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Come ho conosciuto e amato Don Giussani

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La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 20/09/13

Paolo VI, applaudito e osannato per l’enciclica “Populorum Progressio” (1967, della quale si dava una lettura parziale e strumentale), veniva condannato e deriso l’anno dopo per la “Humanae Vitae” (1968) che oggi risulta un’enciclica profetica. Ma allora, anche non pochi teologi, moralisti e pensatori cattolici, in riviste e convegni ecclesiali, dicevano e scrivevano che il Papa non capiva le esigenze del mondo moderno, era un debole (“il Papa tentenna”), succube della Curia romana. Si proclamava come verità “scientifica” che il mondo scoppia perché ci sono troppi bambini. Oggi, mezzo secolo dopo il trionfo di quei falsi profeti, siamo a questo punto: secondo l’Onu il mondo invecchia e regredisce anche economicamente perché un’ottantina di paesi registrano ogni anno più morti che nascite! Mancano i giovani, manca la spinta, l’entusiasmo, la fantasia e il coraggio dei giovani! Noi italiani diminuiamo di circa 100.000 e più all’anno, che è più o meno la cifra degli aborti legali! Nel popolo italiano, le morti superano le nascite e veniamo rimpiazzati dai lavoratori stranieri, in buona parte musulmani.

Il Sessantotto era un mix di laicismo, individualismo, marxismo, radicalismo, marcusianesimo3; una crisi dell’Occidente cristiano che sperimentava il “boom” economico ma con troppe ingiustizie e contraddizioni, una crisi culturale che voleva cambiamenti radicali. Il cristianesimo, in duemila anni, non aveva creato il “mondo migliore”, si voleva ripartire da zero e il marxismo sembrava la ricetta migliore, perché “scientifica”. Si diceva che i contestatori sessantottini “non sanno cosa vogliono, ma lo vogliono tutto e subito”. Nelle Università e nelle scuole si viveva nell’attesa delle “assemblee studentesche” (o delle “occupazioni”), dove  prevaleva “il pensiero unico”: chi diceva o proponeva qualcosa di diverso veniva fischiato, minacciato, a volte picchiato. Di per sé i contestatori un ideale ce l’avevano, ma non sapevano come realizzarlo. Volevano un “uomo nuovo”, una “società giusta”, la “pace nel mondo”. Ma non capivano che l’uomo nuovo, il mondo nuovo e la pace nel mondo sono possibili, ma solo a partire da Gesù Cristo. E intanto, prima di costruire qualcosa di positivo, incominciavano a distruggere quel che già esisteva, ad esempio la scuola italiana (statale), che non si è mai più ripresa!

Il Sessantotto è stato complessivamente un tempo molto negativo per la scuola, la famiglia, la politica, la società italiana, la Chiesa; soprattutto per lo “spirit
o” del popolo italiano, che non è più ottimista e pieno di speranze come prima, ma siamo precipitati in un pessimismo che taglia le gambe ad ogni tentativo di ripresa. Come vengono educati i giovani da questa generale decadenza e da questo globale pessimismo del nostro popolo?

* * * * *

Nel Natale 1969, quando già infuriava il Sessantotto, Paolo VI metteva in guardia con parole forti, ancora una volta inutilmente “profetiche”: “Anche i più nobili e grandi valori, disgiunti da Cristo, diventano facilmente  disvalori”. Ma nessun gruppo di “contestatori”, nemmeno quelli cattolici e di associazioni cattoliche, aveva il coraggio di proclamare forte e chiaro che l’”uomo nuovo”, il “Liberatore di tutti gli uomini e  di tutti i popoli” c’è già. E’ il Figlio di Dio Gesù Cristo, bisogna conoscerlo, amarlo, imitarlo, seguirlo.

La Chiesa italiana (presa nel suo assieme) e le associazioni cattoliche tradizionali, erano passive, impotenti e quasi soggiogate della cultura dominante, che avanzava come uno schiacciasassi, azzerando ogni velleità di contrastare il suo dominio che, in genere, si estendeva anche ai mass media, alle scuole,  agli “intellettuali” e formava una mentalità e cultura comune. Ricordo che una parte non piccola del mondo cattolico aveva sposato l’ideologia sessantottina

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Tags:
comunione e liberazionereligione
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