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Papa Francesco in Sardegna: "lavoro, lavoro, lavoro!"

Lucandrea Massaro - pubblicato il 23/09/13

Nella visita a Cagliari, il Santo Padre invoca l'aiuto del Signore perché lavoro e dignità possano tornare al centro dell'impegno di tutti, contro la dittatura del dio denaro

E' con i poveri, con gli ultimi, nella frontiera delle sofferenze umane che il Papa vuole stare. E' pastore, vuole stare con il suo gregge, proteggerlo, consolarlo, condividerne le angoscie. E' questa la sensazione che proviene sempre di più da Francesco, viaggio dopo viaggio. Con i giovani, alla ricerca di senso, con i migranti alla ricerca di accoglienza, con i lavoratori alla ricerca della dignità. Sempre al centro di questo pellegrinaggio c'è il portare la speranza, non l'ottimismo, ma quella virtù umile che accompagna e dà senso alle sue due maggiori. Così infatti il Papa, nel suo viaggio pastorale in Sardegna, la regione più povera d'Italia, affronta senza timore il tema del lavoro che non c'è e si lascia interrogare da chi lo incontra a Cagliari.
L'insegnamento del Papa pone al centro la dignità dell'uomo, contro una cultura del consumo, del profitto, del mercato. Rimette al centro l'umanità e il progetto di Dio per la sua creatura: “in un mondo in cui due generazioni di giovani non hanno lavoro, questo mondo non ha futuro, perché loro non hanno dignità e questa è la vostra sofferenza, questa è la preghiera, "lavoro, lavoro, lavoro", è una preghiera necessaria, vuol dire dignità, portare pane a casa, amare, per difendere questo sistema economico idolatrico che istaura la cultura dello scarto, si scartano i nonni e si scartano i giovani, e noi dobbiamo dire 'no' a questa cultura dello scarto, dobbiamo dire 'vogliamo un sistema giusto che ci faccia andare avanti tutti', dobbiamo dire 'non vogliamo questo sistema economico globalizzato che ci fa tanto male, al centro deve esserci l'uomo e la donna, come Dio vuole, non il denaro''  (Vatican Insider, 22 settembre).
Ma è un giovane operaio disoccupato che in un rapporto filiale con Bergoglio, confida i suoi sentimenti e colpisce in profondità il cuore del Papa: “Le conseguenze più dure della carenza di lavoro sono a carico delle famiglie. Spesso la disgregazione tra i coniugi e le difficoltà di relazione con i figli sono conseguenza della grave crisi occupazionale nella quale siamo tristemente coinvolti. Papa Francesco, papà di noi tutti! Non lasciare che il gregge a te affidato venga disperso e sbranato da questo lupo cattivo che è la mancanza di speranza, che divora le nostre stesse vite. Non lasciarci soli!" (Radio Vaticana, 22 settembre).
Dopo queste parole, il Pontefice tralascia il discorso preparato – che affiderà al vescovo – e a braccio risponde al giovane: “la speranza è come la brace sotto la cenere, aiutiamoci con la solidarietà soffiando sulla cenere, la speranza ci porta avanti, quello non è ottimismo, è un'altra cosa, la speranza dobbiamo sostenerla tutti, è nostra, vostra, è cosa di tutti, per questo vi dico non lasciatevi rubare la speranza, ma siamo furbi, perché il Signore ci dice che gli idoli sono più furbi di noi, ci invita ad avere la furbizia del serpente con la bontà della colomba, abbiamo questa furbizia e diciamo le cose con il suo nome, in questo momento nel nostro sistema economico proposto di vita al centro c'è un idolo e questo non si può fare, lottiamo tutti insieme perché al centro ci siano la famiglia, e le persone, e si possa andare avanti e non lasciatevi rubare la speranza' (Vatican Insider, 22 settembre)
Alla fine del suo discorso ai lavoratori sardi, il Papa ha improvvisato una preghiera, senza leggere alcun testo. Pronunciando, come ha spiegato, le parole che gli scaturivano dal cuore. Eccole:
“Signore Dio guardaci, guarda questa città, questa isola, guarda le nostre famiglie. Signore, a te non è mancato il lavoro. Hai fatto il falegname, eri felice. Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non lasciarci soli. Aiutaci ad aiutarci tra noi. Che dimentichiamo un po’ l’egoismo e sentiamo nel cuore il NOI. Noi, popolo che vuole andare avanti. Signore Gesù, non ti mancò il lavoro: dacci il lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro. E benedici tutti noi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Grazie tante. E pregate per me” (Sardinia Post, 22 settembre).
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