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Come ho conosciuto e amato Don Giussani

© Archivio CL / F.B

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 20/09/13

Ma andare oggi in Asia presenta tante gravi difficoltà che non ci sono in Africa e in America Latina (lingue, governi, religioni antiche che stanno rinascendo, leggi contro le conversioni al cristianesimo, persecuzioni….). In Giappone la difficoltà massima è la lingua e la cultura. Siamo all’opposto del nostro Occidente cristiano, con pochissime conversioni. I nostri missionari del Pime in Giappone dicono che per capirci qualcosa e poter parlare, devono trascorrere almeno 3-4 anni di piena immersione (full immersion) nella lingua, cultura e mentalità giapponese.

Mi ha stupito che don Giussani, viste le difficoltà che incontrava il Pime, che aveva 120 anni di esperienza fra i non cristiani in Asia, insistesse sull’andare in Giappone. Ma lui, che senza dubbio era un realista, però per quella sua grande fede che sposta le montagne, era anche un visionario, un profeta. Amava le sfide radicali. Infatti Cl è andata in Giappone e poi in Siberia e nei paesi dell’ex-impero sovietico dove nei 5-6 mesi invernali il termometro è a 20-30 sotto zero e i centri abitati sono a grandi distanze l’uno dell’altro!

Ho chiesto a padre Bernardo Cervellera: “Come spieghi in una battuta, il successo di Comunione e Liberazione” fra i giovani?”. Risponde: “Dipende dal fatto che l’educazione dei giovani viene dalla testimonianza di cristiani adulti che non hanno una fede timida, ma sanno che non c’è nessun’altra cosa al mondo se non Gesù Cristo, cioè la fede “senza se e senza ma”; inoltre, la fede è presentata come risposta radicale alle esigenze dell’uomo. L’uomo alla fine ha bisogno dell’amore e della verità di Gesù Cristo. E’ l’annunzio chiaro e senza peli sulla lingua e questo è affermato non in modo integralista o sentimentale o impositivo, ma in modo ragionevole ed esperienziale. La ragione lo capisce: la vita insegna a tutti che non c’è nient’altro e che le ideologie non salvano l’uomo. “Perché il successo formativo di Cl? Perché tanto mondo cristiano oggi parla della fede in modo relativo: prima vengono tutti gli altri problemi, economia, politica, scienza, cultura, sport, divertimenti, poi in fondo, in modo quasi optional, c’è anche la fede e la vita cristiana”.

