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Come ho conosciuto e amato Don Giussani

© Archivio CL / F.B

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 20/09/13

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Era inevitabile che il Pime si incontrasse ancora con don Giussani e i suoi pupilli. Nel 1973 a Milano, l’Istituto missionario stava terminando la costruzione del secondo Centro missionario di via Mosè Bianchi (accanto al primo nato nel 1963). Don Gius non aveva ancora una sede per il suo movimento e faceva difficoltà per trovare spazio nelle strutture diocesane e di ordini religiosi. In quel marzo 1973 ritorna da Hong Kong dov’era stato come missionario, padre Giacomo Girardi come direttore del Centro Pime. Era un grande comunicatore dell’ideale missionario8 e apre subito le porte a Cl, che riceve in comodato tutto il terzo piano del nuovo edificio (18 locali abitabili, circa 600 mq), con la possibilità di utilizzo del parcheggio interno, del teatro (780 posti a sedere) e di sale per lezioni e conferenze (la “Sala rossa” con 200 posti). La presenza di don Giussani e della direzione di Cl nel Centro missionario Pime dura vent’anni (1973 – 1993).

Sono i vent’anni nei quali ho conosciuto meglio don Giussani, non solo per la vicinanza fisica (eravamo nello stesso Centro missionario), ma perché sono rimasto coinvolto; anzi, siamo rimasti coinvolti, noi del Centro Pime, in numerose attività del movimento, come loro aiutavano il nostro Centro di animazione missionaria in altre iniziative. Cl era alle prime armi come organizzazione di manifestazioni pubbliche, ha aderito volentieri all’invito di padre Girardi che nell’ottobre 1973 organizza a Milano la prima "Veglia missionaria" alla vigilia della “Giornata missionaria mondiale”, iniziativa che poi si è diffusa ed è ancora uno dei punti fermi per molte diocesi italiane e non solo. 

Era un gesto coraggioso in un tempo in cui la città era occupata dai "
contestatori"
, specialmente al sabato pomeriggio e sera. Padre Giacomo Girardi invita Madre Teresa di Calcutta  come personaggio di garanzia, con lei ottiene alla manifestazione il consenso del card. Colombo, del sindaco di Milano (Aniasi, se ben ricordo), delle forze dell’ordine pubblico. Allora, nessuno osava manifestare in centro città al sabato sera: molti si chiudevano in casa. Con la Madre di Calcutta in testa alla processione, da una chiesa del centro città al Duomo dove ci attendeva il card. Colombo, tutto andò bene.

Poi sono venute le altre “Veglie missionarie” di ottobre e Girardi, che le organizzava per l’Ufficio missionario diocesano9, le preparava per mesi distribuendo i compiti alle varie associazioni cattoliche della diocesi, Azione cattolica, Scout, Focolarini, Fom (Federazione oratori milanesi), ecc. Ma la forza lavoro più numerosa erano sempre i giovani ciellini, anche perché la sede della Veglia era nello stesso Centro che ospitava don Giussani e la direzione del movimento. Erano tempi difficili per la presenza cristiana nella società. Giussani sostenne con entusiasmo le veglie missionarie organizzate a Milano. Memorabile  la Veglia dell’ottobre 1975, dal Castello Sforzesco al Duomo di Milano, con circa 100.000 giovani che dopo aver ascoltato i missionari “testimoni” (fra i quali il servo di Dio dott. Marcello Candia) nella Piazza davanti al Castello, nella lunga serata di digiuno sfilavano per la centrale Via Dante verso il Duomo pregando e cantando inni sacri, sotto gli striscioni delle Beatitudini di Gesù: “Beati i poveri di spirito… Beati i miti… Beati quelli che piangono… Beati i perseguitati per la giustizia… Beati gli operatori di pace….Beati i puri di cuore….”. Proprio quella Via Dante che al sabato sera era solcata dai gruppi di contestatori sessantottini che con un punteruolo rigavano le auto, tagliavano le gomme, imbrattavano i muri, disselciavano la strada per lanciare blocchetti di pietra contro le vetrine dei negozi e i poliziotti, che rispondevano con manganelli e gas lacrimogeni.   

Il giorno dopo Il Corriere della Sera dedicava all’insolito avvenimento una pagina con testo, foto e il titolo: “Dunque, i  cattolici ci sono ancora!”. Quegli otto grandi striscioni davvero rivoluzionari rimasero a svolazzare su Via Dante per circa un mese! Uno spettacolo eccezionale che suscitava applausi e proteste. Si diceva che i Vigili avevano troppo lavoro per toglierli, invece padre Giacomo aveva invitato a cena il loro capo e l’aveva convinto a lasciarli là il più a lungo possibile!
E ancora, il 22 aprile 1977 quando nello Stadio di San Siro (in prossimità del referendum sull’aborto!) si svolge la Festa per la Vita, con lo Stadio strapieno di 80.000 giovani, sul campo 18 vescovi delle 10 diocesi lombarde e missionari, più di duecento preti concelebranti, due bande musicali e Madre Teresa tiene il suo discorso sulla vita e poi, dopo la Messa, ancora risponde alle domande di una dozzina di studenti, preparati in precedenza. La madre era ospite del Pime e delle Missionarie dell’Immacolata. La prima volta che è venuta al Centro, ha visto la targa di “Comunione e Liberazione” e le diciamo che quel movimento è nostro ospite. Madre Teresa chiede: "Liberazione da che cosa?". "Dal peccato", risponde prontamente il missionario che l’accompagna. "Allora va bene – commenta la Madre – questa è l’unica liberazione che conta!".

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Tags:
comunione e liberazionereligione
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