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Nuove piste sulla morte di Don Andrea Santoro?

@Associazione don Andrea Santoro
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Intervista alla sorella del sacerdote romano morto in Turchia nel 2006 per mano di un giovane integralista islamico

E' passata in sordina la notizia di una evoluzione nel quadro dell'inchiesta che riguarda la morte, in Turchia, di alcuni cristiani. Secondo gli inquirenti che hanno potuto avere accesso ad una serie di documenti segreti per cui nel processo in corso a Malatya per l'uccisione di due cristiani turchi e un tedesco si verrebbe a scoprire che anche don Andrea Santoro e giornalista armeno Hrant Dink sarebbero stati uccisi da militari. L'ipotesi è ancora al vaglio degli inquirenti ma getterebbe luce sulla forza dei gruppi integralisti accusati – indirettamente – della morte tra gli altri del sacerdote romano nel 2006. Aleteia ha raggiunto la sorella di Don Andrea, Maddalena, che assieme ad altri anima una associazione intitolata al fratello che ne conservi la memoria, e trasmetta il suo insegnamento di integrazione e di dialogo interreligioso.

Signora Maddalena, questa rivelazione cambia qualcosa nella morte di suo fratello?

 
Santoro – Non cambia nulla perché è un discorso processuale dal quale, come famiglia, ci siamo tenuti in disparte. Naturalmente è importante per la questione giudiziaria e se ne vedranno gli esiti, ma per noi è più importante che si comprenda l'approccio di Don Andrea e degli altri che sono state vittime dell'integralismo religioso. “Ciò che arma è la paura”, così diceva Don Andrea, la paura di pensieri e fedi diverse, la paura che i fatti del passato possano tornare. Quello che gli integralisti non riescono ad accettare è che il cristianesimo non è una identità territoriale o culturale, ma è una identità evangelica, che permette a tutti di essere ciò che si è, nello scambio e nell'arricchimento reciproco, perfino spirituale.  Don Andrea, voleva rivitalizzare una terra di primissima cristianizzazione, senza questa paura di perdersi, che invece caratterizza chi lo ha ostacolato. 
 
Le aveva mai parlato della possibilità di morire nella sua missione in Turchia? 
 
Santoro  – Lui sapeva che c'era questa possibilità, era conscio che appunto la paura arma le mani. Questo perché lui sapeva che in effetti una reciprocità in quegli ambienti non era ancora possibile. Per reciprocità non intendeva: io ti lascio costruire la moschea se tu mi fai costruire la chiesa. Per Don Andrea era lasciare che l'altro possa vivere accanto a me per quello che è, questo diceva. Nessuno vuole far perdere l'identità altrui. Nelle sue “Lettere dalla Turchia” questo è evidente, la sua amicizia con tutti e la sua presenza al fianco di tanti mussulmani e non con i quali aveva stabilito legami di amicizia. Occorre una mobilitazione delle coscienze per poter fare un salto in avanti, non basta un dibattito culturale, questo per lui era molto chiaro. Non è con i discorsi alti che si trova il modo di convivere…
 
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