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Papa Francesco e Caravaggio: “le sue tele mi parlano”

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Rodolfo Papa - pubblicato il 23/09/13


8. Il segno michelangiolesco è dunque assunto in un contesto nuovo, dai significati teologici molteplici: si tratta forse di una sottolineatura della biblica immagine e somiglianza tra Dio creatore e uomo creato? Oppure è un riferimento alla natura umana di Cristo? Oppure ancora, un rimando tra la mano che crea e la mano che redime? O, risolutivamente, una letterale indicazione che Cristo è nuovo Adamo? Pittoricamente è un esempio di quel riutilizzo, dei segni e di quell’aggiungere significato che è l’ispirazione unitaria del ciclo e che nella tela del Martirio ha la più chiara esemplificazione. La tela centrale – che nella seconda versione è l’ultima a essere dipinta – rappresenta la scrittura del Vangelo: san Matteo è «mano di Dio per aver scritto il Vangelo»9. Il tema della scrittura del Vangelo, meglio noto come San Matteo e l’angelo, è stato realizzato da Caravaggio in due tele distinte; in entrambe ricorre l’immagine dell’angelo che, secondo un’iconografia consolidata, è l’attributo di questo evangelista.

La prima versione – rifiutata dalla committenza e peraltro andata distrutta durante la seconda guerra mondiale – rappresentava l’atto della scrittura mediante una vicinanza fisica strettissima tra il vecchio san Matteo e l’angelo che ne guidava letteralmente la mano analfabeta. Il rifiuto di questa opera è stato variamente motivato, innanzitutto sulla base della sua scarsa correttezza teologica. Treffers10 nota una compromettente somiglianza con l’immagine di Lutero «raffigurato come san Matteo scrivendo l’Evangelo» incisa sulla traduzione luterana del Nuovo Testamento stampata a Wittenberg nel 1530. Lavin aggiunge che il motivo della mano umana che scrive guidata da una mano angelica è ripreso da un’incisione raffigurante la beata Veronica Negroni (monaca agostiniana morta nel 1496), e che il volto del santo evangelista è sovrapponibile a quello tradizionalmente attribuito a Socrate11: dunque per più di una motivazione il dipinto si poneva in maniera problematica nella questione del rapporto tra "gratia infusa" e libero arbitrio a pericoloso detrimento di quest’ultimo12. La possibile lettura protestante della tela certo sarebbe andata a sovrapporsi in maniera inopportuna ai conflitti in corso: non bisogna dimenticare che tutta la situazione è ambientata a Roma, nell’epoca dell’applicazione della Riforma cattolica. Sovente è stata anche sottolineata la scorrettezza dell’immagine del santo con i piedi rozzamente in vista e le gambe scompostamente accavallate13. Più tradizionalmente, si ritiene che la prima tela fosse portatrice di un’allusione erotica e che per questo fosse stata respinta. In effetti anche questa ipotesi ha una sua validità, sostenibile collocando la tela dentro il ciclo e leggendola alla luce della Legenda aurea. Nel già citato capitolo dedicato a san Matteo, infatti, Jacopo da Varazze ricorda una triade di peccati – superbia, avarizia, lussuria – e propone come modelli di redenzione di tali peccati rispettivamente san Paolo per la superbia, lo stesso san Matteo per l’avarizia e Davide per la lussuria14. Ebbene la tela della Vocazione di san Matteo presenta proprio la redenzione dall’avarizia, quella del Martirio, vedremo, può essere letta all’insegna della superbia, la tela di San Matteo e l’angelo invece potrebbe proporre effettivamente la redenzione del peccato di lussuria: Lavin ha sottolineato che il san Matteo caravaggesco sta scrivendo in ebraico la genealogia di Cristo15 e in essa spicca il nome di David, ovvero proprio l’esempio di lussuria redenta. Nella seconda versione, invece, l’angelo è rappresentato mentre, dall’alto, computando sulle dita, detta a san Matteo che, di suo pugno, scrive. In questa tela la vicinanza fisica tra l’angelo e l’evangelista è sostituita da una separazione segnata dalla linea curva delle ali e delle vesti dell’angelo in volo. Ebbene proprio questa linea, che segna la differenza tra la dimensione umana e quella angelica, ripropone la linea curva del volo di cherubini che attorniano Dio nella volta sistina, evidenziando la dimensione trascendente del Creatore. Il segno michelangiolesco è anche qui utilizzato con pertinenza e indipendenza.

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papa francescosan matteo

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