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Alessandro D’Avenia, quando il successo arriva scrivendo di Dio

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L'autore di “Bianca come il latte, rossa come il sangue” parla della malattia e della morte, e dei dubbi salutari per la fede

Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori) un romanzo di esordio con un milione di copie vendute in 19 paesi, che ha ispirato anche un film che ha spopolato nelle sale; un blog seguitissimo, profduepuntozero.it; e un premio per la scrittura della sceneggiatura di una commedia per il cinema: sono solo alcuni dei traguardi di Alessandro D'Avenia, professore e scrittore classe '77, che da un po' di tempo impazza in libreria, al cinema e in Rete.


Alessandro D'Avenia, che oggi insegna italiano e latino in un liceo milanese, ha già all'attivo un altro romanzo Cose che nessuno sa (Mondadori). Lui che ha avuto tra gli insegnanti il beato don Pino Puglisi, in una intervista alla rivista di animazione vocazionale “Rogate Ergo”, rivela di aver appreso proprio dal prete antimafia di Brancaccio, così come dai suoi genitori, la forza “di non smettere mai di credere in qualcosa di grande, di alto”, il valore “dell'impegno quotidiano nel far fiorire anche le cose più piccole”.

“L'insegnamento di don Puglisi – continua D'Avenia – mi fa venire in mente quel passaggio finale de Le città invisibili di Italo Calvino, dove si dice che ci sono due modi per affrontare l'inferno: il primo è farne parte in modo da non vederlo più, e l'altro è scorgere in mezzo all'inferno quello che inferno non è, e dargli spazio”.

La lezione di don Puglisi ha inciso sulla sua crescita umana e cristiana quanto i dubbi: “Se non mi sfiorassero i dubbi la vita sarebbe scontata e la fede sarebbe una cosa da burattini. Il continuare a domandarsi, a credere, a sperare è quello che mette in gioco la nostra libertà”. Lo scrittore siciliano riconosce poi di avere la fortuna di ricevere numerose lettere da parte di ragazzi, lettere nelle quali domina sempre “la domanda di Dio, come domanda di senso sulla realtà, sul mistero delle cose”.

In Bianca come il latte, rossa come il sangue, D'Avenia tocca argomenti quali la malattia e la morte. E proprio ai giovani che gli chiedono cosa pensa della morte, risponde ricordando una frase dello scrittore Lewis: “Il dolore, la morte, sono una crepa che non si può sanare all'interno della razionalità umana. Dal punto vista umano si può rimanere solo muti, stupiti, paralizzati. Però, poi, rispondo che ho imparato a poco a poco che esiste una dimensione altra della vita, quale è quella di Cristo risorto, che entra in noi e che ha sconfinato la morte”.

“Mi accorgo – conclude infine – che moltissimi ragazzi sono lontani dalla fede perché pensano che Cristo sia un personaggio straordinario, ma non c'entri niente con la vita di tutti i giorni, invece la Pasqua ci dice il contrario”.

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