella di fare Imu e Iva in sette giorni. I responsabili del Pdl separino i destini del Paese dai destini giudiziari del loro leader e sostengano un programma di governo serio e ambizioso». Si perché nelle intenzioni del Cavaliere c'è quella di fare le riforme di IMU e IVA in quattro e quattro otto e tornare al voto, driblando la procedura di decadenza dal seggio senatoriale che ormai sembra inevitabile. (Avvenire, 1 ottobre)
 
Letta dal canto suo ha l'appoggio di tutto il suo pur dilaniato partito, il PD, specie dopo il suo incontro con Matteo Renzi oggi a Palazzo Chigi. Un'ora e mezza di colloquio tra il Presidente che c'è e quello che vorrebbe esserci, magari a stretto giro. Da un lato Renzi non vuole prestare il fianco e indebolire in questa fase l'immagine del partito. Che si sfilacci il PDL, non il PD. Dall'altro deve permettere al Governo di “mangiare il panettone” se vuole – almeno – portare a casa il risultato della segretaria democratica, dunque proseguirà quel suo atteggiamento di basso profilo che di norma lo tiene fuori dal “balletto delle dichiarazioni” come lui stesso ha tenuto a precisare. (Europa, 1 ottobre)
 
Ed in effetti la possibilità di uno sgretolamento del PDL tra moderati e “duri e puri” sembra possibile, se tiene conto dei malumori degli esponenti del centrodestra presenti al Governo, e delle dichiarazioni di un senatore come Giovanardi: "Alfano ha i numeri per formare un nuovo gruppo, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l'equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri". Gruppo che si richiamerebbe nelle intenzioni di Giovanardi e altri, al PPE in modo esplicito (cioè al Popolarismo europeo). Lo stesso Alfano sta tentando una mediazione che eviti la scissione, convincendo Berlusconi ad ascoltare quello che Letta dirà alle camere domani mattina su economia e giustizia. (La Repubblica, 1 ottobre)
 
Questa ipotetica conta per alcuni osservatori – come l'editorialista Marcello Sorgi, intervistato dal Sussidiario – come un bluff, alla fine non ci sarà una scissione ma solo un riequilibrio nel potere interno al PDL-Forza Italia. (Il Sussidiario, 1 ottobre).
 
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