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Come ho conosciuto e amato Don Giussani

© Archivio CL / F.B

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 20/09/13


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Poi ci sono state altre campagne, sempre con l’impegno dei giovani di Cl, con risonanza in campo nazionale. Quella per la fame nel mondo,  per la pace in Libano e i cristiani profughi dai paesi del Medio Oriente. La Conferenza episcopale italiana è intervenuta appoggiando la campagna per accogliere i profughi da Vietnam e Cambogia, impegnando parrocchie e la Caritas, il governo italiano è intervenuto mandando tre navi militari a ricuperare i profughi nei mari attorno al Vietnam. Ne portarono in Italia circa 3.000, tutti adottati, attraverso la Caritas, da parrocchie e famiglie. Andreotti riceve a Palazzo Chigi padre Girardi e padre Gheddo ringraziando per quella campagna di opinione pubblica e ci dice: “Avete fatto un’operazione opportuna e coraggiosa”, perché negli anni 1978-1980, proclamare ai quattro venti che i due popoli fuggivano da Vietnam e Cambogia dopo la “liberazione” portata dai Vietcong e dai Khmer rossi, si veniva bollati, come minimo, da provocatori “finanziati dalla Cia”.

Com’è ampiamente documentato in questa biografia di don Giussani, scritta con grande rigore documentale da Alberto Savorana,  l’entrata in campo di Cl ha suscitato stupore e avversione nei mass media e in una parte dell’opinione pubblica italiana, anche cattolica. La nascita e i primi passi di Comunione e Liberazione sono stati pesantemente segnati da questa marginalizzazione e demonizzazione di cui erano vittime tutti quelli che reagivano al predominio culturale delle ideologie sessantottine, imposto anche con la violenza. Quante volte, soprattutto nelle Università e assemblee scolastiche, i giovani ciellini erano impediti di parlare, fischiati, minacciati e anche scacciati a spintoni e pugni; oppure attesi fuori da gruppetti dei cosiddetti “picchiatori” del “servizio d’ordine”… Sto descrivendo uno scenario truce che non era certo esperienza quotidiana, ma succedeva troppo spesso, perché anche noi missionari del Pime di via Mosè Bianchi non ne fossimo coinvolti10.

In quegli anni padre Girardi organizzava incontri culturali mensili su tutti i temi di bruciante attualità che riguardavano il Vangelo, la Chiesa, le missioni, i cristiani perseguitati. La “Sala rossa” con 200 posti a sedere (oggi intitolata “Sala Girardi”) si riempiva perché padre Giacomo invitava testimoni, vescovi, teologi e letterati contro-corrente che facevano notizia. Quando alla sera si tenevano queste conferenze, sulla via Mosè Bianchi stazionavano sempre due auto della Polizia e a volte, un poliziotto e una poliziotta controllavano chi entrava nel Centro, per eventuali perquisizioni delle borse e dei tipi sospetti.

Nel 1984 padre  Girardi è stato eletto superiore regionale del Pime a Milano e io mi sono impegnato a fondo per la biografia del Beato Giovanni Mazzucconi e poi per quella del dott. Marcello Candia, scomparso il 31 agosto 1983, e la sua Causa di beatificazione, pur mantenendo la direzione della stampa Pime a Milano. Praticamente ho perso di vista l’evoluzione di Comunione e Liberazione, anche perché dal 1986 è nata da “Mondo e Missione” l’agenzia “Asia News”11 e poi sono stato chiamato a Roma per l’Ufficio storico del Pime (nel 1994-2010).

Quando il 24 febbraio 1998 è morto padre Girardi, don Giussani ha mandato al Pime questo espressivo biglietto di condoglianze: “Comunione e Liberazione accompagna nella preghiera alla dimora del Padre il padre Giacomo Girardi. Il suo cuore, appassionatamente missionario ed ecumenico, nell’assoluta fedeltà al Papa e obbedienza ai Superiori, ha sempre colto e amato quello che di nuovo e autentico nasceva nella Chiesa in forza dello Spirito di Cristo. Vero amico e maestro, per anni ha ospitato con grande cordialità il nostri movimento, accompagnandone l’iniziale diffusione nel mondo sempre indicando Cristo come scopo di ogni impegno missionario”.

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Tags:
comunione e liberazionereligione
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