NOTE

  1. In quei tempi pre-conciliari collaboravo al settimanale dell’A.C. “Noi uomini”, che aveva circa 600.000 copie!  L’esperienza di don Giussani a Milano era stata segnalata e seguita. Anch’io venivo dall’Azione cattolica, come mamma Rosetta e papà Giovanni e i miei fratelli.
  2. Chi ha sdoganato il termine è stato Giovanni Paolo II che nel suo primo viaggio internazionale a Puebla (Messico), nel gennaio 1979, ha più volte citato la “Dottrina sociale della Chiesa”. Erano anni che non se ne parlava più!
  3. Il filosofo Marcuse teorizzava la “tabula rasa del “mondo vecchio” per costruire il “mondo nuovo”. Era l’ideologia della “Rivoluzione culturale” di Mao Tze Tung  (1966-1976), realizzata pienamente dai Khmer Rossi in Cambogia!
  4. Due esempi. Dopo le elezioni politiche del 1975, quando il Partito comunista quasi superò la DC (e se vinceva avrebbe dovuto formare il governo portando l’Italia oltre la Cortina di ferro!), il vescovo di una piccola diocesi del Piemonte mi invita a parlare in cattedrale, in seminario e in una conferenza nel centro culturale. A cena mi dice: “Mi spiace dirlo, ma penso che il 70-75% dei miei preti sotto i 50 anni abbiano votato per il PCI o per Rifondazione comunista”. In un seminario maggiore dell’Emilia, alle pareti della sala lettura c’erano, oltre al Crocifisso e le due foto del Papa e del vescovo, manifesti sulla Rivoluzione culturale di Mao tze tung, il “Vietnam libero”, Che Guevara e Fidel Castro, le “guerriglie di liberazione” in Africa. Dico al rettore perché permette questa esaltazione del comunismo e mi risponde: “Caro padre, sono giovani, bisogna lasciarli fare, matureranno anche loro”.
  5. Si veda: Roberto Beretta, “Il lungo autunno – Controstoria del Sessantotto cattolico”, Rizzoli 1998. pagg. 250; Piero Gheddo, “Il vescovo partigiano – Aristide Pirovano (1915-1997)”, Emi 2007, alle pagg. 126-143 come venne testimoniato il “Sessantotto cattolico” da Giorgio La Pira ed Ernesto Olivero col suo “Sermig” (Servizio missionario giovani) e il suo “Arsenale della Pace” a Torino.
  6. Che però verso la fine del suo pontificato, non parlava più di “dialogo”. Nella “Evangelii Nuntiandi” (1975), mirabile sintesi di perchè e come la Chiesa evangelizza, Paolo VI non parla più del “dialogo”, il termine stesso non c’è più. L’ha sdoganato Giovanni Paolo II che ha parlato del “dialogo della vita”, cristiani e non cristiani vivono assieme da fratelli, con la testimonianza della propria fede e lo scambio dei suoi valori.
  7. Interessanti le lettere di Giussani al card. Colombo e di Colombo a Giussani negli anni settanta, riportate dalla Biografia di Alberto Savorana. Le prime, quando CL non era accettata in diocesi e don Gius non capiva perché e poi, nella secondo metà degli anni ‘70, quando l’arcivescovo di Milano chiedeva a Giussani di mandare i suoi giovani a studiare giornalismo, filosofia, storia, per poter incrementare la presenza cristiana nei giornali e nelle Università.
  8. Un opuscolo post mortem sulla sua vita, porta il titolo: “Giacomo Girardi, il centravanti della missione” perché faceva i goal, cioè suscitava e portava a casa molte vocazioni sacerdotali, per i fratelli missionari del Pime e le Missionarie dell’Immacolata (le suore del Pime).
  9. La Veglia della Giornata missionaria mondiale, come la concepiva e organizzava padre Giacomo Girardi, portava all’Ufficio missionario diocesano, tra l’altro, molti soldi. Perché i giovani delle varie associazioni e movimenti (compresi non pochi di CL) alla domenica andavano allo Stadio San Siro e nei caselli delle Autostrade di Milano (due a due o tre a tre), portando un cartello con una scritta e una grande foto della Gmm, i cestini e i sacchi per raccogliere le offerte. Sono andato una volta allo Stadio San Siro. Nell’intervallo fra i due tempi di gioco, ho parlato dalla cabina di regia dello stadio, spiegando chi erano quei giovani e ragazze con la fascia al braccio della Gmm e perché e per chi chiedevano una offerta. Naturalmente ci volevano tutti i permessi delle autorità e padre Giacomo li otteneva mantenendo buoni rapporti con tutti e poi invitandoli a cena, in una saletta riservata del ristorante toscano che c’è vicino al Pime.
  10. Ho sperimentato anch’io in quegli anni cosa vuol dire essere fischiato in centri culturali, sale comunali e anche parrocchiali, specialmente quando parlavo della situazione in Vietnam e Cambogia, pur dicendo solo quello che avevo visto e sentito da vescovi  e dalle Chiese locali. Una volta uscendo da un Teatro a Torino mi sono trovato il tubetto della benzina della 500 tagliato: rischiavo di saltare in aria! Un’altra volta, sopra l’ingresso della sala comunale a Crema (Cremona) c’era un grande cartello: “Gheddo fascista, questa sera non parlerai”. Nel corso della conferenza un nutrito gruppo di contestatori urlavano ritmicamente: Ghe-ddo-fasci-sta! Ghe-ddo-fascista!… Tafferugli e risse. Al termine, alcuni della DC che mi avevano invitato mi hanno accompagnato due sulla mia 500 e due con un’altra auto a fare da battistrada, fin verso l’ingresso di Milano, per timore che mi aspettassero per strada. Racconto questi episodi, che però erano abbastanza frequenti, per dare l’idea dell’atmosfera che si respirava a quei  tempi.
  11. Inizialmente su carta e dal 2003 ripresa a Roma da padre Bernardo Cervellera, che mettendola on line nel suo sito Internet, l’ha resa agenzia sulle notizie dall’Asia a livello mondiale (ha circa 12-13.000 contatti al giorno!), con particolare influsso nella Cina attuale. E’ infatti pubblicata in italiano, inglese e cinese e non si sono ancora reperiti i fondi per fare l’edizione araba, richiesta da numerosi vescovi e Chiese del  Medio Oriente.
  12. Ho pubblicato i due Manifesti nel volume: Piero Gheddo – Roberto Beretta, “Davide e Golia – I cattolici e la sfida della globalizzazione”, San Paolo 2001, pagg. 234.
  13. Gli slogan dei No Global a Genova erano questi: “Loro sono poveri perchè noi siamo ricchi”; “Il 20% degli uomini possiedono l’80% delle ricchezze del mondo, all’80% rimane solo il 20%” (invece di “possiedono”, bisognava dire “producono”); non più “popoli poveri”, ma “popoli impoveriti” (prima dell’incontro con l’Occidente, l’Africa nera era ricca, evoluta, sviluppata, si leggeva in un testo per le scuole stampato da una editrice cattolica)…
  14. Nella “Redemptoris Missio” (1990), l’enciclica missionaria di Giovanni Paolo II, si legge (nn. 58-59): “Lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi. E’ l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica. La Chiesa educa le coscienze rivelando ai popoli quel Dio che cercano, ma non conoscono, la grandezza dell’uomo creato ad immagine di Dio e da lui amato, l’eguaglianza di tutti gli uomini come figli di Dio, il dominio della natura creata a servizio dell’uomo, il dovere di impegnarsi per lo sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini…”.
  15. Sono stato uno dei primi firmatari e spiego perché. Avevo già letto il Manifesto e ai miei Superiori, che l’avevano firmato senza nemmeno leggerlo (“perché l’hanno firmato tutti gli Istituti missionari”), ho mandato una lettera nella quale si legge: “Cosa vanno a fare i missionari nel mondo non cristiano? Gli agitatori sociali? Le guide politiche? I tecnici dello sviluppo? Oppure portano il Vangelo di Gesù e la testimonianza della carità gratuita, che è il segno distintivo del cristianesimo: questo converte i cuori e le culture e causa anche sviluppo sociale ed economico!”.  E citavo la Redemptoris Missio di Giovanni Paolo II (n. 58-59): "Oggi i missionari, più che in passato, sono riconosciuti anche come promotori di sviluppo da governi ed esperti internazionali, i quali restano ammirati del fatto che si ottengano notevoli risultati con scarsi mezzi"; e aggiunge: "Col messaggio evangelico la Chiesa offre una forza liberante e fautrice di sviluppo proprio perchè porta alla conversione del cuore e delle mentalità, fa riconoscere la dignità di ciascuna persona, dispone alla solidarietà, all’impegno, al servizio dei fratelli". Se non diamo questa immagine del missionario (cioè se perdiamo la nostra identità di annunziare Cristo ai non cristiani), non lamentiamoci più che non abbiamo vocazioni.
  16. Da “Paolo VI segreto” di Jean Guitton.
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comunione e liberazionereligione
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