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Papa Francesco e Caravaggio: “le sue tele mi parlano”

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Rodolfo Papa - pubblicato il 23/09/13

La tela di sinistra rappresentante il martirio di san Matteo è forse la più complessa. Essa tradisce più delle precedenti la fonte letteraria che ne ha suggerito la composizione narrativa, il cui svolgimento viene però sintetizzato nella unità spaziale e temporale della composizione, con delle sostanziali varianti. Nella Legenda aurea si legge: «Quando la Messa era appena finita, arrivò il boia mandato dal re16: mentre Matteo stava con le braccia tese verso il cielo, il boia gli conficcò la spada nella schiena e lo uccise, consacrandolo martire»17. Analoga la narrazione della vicenda nel Vangelo apocrifo Memorie apostoliche di Ab-dia «Egli [Matteo] poi celebrò i misteri del Signore. Congedata l’assemblea, egli si trattenne perché presso l’altare, dove era stato da lui celebrato [il sacrificio del] corpo di Cristo, avesse trionfo, davanti a tutti, il martirio dell’apostolo. Pertanto, non molto tempo dopo, un sicario mandato da Irtaco colpì di spalle l’apostolo che pregava a mani tese, e così con un colpo di spada lo rese martire di Cristo». Da questa narrazione – cui si ispirò anche Girolamo Muziano per il suo Martirio di san Matteo nella chiesa romana di Aracoeli (1586-1589) e al quale peraltro Caravaggio si rifà secondo alcuni studi comparativi – risultano chiaramente spiegati i personaggi principali, i quali però sono rappresentati «faccia a faccia»: infatti il sicario non è raffigurato nell’atto di colpire alle spalle, ma è posto frontalmente all’apostolo, il quale è sdraiato a terra18. Con un po’ di sforzo interpretativo, la fonte consente di identificare anche i personaggi minori. Infatti, i due gruppetti in alto
a sinistra potrebbero essere i fedeli che, saputo dell’assassinio, si precipitano a dar fuoco al palazzo del re Irtaco. I due personaggi posti dietro (uno dei quali è ritenuto autoritratto di Caravaggio19) hanno un abbigliamento che li fa forse identificare con i monaci e i diaconi che a stento riescono a sedare il linciaggio del re20; il giovanetto sulla destra che fugge spaventato probabilmente è colui che dà l’allarme, e la sua capigliatura e il suo vestiario lo fanno identificare con il chierico che aveva appena servito messa con san Matteo. Infine i personaggi in perizoma in basso al centro e a destra del dipinto sono forse dgli storpi (Treffers li definisce "pauperes"21), che san Matteo guarisce e di cui Caravaggio fornirà un’immagine analoga nelle Sette opere di misericordia (ricordiamo peraltro che al Vangelo di san Matteo sono attribuiti tradizionalmente dei poteri di guarigione del corpo e dell’anima, come spiega lo stesso Jacopo da Varazze). Analogamente la strana architettura costituita da gradini, in basso nel quadro, potrebbe essere l’immagine della piscina probativa di Gerusalemme ai margini della quale gli storpi aspettavano la guarigione al muoversi delle acque al passaggio dell’angelo. Oppure potrebbe essere un fonte battesimale all’antica, per immersione completa22. Oppure potrebbero far riferimento a un altro passo della Legenda aurea. «Agostino [ … ] dice che Matteo ci riporta quaranta generazioni ascendenti di Cristo: dunque il Signore discende a noi attraverso quaranta gradini che noi dobbiamo ripercorrere per salire a lui»23.

La complessità del Martirio può essere sciolta mediante la chiave del riutilizzo personale dei segni classici condotto da Caravaggio nei confronti del Buonarroti. E ancora una volta è chiarificatore un elemento linguistico a cui Caravaggio già aveva attinto nella Vocazione il corpo di Adamo della volta Sistina. Infatti il sicario mandato dal re Irtaco a uccidere san Matteo è stato rappresentato da Caravaggio trasformando l’Adamo di Michelangelo: più precisamente mettendolo in piedi. Dunque quel corpo che giaceva sdraiato, appena creato, in una primordiale presa di coscienza di sé, è uscito dal Paradiso, si è eretto sulle gambe con tracotanza, letteralmente "

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