Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Gino Bartali è Giusto tra le Nazioni

© DR
Condividi

Il campione morto nel 2000 è stato riconosciuto come “giusto” dallo Yad Vashem a Gerusalemme per il suo impegno per gli ebrei durante il fascismo

“Il bene si fa ma non si dice, se no che bene è?” così diceva Gino Bartali al figlio, ed è per questo che poco si sapeva dell'impegno del grande campione di ciclismo a favore della comunità ebraica, durante gli anni durissimi e bui, del fascismo. Bartali tra il 43 e il 44, durante l'occupazione nazifascista  di Firenze, collaborò con una rete di salvataggio messa in piedi dal rabbino Nathan Cassuto e dall’arcivescovo fiorentino Elia Angelo Dalla Costa permetteva a tanti ebrei di scappare verso la Francia o la Yugoslavia, fece da staffetta partigiana e nella canna della bicicletta nascondeva i documenti falsi per salvare gli ebrei in clandestinità.
 
Era un uomo di grandissima fede, Gino Bartali: anche Yad Vashem, nella descrizione che dà della sua opera, mette in luce come primo aspetto che era “cattolico devoto”. Fin da bambino legato all’Azione Cattolica, a 22 anni prese i voti da terziario carmelitano, «scelta che comportava una maggiore preghiera, ma anche una più grande propensione verso le opere di bene», ricorda Andrea. «Era legatissimo a Santa Teresa del Bambin Gesù, anche lei carmelitana: quando anni dopo costruì la nostra casa si fece edificare all’interno una piccola cappellina dedicata a lei. Il cardinale Dalla Costa gli diede la possibilità di avere un altare consacrato per dire le messe: quando andava in chiesa, talvolta capitava che i fedeli erano più attenti a lui che al rito, e la cosa non gli piaceva. Allora rimaneva nella cappella: si metteva lì a dire le preghiere e ogni tanto ci faceva dire le messe». (Tempi, 23 settembre).
 
Così il figlio del campione, Andrea Bartali: “E’ una cosa magnifica , aspettavamo questa notizia già da qualche tempo, soprattutto dopo che un mese fa hanno fatto giusto tra le nazioni il cardinale Elia Dalla Costa”, ha spiegato. “Saperlo proprio oggi quando qui a Firenze sono iniziati i Mondiali di ciclismo ha un significato enorme”, ha detto ancora il figlio di Bartali. La famiglia del campione era stata invitata già nelle settimane scorse a Gerusalemme dal governo israeliano per il mese di ottobre quando si terrà una gara di ciclismo intitolata a Gino Bartali. La decisione dello Yad Vashem di dichiarare Gino Bartali ‘Giusto tra le Nazioni’ “è una scelta che commuove Firenze, è il più bel regalo alla città ed il modo più serio di dare un senso ai Mondiali di ciclismo”, così il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha commentato la notizia. Proprio l’11 agosto scorso, in occasione delle celebrazioni della Liberazione di Firenze, Renzi, con il rabbino del capoluogo toscano Joseph Levi, aveva auspicato il pronunciamento sul campione. “Il ciclismo in Toscana è un’esperienza di vita e ha formato uomini, oltre che campioni, come Bartali che rischiava la pelle per salvare gli ebrei”, ha detto il sindaco di Firenze. “Abbiamo voluto qui i mondiali pensando a figure come lui, perché rende esplicito che non sono solo una competizione sportiva ma per Firenze l’occasione di affermare la propria identità di valori“, ha sostenuto Renzi. (Il Fatto Quotidiano, 23 settembre).
 
Bartali fu un grandissimo campione con oltre 200 vittorie e tra tre volte il Giro d'Italia e due volte il Tour de France.
 
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni