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La democrazia “laicista” non ha futuro

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mons. Ernesto Vecchi - La Voce - pubblicato il 25/09/13

Necessari oggi più che mai cattolici coerenti e preparati, in grado di riabilitare la “democrazia argomentativa”

Papa Francesco ha rivolto ai credenti un accorato appello di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero. Il mondo contemporaneo, che si autodefinisce “laico” e che ha fissato i suoi traguardi nella “modernità”, che “ha cercato di costruire la fraternità universale tra gli uomini fondandosi sulla loro uguaglianza, deve necessariamente riscoprire la fede biblica come radice della fraternità universale, perché pone al centro l’amore di Dio che si riverbera tra gli uomini mediante l’incarnazione, la morte e risurrezione di Gesù Cristo. La fede illumina il vivere sociale; essa possiede una luce creativa per ogni momento nuovo della storia” (cf. Lumen fidei, nn. 54-55).

La fede cristiana, oggi, è più che mai necessaria, come sono necessari cattolici coerenti e preparati, in grado di riabilitare la “democrazia argomentativa”, capace di mettere in campo la dottrina sociale della Chiesa  attraverso la dimensione della ragionevolezza della fede. Una società “laica” non è necessariamente “relativistica”, cioè senza riferimenti valoriali certi: lo è se prevale il “laicismo”, che non offre molti sbocchi alla maturazione di una democrazia compiuta. La nostra democrazia, oggi soffre di una crescente complessità e si trova in affanno, per il prevalere degli interessi di parte, portati all’esasperazione dalle crescenti pressioni lobbystiche.

“Una democrazia – lo ha detto Papa Francesco – è senza futuro se rimane chiusa nella pura logica o nel mero equilibrio di rappresentanza di interessi costituiti” (discorso alla classe dirigente del Brasile, 27-7-2013). I laici sono chiamati a riscoprire i “valori universali”, capaci di aggregare persone di diversa appartenenza culturale e religiosa. Occorrono uomini e donne di buona volontà disposti a riflettere e a identificare tali valori nell’area del “diritto naturale”, che non può essere soffocato dalla cultura libertaria e autoreferenziale.

Il cristiano non deve cadere nell’equivoco di una rifondazione puramente immanente (cioè laicista) di valori cristiani, come è accaduto con la famosa trilogia rivoluzionaria “libertà, uguaglianza, fraternità”, concetti tipicamente cristiani, ma scippati e “secolarizzati” dalla Rivoluzione francese e dalla filosofia dei Lumi. In realtà, nessuna rivoluzione è stata creativa, in virtù del sangue versato e dei soprusi commessi.

Papa Francesco, durante la Gmg, ha fatto sue le parole del pensatore brasiliano Alceu Amoroso Lima: “Quanti, in una nazione, hanno un ruolo di responsabilità, sono chiamati ad affrontare il futuro con lo sguardo calmo di chi sa vedere la verità”. In tale prospettiva, la “calma” porta a scoprire la “cultura dell’incontro”, nella quale tutti hanno qualcosa di buono da dare e tutti possono ricevere qualcosa di buono in cambio.

Questo atteggiamento aperto, disponibile e senza pregiudizi, Papa Francesco lo definisce “umiltà sociale”. È l’umiltà sociale il catalizzatore della pace, ma è un traguardo esigente, frutto della riconciliazione con Dio e con il prossimo. Pertanto, se vogliamo essere davvero operatori di pace, dobbiamo accogliere l’insegnamento di san Giovanni Crisostomo, che ci chiede di sintonizzare la nostra vita su cinque frequenze: riconoscere i propri limiti e le colpe commesse; perdonare le offese ricevute; respirare la grazia di Dio nella preghiera; soccorrere i bisognosi e condividere le risorse; avere una giusta considerazione di sé, che si impara alla scuola di Gesù, che è “mite e umile di cuore” (Mt 11,29). È la fede in Cristo – vissuta con coerenza – che cambia la vita, sconfigge la violenza e promuove la pace!

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